15 OTTOBRE: UNA FERITA APERTA

 

15 OTTOBRE: UNA FERITA APERTA
di Stefano Santarelli

La manifestazione degli Indignati, diretta espressione di un movimento internazionale che contesta le scelte di austerità e di tagli alle spese sociali che il grande capitale finanziario vuole imporre alle popolazioni del pianeta, ha prodotto il 15 ottobre a Roma un corteo numeroso e partecipato (probabilmente dalle 250/300 mila persone) come non si vedeva da anni.
Oltretutto le problematiche degli Indignati si intrecciano strettamente con le particolarità della situazione italiana dove si assiste alla crisi di una democrazia borghese malata che non riesce ad espellere dalla guida del paese neanche una figura, ormai anche per lei, totalmente screditata e controproducente come quella di Berlusconi.
Ma una esigua minoranza ha trasformato questa giornata in un vero e proprio incubo espropriando questo movimento del diritto di potere scendere in piazza e di potere gridare le proprie ragioni trasformando così questa manifestazione in un assurdo gioco di guerra con azioni stupidamente violente e con effetti politici totalmente deleteri.
Un metodo politicamente inaccettabile perché compiuto sulla testa di migliaia di manifestanti e che è stato deciso solo da poche centinaia di persone. Un settore questo certamente molto organizzato, molto determinato, ma che non può essere definito come veramente rappresentativo del movimento o di una sua parte e che ha deciso unilateralmente di avviare uno scontro fisico completamente fine a se stesso mettendo in pericolo tutti gli altri manifestanti.
Questa ferita inferta alla manifestazione degli Indignati rischia di essere mortale non solo per lo sviluppo del movimento, ma anche per la stessa sinistra nel suo complesso ed il primo effetto del clima che si è venuto a creare è il divieto per la FIOM di svolgere il sua corteo nazionale che era previsto per il 21. Ed è inutile ricordare che la FIOM ed i lavoratori metalmeccanici rappresentano la punta più avanzata della nostra classe.
Bisogna altresì segnalare la sottovalutazione oggettivamente criminale che il comitato promotore ha avuto nei confronti di questo corteo non preoccupandosi di creare alcun sistema di controllo come un servizio d’ordine per la difesa delle più che prevedibili infiltrazioni di questi Black bloc.
Un vuoto di direzione da parte del comitato promotore che non è stato solo organizzativo, ma anche politico.
Molti manifestanti hanno tentato spontaneamente e coraggiosamente di espellere questa ala violenta, ma con nessun risultato. Infatti non si poteva certamente pretendere da pacifici dimostranti che questi potessero neutralizzare centinaia di uomini armati e ben organizzati i quali si sono mossi come veri parassiti – azzeccatissima questa definizione di Bernocchi- che si nascondevano dentro il corteo.
Come d’altra parte bisogna anche denunciare il ruolo della polizia che si è solo preoccupata di difendere i palazzi del potere permettendo così la violenza incontrollata dei Black bloc in tutto il tragitto del corteo e a San Giovanni dove si doveva concludere la manifestazione ha caricato con i blindati i manifestanti che si erano nel frattempo lì radunati con lo scopo di dare la mazzata definitiva a questa manifestazione.
Sinteticamente questo è quanto è accaduto nella giornata del 15 ottobre.

Ma è necessario a questo punto porre alcune brevi considerazioni.
Negli scontri avvenuti a San Giovanni si sono visti giovani che, di fronte ai pericolosi caroselli che i blindati della polizia hanno attuato contro i manifestanti non hanno avuto nessun timore ad affrontare lo scontro fisico. Provocando per un po’ di tempo una alleanza, non prevista ed inedita, tra i Black bloc e questa ala giovanile.
Infatti è emerso, anche in questa circostanza, il problema di fondo di un malessere giovanile che li porta oggi non solo a protestare perché non vogliono accollarsi il debito delle generazioni precedenti, ma che denunciano il fatto che i debiti e le ricchezze in Italia non sono distribuiti equamente.
Questi giovani a cui è chiuso il mercato del lavoro e che non hanno nessun futuro di fronte a loro vedono la concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi i quali oltretutto si guardano bene dal pagare le tasse, caratteristica questa fondamentalmente italiana, al contrario dei loro genitori che sono lavoratori dipendenti o pensionati e che si trovano obbligati a mantenerli.
Un settore giovanile che non è rappresentato in nessuna maniera dalle forze politiche e sindacali della sinistra.
Ed è questo il problema principale che la sinistra tutta deve porsi.
Ma bisogna essere estremamente chiari: la sinistra ed il movimento degli Indignati devono condannare senza nessuna esitazione i Black bloc ed i loro metodi. Essi non sono altro che vari gruppetti caratterizzati da un estremismo inutile e dannoso che non ha un minimo di progettualità rivoluzionaria con la totale assenza di una visione classista.
Non si può non essere preoccupati di un certo giustificazionismo che in alcuni settori di sinistra emerge nei confronti di tali gruppi. Ed è emblematico l’editoriale di Valentino Parlato apparso sul Manifesto il giorno dopo la manifestazione:

A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero stati, ma nell’attuale contesto, con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici, era inevitabile che ci fossero. Aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati.”

Sono le parole che solo un intellettuale che non ha nessun rapporto con la classe dei lavoratori poteva dire.
I fatti di Roma non possono permettere nessun tipo di ambiguità e di giustificazionismo nei confronti di questo settore che si è posto con tali atti vandalici fuori dal movimento e dalla sinistra (semmai ne avessero mai fatto parte).
Non ci troviamo di fronte a “compagni che sbagliano”, ma a nemici di classe e come tali devono essere trattati.

20 ottobre 2011

http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/

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