UNA BREVE NOTA SUL COMUNISMO VIETNAMITA

 

UNA BREVE NOTA SUL COMUNISMO VIETNAMITA
di Stefano Santarelli

Da alcuni giorni nel blog di un mio giovane compagno appare il volto di Ho Chi Minh, ma dietro questo volto rassicurante ed affabile si nascondono crimini e massacri che non hanno nulla da invidiare alle dittature staliniana ed hitleriana.
Ho Chi Minh è la figura più rappresentativa del piccolo Partito Comunista Indocinese che nasce ufficialmente nel 1930 il quale pur essendo costituito per la maggior parte da vietnamiti aveva comunque l’ambizione di puntare a guidare il processo rivoluzionario in tutta l’Indocina francese, Laos e Cambogia compresi. Il suo gruppo dirigente si era formato a Parigi e dimostra subito di non avere un ottica provinciale.
Infatti Ho Chi Minh che aveva aderito in Francia al Partito socialista dopo il congresso di Tours (1920) aderisce alla frazione comunista dove diventerà uno dei principali dirigenti dell’Internazionale comunista. Nel 1945 il PCI che conta appena 5000 militanti si lancia con il Fronte popolare che aveva preso il nome di Lega per l’indipendenza del Vietnam (Vietminh) nella resistenza armata contro l’occupante giapponese che aveva rovesciato l’amministrazione francese e riconosciuto l’indipendenza del Vietnam sotto la sovranità dell’imperatore fantoccio Bao Dai.
Ma proprio a partire dalle zone rurali del Vietnam del Nord inizia l’insurrezione contadina guidata dal Vietminh che porterà nell’agosto del 1945 alla conquista di Hanoi.
Alla resa giapponese e all’abdicazione di Bao Dai fece quindi seguito la proclamazione della Repubblica Democratica del Vietnam (RDV) e Ho Chi Minh ne diventa presidente.
La rivoluzione d’agosto porta i comunisti al potere facendo del PCI l’elemento centrale del nuovo stato il quale instaura immediatamente una durissima repressione nei confronti non solo del partito nazionalista alleato dei giapponesi, ma anche dei costituzionalisti moderati e della setta politica religiosa Hoa Hao.
I nazionalisti radicali del Viet Nam Quoc Dan Dang (VNQDD, Partito nazionale vietnamita, fondato nel 1927) che erano parte integrante del Vietminh e che avevano anch’essi subito la dura repressione coloniale vengono eliminati fisicamente già a luglio.
Analoga sorte viene riservata ai trotskisti che erano ben attivi nella città di Saigon dove potevano vantare un vero seguito di massa. Infatti i loro candidati nelle elezioni del 1939: Ta Thu Thau, Tran Van Thach e Hum Van Phan avevano ottenuto l’80% dei voti mentre il Partito comunista indocinese ottenne soltanto un misero 1%.
La repressione contro i trotskisti fu estremamente violenta e già il 29 agosto del 1945 un articolo della stampa vietmih di Hanoi invita a formare in ogni quartiere o villaggio dei “comitati di eliminazione dei traditori”. Centinaia di trotskisti che avevano appena combattuto contro le truppe franco-inglesi vengono trucidati. Il Vietmith si rende quindi responsabile tra l’agosto e il settembre di migliaia di omicidi e sequestri.
E Ta Tu Thau, principale dirigente della giovanissima sezione vietnamita della Quarta internazionale, viene arrestato ed ucciso.
Il processo di edificazione del nuovo Stato vietnamita fu tuttavia bloccato dalla rioccupazione francese: dalla fine del 1946, le forze della RDV furono impegnate in un aspro conflitto contro i Francesi. Dal 1949 la situazione venne resa più complessa dalla formazione di uno Stato del Vietnam (con capitale a Saigon) sotto la sovranità di Bao Dai, alleato dei Francesi, il quale ricevette, a partire dal 1951, crescenti aiuti anche dagli Stati Uniti.
Nel dicembre del ’53 nelle zone liberate dai francesi viene lanciata la riforma agraria con obiettivi identici a quelli che in Cina erano stati lanciati dal Partito comunista: stringere i legami del partito con i contadini, sviluppare il controllo statale ed eliminare qualsiasi opposizione al partito.
Si assiste ad un uso prolungato e continuo di qualsiasi forma di violenza torture comprese tanto che alla fine del ’54 lo stesso Ho Chi Minh deve ammettere:

Certi quadri hanno commesso ancora (sic) l’errore di usare la tortura. E’ un metodo selvaggio, quello che adoperano gli imperialisti, i capitalisti e i feudali per domare le masse e domare la rivoluzione (…) In questa fase (sic) il ricorso alla tortura è rigorosamente vietato”.

Si instaura un clima di terrore che colpisce anche gli eroi di guerra e che nel 1956 vede il culmine del terrore.
E’ difficile offrire delle cifre esatte, ma con un certo realismo si può tranquillamente affermare che andiamo sulle 50.000 esecuzioni nelle campagne (al di fuori quindi di qualunque combattimento) e dalle 50.000 alle 100.000 persone imprigionate con l’86% di epurati nelle cellule contadine del partito, e con punte del 95% di espulsioni tra i quadri della resistenza antifrancese. Anche l’esercito viene duramente colpito e le diserzioni ed il passaggio al Vietnam del Sud diventano così frequenti tanto da spaventare il partito che inizia un cambio di atteggiamento visto che non si può permettere un indebolimento della sua struttura militare.
Con il sostegno diretto di Ho Chi Minh si sviluppa una dura campagna contro gli intellettuali di Hanoi che non sono disposti ad appoggiare il partito e vengono mandati in “campi di lavoro”.
Questo clima di terrore viene ancora di più aggravato con la ripresa della guerra che si riaccende nel 1957 contro il Vietnam del Sud appoggiato dagli Stati Uniti. Ma questo sforzo bellico non impedisce nel 1963-64, e poi nel 1967, l’epurazione violenta di centinai di quadri del partito accusati di “filosovietismo” molti dei quali passeranno nei campi di rieducazione più di un decennio ovviamente senza neanche l’ombra di un processo.
Nella dura e lunga guerra condotta contro l’imperialismo americano non mancarono anche da parte dei vietcong veri crimini di guerra come quello compiuto nel febbraio del ’68 dove nell’antica capitale imperiale di Hué vennero massacrati, torturati e sepolti vivi più di 3000 persone tra cui sacerdoti vietnamiti, religiosi francesi e medici tedeschi. Un crimine di guerra questo nei confronti della propria popolazione che non è stato neanche superato dall’esercito statunitense che pure ha commesso massacri il più delle volte completamente ingiustificati.
Con il crollo del regime sudvietnamita nell’aprile del 1975, (il ritiro dell’esercito statunitense era avvenuto nel gennaio ’73) inizia la campagna rieducativa nei confronti della popolazione e dei militari del Sud Vietnam, una “rieducazione” che riguarda anche molti militanti comunisti.
Nei campi di prigionia dove erano rinchiusi i militari sudvietnamiti che fino all’aprile del 1975 erano nutriti e vestiti decentemente, senza essere costretti al lavoro, dopo l’abbattimento del regime sudvietnamita le razioni vennero drasticamente ridotte questi campi di prigionia si trasformarono ben presto in veri lager con questa motivazione da parte dei vietcong:

Finora avete approfittato del regime di prigionieri di guerra (…) Adesso tutto il paese è liberato, noi siamo i vincitori e voi i vinti. Dovreste considerarvi fortunati di essere ancora vivi! Dopo la Rivoluzione del 1917, in Russia tutti i vinti sono stati uccisi.”

Nel 1980 l’ex Primo ministro Pham Van Dong ammise che più di 200.000 persone erano stati rinchiusi in questi campi di concentramento, ma cifre più realistiche la fanno oscillare fra le 500.000 e 1 milione su una popolazione di circa 20 milioni di abitanti.
Non si può poi non citare il dramma di centinaia di migliaia di sudvietnamiti che hanno preferito fuggire su imbarcazioni di fortuna (i boat people) affrontando rischi spesso mortali pur di fuggire dal nuovo regime comunista.

Il partito costruito da Ho Chi Minh ha goduto da parte del mondo occidentale di una grande simpatia grazie all’eroica difesa che il popolo vietnamita ha compiuto contro il colonialismo francese prima e l’imperialismo americano dopo. Il fatto poi di avere provocato la prima sconfitta militare che la superpotenza americana abbia mai subito ne ha amplificato il suo alone leggendario.
Ma tutto questo non può fare passare sotto silenzio lo stalinismo che ha caratterizzato questo partito ed il suo leader. Un comunismo di impronta nazionalista, caratteristica questa comune ai regimi comunisti al potere in Asia, che ha potuto usufruire dell’importantissimo aiuto militare che la Cina e l’Unione sovietica hanno offerto per la difesa dei Vietcong. Un comunismo nazionale che non ha esitato a fare la guerra ai suo vicini “comunisti” così si è assistito alla fine degli anni ’70 alla guerra che il Vietnam ha condotto invadendo la Cambogia e deponendo il dittatore sanguinario Pol Pot e dopo contro la Cina che aveva invaso il suo territorio.
Attualmente grazie anche all’irruzione di forme di economia privata la direzione del Partito comunista si sta trasformando in una mafia affaristica e corrotta opprimendo una popolazione sempre più povera.

27 settembre 2011

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Bibl.

J.L. Margolin- Vietnam: le impasse di un comunismo di guerra, -in Courtois e altri –Il libro nero del comunismo Mondadori 1998

dal sito http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/

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