PERCHE’ OCCORRE FERMARE LA VIVISEZIONE

 

 

PERCHE’ OCCORRE FERMARE LA VIVISEZIONE
di Marco Piracci

La lotta alla vivisezione sugli animali iniziò molti anni fa, sulle ali di orribili immagini, di angosciose testimonianze, di raccapriccianti filmati in cui le più atroci e inimmaginabili sevizie erano documentate e illustrate. Da qui l’inizio delle proteste, delle denuncie, delle lotte. Poi venne il celebre libro di Hans Ruesch
“Imperatrice nuda”, che accanto alla denuncia contro tali pratiche, spiegava come esse fossero oltretutto inutili se non addirittura dannose per l’uomo.
Oggi la vivisezione è chiamata “sperimentazione animale” o “ricerca in vivo”, ma rimane, secondo la definizione del dizionario, “vivisezione”, la quale è per estensione “qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l’esposizione a radiazioni, l’inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc.” [Dizionario De Mauro, ed. Paravia].
E’ questo che milioni di animali ogni anno nel mondo subiscono all’interno dei laboratori:
avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici compresi, induzione di malattie di ogni genere (cancro, sclerosi multipla, varie imitazioni dell’AIDS, malattie cardiovascolari, ecc.), esperimenti al cervello, esperimenti sul dolore, e molto altro.
Tutto questo è non solo senza alcuna necessità, ma anche senza alcuna utilità.
Spesso i sostenitori della vivisezione chiedono “Preferisci salvare un topo o un bambino?”, per colpire l’emotività delle persone che non sanno cosa sia la sperimentazione animale e quanto sia inutile. Ma la vivisezione, ammazza il topo e fa diventare una cavia l’uomo: è purtroppo questa la realtà.
I passi seguenti sono tratti dal libro “I diari di Michelle Rokke” (libro edito da Agireoraedizioni e consultabile interamente on-line all’indirizzo http://www.agireoraedizioni.org/materiali/rokke_diario.pdf).
Michelle Rokke è un’attivista che ha lavorato per alcune settimane come infiltrata in H.L.S. ( Huntingdon Life Sciences), un grosso laboratorio di vivisezione negli USA.

“Stephanie, Rachel, Lynn e Lisa a pranzo hanno fatto battute sul fatto che tutte le scimmie della colonia extra stanno morendo. Stephanie ha chiesto: “Terry non si spiega il perché ma non sa che le gabbie non vengono cambiate da quasi un anno a questa parte. Avete mai sentito parlare dei batteri?”.Se i committenti non si preoccupassero di poter perdere dei dati a causa della decomposizione dei tessuti dopo la morte, a molti animali non verrebbe fatta l’eutanasia.
Nelle attuali condizioni molti animali soffrono finché la ditta non riapre la mattina.
Questo primate ha dovuto subire quattro diverse amputazioni perché la ferita non stava guarendo e i punti continuavano a sfilarsi. Durante la riunione dei tecnici oggi Kathy ha annunciato che ieri ha visto che ogni singola scimmia della stanza 958 ha delle ferite – dalle fratture alla coda a dita quasi staccate – tutte causate da tecnici che le hanno maneggiate male durante gli esperimenti e le operazioni.”

E ancora:

“Ho guardato Yao durante un’esercitazione di chirurgia su una topolina anestetizzata. Ha applicato dei cateteri femorali su entrambi i lati e alla fine ha detto che doveva praticarle l’eutanasia e che si potevano seguire diversi metodi: usare il CO2, lussare una vertebra, oppure recidere un’arteria. Ha guardato l’orologio e ha detto che la lussazione delle vertebre era il modo più veloce, quindi ha tolto al topo la maschera dell’anestesia e le ha tirato la testa. Ha visto che respirava ancora e così ha ripetuto l’operazione. Ha fatto un terzo tentativo ma il topo ha continuato a respirare profondamente. Allora ha annunciato che avrebbe seguito un’altro metodo, e che quello sicuramente avrebbe funzionato. Ha preso un paio di grosse forbici. Ha squarciato il ventre della topolina e le ha reciso la colonna vertebrale. Poi ha infilato le forbici nella cavità toracica e ha cominciato a tagliare di qua e di là per recidere l’aorta. Ha messo giù le forbici insanguinate e ha detto che ora era morta.”

Infine, quest’ultimo passaggio riguarda la relazione che involontariamente si è instaurata tra Michelle e una piccola scimmia:

“In questa stanza ho fotografato James; è difficile fotografare le altre scimmie perché hanno così tanta paura che si rifugiano con un salto sul fondo della gabbia e si voltano verso il muro; James invece è sempre sul davanti della gabbia e fissa con desiderio la porta. Ha l’aria così triste. Gli interessano tutte le cose che gli mostro, l’idrante per la pulizia, il mio distintivo d’ identificazione, ma sembra che le guardi solo perché non c’è nulla di meglio da fare.”

[Qualche giorno dopo]

“James era stressato; ha fissato a lungo la porta d’ ingresso della stanza e ha scosso la porta della gabbia per la frustrazione; poi mi ha guardata negli occhi e ha cominciato ad accarezzarmi.”

[Ancora qualche giorno dopo]

“Sono andata a vedere James dopo la somministrazione delle dosi; era seduto esattamente nella stessa posizione di ieri; mi ha accolta con la stessa espressione di sottomissione impaurita, e quando mi sono inginocchiata vicino alla gabbia ha chinato la testa sul petto e si è rannicchiato in posizione fetale. Gli ho accarezzato la schiena attraverso il buco della mangiatoia, ma non sono riuscita a fargli rivolgere lo sguardo verso di me. Aveva le mani contratte e si teneva saldamente le caviglie. Mi spezza il cuore vederlo in questo stato: è così spaventato.”

[Dopo qualche settimana]

“Oggi, quando sono andata a vedere James, lui mi ha guardata fissa negli occhi e poi ha guardato a terra mentre gli dicevo addio. La maggior parte delle scimmie dello studio 3314, compreso James, saranno uccise giovedì e venerdì di questa settimana. Gli ho detto che forse non riuscirò a incontrarlo di nuovo. Lui si è avvicinato e ha premuto tutto il viso contro la gabbia fissandomi. Gli ho accarezzato la guancia sussurrandogli il mio addio, e mentre mi alzavo e lui si rimetteva nella sua solita posizione fetale ho capito, troppo tardi, che mi aveva porso il viso affinché lo baciassi.”

Questi passaggi non possono che lasciarci increduli. Ma è bene tenere a mente è che non è solo in H.L.S. che succedono queste cose, perché i laboratori di vivisezione, in ogni parte del mondo, sono gli stessi. I test, i macchinari e le persone che ci lavorano sono simili. Gli interessi in campo, ad iniziare da quelli immensi delle industrie cosmetiche, sono veramente numerosi. Ma quella contro la vivisezione è una battaglia che non può essere persa.
Non può essere persa perché altrimenti si affermerebbe un’idea di scienza falsa e crudele. Ma soprattutto non può essere persa per i milioni di animali sacrificati inutilmente e atrocemente per l’ambizione e l’insensibilità di certi esseri umani.

24 aprile 2011

dal sito http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/

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Archiviato in ECOLOGIA, Piracci Marco

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