CAPITAN TEMPESTA o l’eroismo ante litteram

 

 
CAPITAN TEMPESTA
o l’eroismo ante litteramdi Nadia Augustoni

In tempi di letteratura e critica postcoloniale parlare di una poco conosciuta avventura scritta da Emilio Salgari potrebbe far sudare freddo alcune/i teorici, ma forse considerando che la letteratura per ragazzi non è mai del tutto presa sul serio passerà inosservata questa segnalazione di un libro di uno scrittore che trattò spesso tematiche di genere in modo ardito, ma ancora con una certa condiscendenza e folklore le culture altre. (1)
Capitan Tempesta (Edizioni Mursia, Collana Salgariana, 1993, euro 12,00) pubblicato per la prima volta nel 1905, non ebbe quasi seguito al contrario di altri fortunati romanzi per ragazzi dello stesso Salgari che il tempo confermerà come un autore di avventure legate a scenari esotici. Mi capitò di leggere Capitan Tempesta a 10 anni, prendendo il volume in prestito nella biblioteca del piccolo paese dove si era trasferita la mia famiglia. In quella discreta biblioteca (nel Bergamasco c’è una tradizione di biblioteche molto ben organizzate) trovai una collana salgariana per ragazzi dalle copertine vivacissime e la lessi tutta. Capitan Tempesta fu una delle ultime letture di Salgari, ma che smacco, era una vera scoperta, probabilmente non sbaglio a pensare che per le generazioni dopo la mia lo stesso impatto l’ha avuto Lady Oscar.
Le vicissitudini di Eleonora, duchessa D’Eboli e migliore lama dell’armata crociata che difende i bastioni di Famagosta dagli assalti degli infedeli, si snodano fin dalle prime pagine con un ritmo incalzante. Eleonora/Capitan Tempesta in abiti maschili è il giovane cavaliere dal braccio duro e inflessibile che guida i suoi uomini nella difesa della città assediata e che comincia ad essere un mito per chi le è sottoposto. Tutti, con l’eccezione del suo luogotenente e di un servo arabo, ignorano la sua identità. È lì con un compito: salvare il marito prigioniero.
Smascherata da un ufficiale polacco che insinua che il bel giovane sia una donna accetta la sfida a duello.

 
Dovrà dimostrare il proprio valore scendendo in campo contro Il Leone di Damasco (2) e mentre il polacco primo sfidante del cavaliere musulmano perderà il duello e abiurerà la propria fede cattolica, lei/lui vincerà sul campo rifiutandosi anche di uccidere l’avversario ormai impotente. A sua volta ferita gravemente nelle fasi finali dell’assedio verrà aiutata nella fuga dallo stesso avversario che aveva sconfitto.
Le informazioni in suo possesso la portano alla fortezza dove il marito è prigioniero. Si farà passare per un giovane mussulmano che combatte contro i cristiani e in tale veste farà innamorare la bella e terribile Haradja, nipote di Ali Pascià. Scapperà poi con il marito tentando di arrivare in un porto amico con una nave il cui equipaggio è di ex prigionieri di Haradja. Tradita dall’arrivo del polacco rinnegato finirà prigioniera dello stesso, vedrà morire il marito appena salvato e un colpo di scena la porterà ad essere salvata dal solito Leone di Damasco che per lei rinnegherà fede e vita e si imbarcherà per l’Italia.
L’originalità di Emilio Salgari in questo romanzo d’avventure è che senza forse rendersene conto (ma quanto, visto che il movimento suffragista era molto attivo all’epoca e le viaggiatrici in abiti maschili erano più d’una e piuttosto note?) ribalta molti stereotipi di genere, lascia che la sua eroina/eroe entri ed esca dai canoni di sesso/genere fino a sfiorare un accenno di erotismo con Haradja che la crede assolutamente uomo. Nello stesso tempo se Capitan Tempesta combatte gli infedeli lo fa senza odio, riconosce il loro valore e la loro umanità e vede chiaramente come di eroi ve ne siano in entrambi gli schieramenti e come vi siano i vili.
È Salgari, scrittore di sole avventure, che descrive la vita di Haradja e delle donne nell’Islam come un tormento e una prigione. Non che le nostre stessero meglio, ma qui ci interessa sottolineare come lo scrittore metta in rilievo che il togliere a queste donne ogni ambito d’azione e sviluppo della personalità le porti poi per riflesso ad assumere un lato inutilmente crudele con se stesse e con gli altri.
 
Yolanda la figlia del Corsaro Nero (3) è un’altra eroina di Salgari che smuove i confini di genere. Li smuove molto meno, ovvio, anche perché non c’è passing nel suo caso, ma anche lei lascerà una traccia profonda nella letteratura per ragazzi e ci informa che l’interesse per le donne forti non è casuale in Salgari e che nei limiti imposti dall’epoca in cui scriveva seppe comunque ritagliare alle sue personagge una loro autonomia, una storia e un carattere.
Le tinte caratteriali forti sono del resto un’impronta salgariana irrinunciabile per l’autore. Uomo sfortunato e scrittore pagato malissimo, oberato dai debiti e sfruttato da abili editori si toglierà la vita il 25 aprile 1911. Le sue opere troveranno una collocazione più che dignitosa con il tempo e continuano ad affascinare ragazze, ragazzi e adulti. Lo si potrebbe leggere all’infinito.
____________________________________________________________NOTE 

1 Emilio Salgari alterna uno schema di colonialismo classico nel suo sguardo su culture altre a momenti di slancio liberatorio in cui pare librarsi sopra gli stereotipi d’ogni genere. Un’analisi completa non mi è qui possibile.

2 Il Leone di Damasco divenne il seguito di Capitan Tempesta, Edizioni Mursia collana Salgariana. In questo secondo volume (poi la serie si interruppe) Eleonora/Capitan Tempesta è riportata a una dimensione più convenzionale.

3 Yolanda la Figlia del Corsaro Nero, Edizioni Mursia, Collana Salgariana.
 
dal sito http://www.arivista.org/

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