CHIRURGIA DI CLASSE

 

 

CHIRURGIA DI CLASSE

“Sarete ancora voi a pagare la nostra crisi”. Questo è il beffardo messaggio contenuto nella manovra varata dal governo, che colpisce chirurgicamente in profondità e fa strazio degli interessi delle classi popolari, mentre salvaguarda privilegi e prebende delle classi al potere. Per 3 anni il governo di centro-destra ha lasciato credere che il paese fosse fuori dalla crisi ed ora presenta un conto salatissimo da €47 miliardi che, scaglionati con tempi e modalità che vanno ben oltre le prossime elezioni politiche, verranno trovati estirpando dalla scena sociale diritti, tutele e garanzie delle classi sfruttate.
Gli interessi di classe ed i bisogni popolari vengono duramente colpiti proprio in quei settori decisivi per una vita dignitosa o per la mera sopravvivenza di decine di milioni di italiani a cui è stato chiesto con forza negli ultimi anni di votare per il più forte, di non scioperare contro il più forte, di non pretendere di partecipare alle scelte politiche del paese, di non organizzarsi autonomamente, di lasciar perdere la democrazia. C’è da pensare che gli esiti delle ultime elezioni amministrative e del referendum abbiano fatto crescere una sorta di sentimento di vendetta nell’animo del governo nei confronti del popolo italiano, tanta è la violenza classista dei provvedimenti decretati.

Un bisturi che taglia la sanità, la scuola, i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego, i servizi, le pensioni. Non rimane proprio niente!

Nella sanità, tornano dal 2012 i super ticket sulla specialistica ambulatoriale (€10) e sulle prestazioni di pronto soccorso senza ricovero (€25). Dal 2014 nuovi ticket su farmaci e prestazioni sanitarie compresi i ricoveri. Un taglio di €3,2 mld nel 2013 più €6,5 mld nel 2014 porta ad un taglio complessivo di €10 mld, dunque: una scelta nettamente di classe in violazione del diritto alla salute ed incurante di colpire gli sprechi nel settore e quelle strutture esistenti solo per assegnare posti di potere. Viene privatizzata la Croce Rossa ed il suo personale messo in cassa integrazione o licenziato a fine anno se precario.

Nella scuola pubblica, con l’accorpamento di infanzia, primaria e media inferiore in mega istituti di difficile gestione, con il blocco degli organici e la riduzione del sostegno per gli alunni disabili, la stangata governativa si somma ai tagli della Gelmini ad impoverisce ancora di più uno dei settori cruciali per gli interessi delle classi popolari.

Per le pensioni tra €18.500 e €30.500 (cioè tra €1.400 e €2.300 lordi mensili), cioè quelle dei pensionati della fascia medio-bassa, la rivalutazione viene ridotta al 45%, provocando così un ulteriore impoverimento a fronte di un vasto impiego sociale di tali assegni (protezione dei figli che non trovano lavoro, emergenze sociali e sanitarie familiari,…).
Dal 2014 sale nel settore privato la soglia della pensione di vecchiaia (un anno ogni tre mesi) in relazione al previsto aumento di vita e… di sfruttamento! Dal 2020 poi le lavoratrici del privato dovranno aggiungere 1 mese in più ai 60 anni per poter andare in pensione, fino a raggiungere i 65 anni nel 2032. Ora la parità tra le lavoratrici del pubblico e del privato è stata raggiunta, ma dei risparmi previsti nel settore pubblico non c’è stata alcuna redistribuzione ancorché promessa dal quel signore di Sacconi!

I lavoratori del pubblico impiego subiscono un nuovo blocco del contratto nazionale fino al 2014 con annesso congelamento degli scatti di anzianità; pesante anche il blocco totale delle assunzioni con prevedibile non stabilizzazione e licenziamento delle decine di migliaia di precari che fanno realmente funzionare i settori pubblici nell’interesse della collettività. Sempre contro i precari la cancellazione per legge delle sentenze passate in giudicato a favore di chi aveva chiesto la trasformazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro precario.
Se ridurre gli organici del settore pubblico e della scuola si riflette sulla qualità dell’assistenza e dell’istruzione, non meno preoccupanti sono i tagli che colpiscono gli enti locali ed indirettamente tutti i servizi che da questi vengono erogati. Si tratta di €9,5 mld in meno di trasferimenti dallo Stato, con evidente danno per asili nido, assistenza agli anziani, trasporti, cultura, e conseguente aumento delle imposte locali. Anche in questo caso, sono i lavoratori precari di tutto quel settore di servizi, esternalizzato e privatizzato dagli enti locali nel nome della sussidiarietà, ed affidato a cooperative, agenzie, associazioni, fondazioni e quant’altro, a rischiare di non vedersi rinnovato il contratto o di averlo a condizioni ricattatorie di mero sfruttamento.

Per i lavoratori precari (co.co.co., a progetto, ecc.) si profila anche l’aumento dei contributi che sale dal 27,5% al 33% della retribuzione. E pensare che nel 1999 erano del 12,5%! Ma questo aumento non andrà certamente a rimpinguare un assegno pensionabile… di €300 mensili a 70 anni compiuti! Ed ancora per i lavoratori precari, che sono la maggioranza nella grande distribuzione, arriva la liberalizzazione di apertura e di sfruttamento per negozi e attività commerciali.

Infine dal 2012 parte la fumosa “spending review” per le amministrazioni centrali dello Stato, il che comporterà una ulteriore cura dimagrante per una spesa pubblica già al limite di funzionamento del sistema.

C’è qualcun altro che paga oltre ai soliti proletari e proletarizzati?
No! La fumosa riforma delle tre aliquote fiscali, unitamente all’aumento dell’IVA sui beni di largo consumo, finisce per colpire alla fine sempre i più poveri.
Il patrimonio degli alloggi dello IACP verrà venduto, ma delle 600mila famiglie che ne avrebbero diritto, nessuna ha avuto riscontro, preferendo venderlo a buon mercato ad illustri privati ed immobiliaristi.

Le spese per le guerre in corso, pari a €700 milioni per il 2011 sono prorogate.

La famosa tassa dello 0,15% sulle transazioni finanziarie: sparita. Invece verranno razionalizzate le detrazioni sul reddito legate a voci come quelle assistenziali-sanitario-previdenziale, indennità di accompagnamento di invalidi, pensioni di reversibilità…
La riduzione dei costi della politica? Una barzelletta rinviata alla prossima legislatura.
Infine la solita norma salva-premier per la questione del Lodo Mondadori, che verrà presentato in parlamento.

Eh no! Non saremo ancora una volta noi a pagare la vostra crisi!!

Contro questa manovra da macelleria sociale, occorre mobilitare tutte le forze sociali di base, occorre puntare ad una grande dimostrazione di unità delle realtà che si oppongono alle misure di austerità, per creare nelle città, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, dissenso ed opposizione, alternativa sociale e libertaria.
A partire dallo sciopero e dalla mobilitazione del 15 luglio, in piazza lavoratori e lavoratrici, precari ed immigrati, movimenti sociali e associazionismo di base uniti!

9 Luglio 2011

Segreteria Nazionale
Federazione dei Comunisti Anarchici
dal sito  http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o28480:e1

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