TROTSKY, ROSSELLI E LA “RIVOLUZIONE MEDITERRANEA”

 

TROTSKY, ROSSELLI E LA “RIVOLUZIONE MEDITERRANEA”

di Carlo Felici

Varie volte il pensiero e l’esempio di Carlo Rosselli sono stati utilizzati da una certa falsa sinistra per giustificare una sorta di distacco dal marxismo, oppure un riformismo di tipo liberale, molto annacquato e sostanzialmente collateralista rispetto alla deriva neoliberista in atto, con un modello a senso unico di globalizzazione che tende a sfruttare popoli e materie prime per puri fini di profitto.Lo fece Veltroni in Italia, ma ancor prima Craxi, e devo dire che tali tentativi di recupero del pensiero di Rosselli sono sempre stati piuttosto grossolani e strumentali. Il tutto rimase confinato nell’ambito di slogan, senza invece portare ad un serio approfondimento degli scritti di Carlo Rosselli che, purtroppo, non sono nemmeno stati ristampati frequentemente.
In particolare, è stato completamente messo in ombra sia il taglio rivoluzionario del contributo di Rosselli sia il forte legame che egli cercò di intraprendere con i movimenti internazionalisti, compreso quello bolscevico di Trotsky.
Non molti sanno che Rosselli incontrò personalmente il rivoluzionario bolscevico ed ebbe con lui un fruttuoso scambio di idee, che però non si tradusse in una prospettiva di ampio raggio, di collaborazione attiva ma che avrebbe potuto preludere, almeno in Spagna, ad una convergenza di azioni comuni.
Il tutto è documentato in un articolo-intervista di Carlo Rosselli uscito su Giustizia e Libertà a Parigi il 25 maggio 1934. Lo scritto è addirittura preceduto da una citazione dagli scritti giovanili dello stesso Trotsky in cui si dice: “La gioia più grande è quella della lotta per la grande causa della giustizia e della libertà”.
Rosselli volle quell’incontro per proporre al rivoluzionario sovietico una collaborazione alla rivista di GL, e nell’articolo trapela una chiara ammirazione nei suoi confronti, scrive Rosselli: “Vi fu mai nella storia esule più vittorioso? Una dopo l’altra si chiudono davanti a lui le frontiere, proletarie, borghesi. Le classi di governo sono prese da un immenso sgomento a ragione di quella vittoria che Trotsky porta seco, la rivoluzione d’Ottobre, onde il suo nome sarà ricordato nei secoli accanto a quello di Lenin. Né sorprende che la frontiera più arcigna sia quella della sua rivoluzione. L’eroe di ottobre è troppo dinamico, non c’è posto per lui in Russia nei periodi di quiete. E’ un genio da ammirarsi in segreto e a distanza, vicino è troppo incomodo e pericoloso..”
La conversazione tra i due non fu particolarmente lunga ma restò comunque significativa. Trotsky non escluse la sua collaborazione anche se conservò delle riserve pregiudiziali verso il movimento socialista rivoluzionario di Rosselli che gli ricordava la sua prima esperienza, poi superata, di social rivoluzionario a Nicolaieff. Gli disse Trotsky: “Credo di conoscervi e di essere abbastanza informato sul movimento Giustizia e Libertà, vi ho già incontrato più volte nella mia vita, nella lotta rivoluzionaria in Russia..” ma poi replicò seccamente: “Oggi siete feroci contro Mussolini e il fascismo, è naturale. Ma domani? Domani, quando tornerete in Italia e gli abissi tra le classi si spalancheranno, da che parte starete?”
Ma Rosselli gli si rivolse altrettanto duramente da vero rivoluzionario: “Crediamo di avere capito la lezione di Ottobre, la vostra lezione. Non attenderemo Costituenti. Non forniremo Kerenski. Gli obiettivi supremi li conquisteremo subito. Giustizia e Libertà è un movimento giovane, appena agli inizi, non potete imprigionarlo nelle formule ed esperienze del passato”
Trotsky allora quasi si persuase e replicò: “Finché il fascismo era un fatto che si svolgeva ai margini della vita europea, si poteva supporre che il popolo italiano si sarebbe sottratto alla legge comune. Ma dopo la Germania, una rivoluzione italiana non sfuggirà ai binari obbligati” e quindi, messo di fronte ai concreti fatti dell’azione antifascista, non si sottrasse alla possibilità, un giorno, di poter collaborare, però, da vecchio bolscevico non si fece molte illusione e concluse: “Ma domani, in pieno processo rivoluzionario, vi combatterò”. Egli infatti prevedeva una rottura netta tra borghesia e proletariato in Italia, insistendo sull’aut aut tra l’essere bolscevichi e leninisti o alleati della borghesia. Naturalmente Rosselli non ebbe difficoltà a replicare che in Italia il proletariato doveva necessariamente tener conto dei ceti medi e piccolo borghesi e che Trotsky stesso aveva sostenuto la tesi che dove la rivoluzione non segue il disastro militare è necessaria e inevitabile una lunga fase di transizione.
Il colloquio infine si chiuse per la necessità di Trotsky di adempiere ad altri impegni e l’impressione di Rosselli fu che il rivoluzionario russo fosse “prigioniero del suo passato, e della storia polemica con Stalin, col bolscevismo che lo ha saccheggiato rinnegandolo”
Pur tuttavia Rosselli torna ad ammirarlo chiudendo il suo articolo con queste parole: “Trotsky è la rivoluzione vittoriosa..e la limitazione [della sua opera] è piuttosto dovuta alla straordinaria forza di astrazione di un pensiero che si svolge nel suo intimo in modo così coerente e completo da non aver bisogno dei contributi altrui”..L’unico contributo di cui può avere bisogno uno come lui è quello di un popolo, conclude Rosselli, anche se dubita che questo popolo possa essere quello occidentale.
Perché ricordare oggi tutto questo?
Innanzitutto per sfatare una sorta di uso strumentale del pensiero di Rosselli in funzione pseudo liberale e antirivoluzionaria o contraria ad una vera e propria lotta di classe, di cui Rosselli, con Gobetti, lo ricorda esplicitamente in quel dialogo, voleva ardentemente essere partecipe. E poi anche per capire che oggi, la migliore attuazione del pensiero social rivoluzionario di Rosselli che, non dimentichiamocelo, intende il liberalismo come il cammino della lotta per la libertà dall’oppressione del capitalismo che impone la miseria ai lavoratori, è la creazione di un partito che sia coerente con quel che egli stesso scrisse pochi mesi prima di morire, in circostanze non ancora del tutto chiarite e che forse videro, proprio in funzione antisocialista e antitroskista, convergere gli sforzi congiunti dei servizi segreti fascisti e stalinisti.
Cosa scrisse Rosselli è noto e io lo ho più volte riportato nei miei precedenti interventi: “Probabilmente il Partito Comunista, così come è oggi è costituito e funziona, non può modificare i suoi caratteri essenziali. Ma un nuovo partito unito del proletariato nel quale i comunisti portassero le loro grandi virtù di organizzazione, di disciplina, di entusiasmo, di lavoro, e trovassero quella libertà intellettuale, quel fermento critico che loro difetta, consentirebbe non solo di superare su un piano di rinnovamento e di vita la scissione proletaria, ma di condurre con risolutezza e con frutto la nuova politica dai comunisti auspicata.”
Rosselli lo scrisse quasi come in un testamento, il 9 aprile 1937..solo due mesi prima di morire.
Questo oggi potrebbe essere tranquillamente il programma fondativo di un vero grande partito della sinistra solidamente ancorato all’Internazionale Socialista, questo inoltre è anche, credo, l’intento di ciò che i socialisti sparsi in tutte le contrade della sinistra possono e devono mettere in atto. I segnali incoraggianti di Vendola e Bertinotti vanno direttamente in questa direzione, e quindi non si può più considerare di poter arruolare Rosselli nelle file dei postcraxiani, se non facendo un grave torto alla sua memoria, e tanto meno in quelle dei cosiddetti socialiberali che intendono fare comunella con il costituendo grande centro.
Carlo Rosselli resta un grande rivoluzionario sostenitore, ieri come oggi, di una lotta di classe che attualmente è da intendersi in forma globale, esattamente come Trotsky intendeva dovesse svolgersi la sua “rivoluzione permanente”. Cambiano senza dubbio, nel contingente, gli strumenti per concretizzarla, perché non abbiamo un’armata rossa in cui arruolarci, ma un mondo in cui scegliere da che parte stare. O dalla parte degli speculatori che fanno crescere i prezzi delle derrate alimentati e lucrano oltre che sui prezzi del cibo e delle materie prime anche sui fattori eversivi che spingono i popoli a ribellarsi, oppure dalla parte di chi è in rivolta e coordina i suoi sforzi su scala globale, avendo ben chiaro in mente che una lotta comune, non può avere obiettivi meramente nazionalistici, ma mete convergenti condivise su scala planetaria.
Quindi, come anche Ferrero fa notare, non cediamo alle facili strumentalizzazione e alla paura delle invasioni dei popoli che si stanno rapidamente avvicinando alle condizioni di povertà in cui già, per altro, vivono masse sempre più vaste del mondo cosiddetto sviluppato, né alle lusinghe dell’armiamoci e partite, per missioni che non portano la pace, ma quel caos in cui si interviene (e che poi si consolida) solo per controllare le fonti dell’accumulazione del capitale. Quelle energetiche, applicando una feroce politica di “prescindenza”, anche a suon di bombe, verso popoli che sono considerati solo scenografia ingombrante nel teatro affaristico della globalizzazione a fini di profitto.
Ricordiamo la lezione del rivoluzionario Rosselli che intendeva la lotta per la giustizia e per la libertà come un dovere e una missione, anche e soprattutto rinnovando profondamente i valori e la prassi della sinistra italiana, superando di slancio quegli steccati ideologici e strumentali che spesso mascherano solo meschine forme di potere e di vassallaggio..
“Il compito di una società socialista non è di distruggere la concorrenza degli uomini e delle organizzazioni ma di renderla veramente effettiva e libera” affermava Carlo Rosselli.
Questo credo sia il senso mirabile dell’obiettivo del socialismo del XXI secolo, che lotta non solo contro l’oppressione e la miseria causata dalle guerre, dalle disuguaglianze e dalla marginalizzazione dei popoli che sono ritenuti oggetto di feroci politiche neocoloniali, ma anche per quella libera iniziativa necessaria contro gli oligopoli che guidano questa nuova forma di totalitarismo attraverso enormi speculazioni finanziarie e mediante l’annientamento delle piccole e medie aziende, annullando così sia la effettiva concorrenza che la creatività, ed imponendo la desertificazione della stessa libera iniziativa in nome di una ferrea dittatura che premia i ricchi e relega i poveri in interi stati ridotti a ghetti e discariche di massa.
Noi siamo oggi, in Italia, in bilico verso questo destino, dato che le discariche sono già qui e avanzano nelle nostre città come segno di degrado e oggetto di ricatto politico, e i nostri governi sono ridotti a “netturbini” delle direttive altrui. Non ci salveremo certo con una resa incondizionata a coloro che le riempiono oltre che di spazzatura, di corruzione, precarietà e residui di servizi fatiscenti, noi ci salveremo solo partecipando ad una lotta rivoluzionaria, al pari di chi già in quel mondo Mediterraneo, da sempre “nostrum”, si sta muovendo per cambiare seriamente il suo destino.

PS L’articolo-intervista di Rosselli si può trovare integralmente nel libro edito da Massari Editore della collana Contro Corrente, intitolato: Lev Trotsky “Scritti sull’Italia” introduzione e cura di Antonella Marazzi.

25 aprile 2011

dal sito http://www.legadeisocialisti.it/lds/

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