Mozione del gruppo BANDIERA ROSSA per il Direttivo Nazionale della LEGA DEI SOCIALISTI del 21 aprile 2012

 

 

 

Mozione del gruppo BANDIERA ROSSA
per il Direttivo Nazionale della LEGA DEI SOCIALISTI
del 21 aprile 2012

Compagne e compagni,

il tempo che viviamo è connotato da una crisi economica e sociale di dimensioni inaudite, e da una risposta delle classi dirigenti imperniata sui canoni del liberismo più radicale, attraverso una ossessione, di chiaro stampo neomonetarista, verso la sterilizzazione dei bilanci pubblici, con un effetto fortemente recessivo, che in Italia potrebbe durare per molti anni, stanti i vincoli imposti dal “fiscal compact”, un processo di deregolamentazione e smantellamento dei diritti acquisiti, alle spese delle classi più deboli.

Sul versante politico, in contesti sociali sempre più impoveriti e inquieti, potrebbero verificarsi derive antidemocratiche, oligarchiche e tecnocratiche, di cui già si avvertono i primi sintomi, ad esempio in Italia con il Governo dei tecnici. Ma è più in generale in tutta Europa che si avverte lo scollamento fra le popolazioni e la tecnocrazia dell’Unione Europea, rappresentata dalla Commissione (organo non
elettivo ma che di fatto detiene, oltre al potere esecutivo, anche quello di iniziativa legislativa) e della Bce, supportate dal capitale finanziario responsabile della crisi. Il sogno socialista novecentesco di un’Europa dei popoli è diventato l’incubo di una euro-burocrazia neomonetarista, asservita agli interessi della finanza, con una rinascita degli antagonismi nazionali .

La gravità del momento richiede una alleanza fra tutte le componenti della sinistra storica, che in forma isolata non potranno contrastare incisivamente la deriva in atto. Il comunismo, da solo, può esplicare la sua azione soltanto al maturare delle condizioni oggettive e soggettive di una rivoluzione, e deve fare i conti con il dato empirico secondo il quale le rivoluzioni comuniste si verificano più facilmente in Paesi a capitalismo arretrato. La socialdemocrazia, dal canto suo, deve elaborare un pensiero economico in grado di superare i limiti del keynesianesimo tradizionale, coniugando competitività ed equità distributiva in un contesto di economia aperta, di ridisegno della divisione internazionale del lavoro e di smaterializzazione dei fattori produttivi e dei cicli di accumulazione. L’ecologismo, se privato di un connotato di classe, si limita a blandi richiami a modelli di sviluppo sostenibile in campo capitalistico (che si realizzano soltanto nella misura in cui le esigenze del profitto lo consentono). I filoni dell’anarchismo e del libertarismo, infine, non possono non fare i conti con le questioni di egemonia sovrastrutturale politica e culturale del capitalismo.

Nel contesto della sinistra italiana, poi, si riscontrano particolari debolezze: l’abbandono definitivo, da parte del PD, di qualsiasi velleità di riformismo di sinistra, dimostrato dalla subordinazione al Governo-Monti e dall’estraneità rispetto alla componente più combattiva del sindacato, ovvero la FIOM, nonché l’estrema frammentazione e personalizzazione dei partiti alla sinistra del PD, rispondente più a inutili logiche di difesa di orticelli di consenso in via di erosione, e di accettazione di processi deleteri di personalizzazione leaderistica portati dal berlusconismo, che all’esigenza di ricostruire un rapporto organico con la società, che solo la forma-partito, e il coraggio di sapersi mettere insieme per fare massa critica, riescono a garantire.

Pertanto, ciò che chiediamo, come gruppo di Bandiera Rossa, per l’evoluzione della Lega dei Socialisti verso l’obiettivo di divenire un soggetto politico autonomo, autorevole ed in grado di costituire il collante per una sinistra unita ed efficace, si estrinseca nei seguenti punti, che prefigurano un cammino lungo, non risolvibile in un unico congresso come quello del 21 Aprile:

1) La Lega dei Socialisti deve darsi l’ambizione di diventare un soggetto politico socialista autonomo, che dialoga con tutte le organizzazioni politiche di sinistra, nella prospettiva di fare da catalizzatore delle diverse anime della sinistra storica, al fine di porsi come soggetto costituente di un Fronte di Sinistra italiano, in grado di replicare il successo elettorale, e la crescente incisività politica, che esperimenti di sinistra unitaria, come la Linke in Germania, Izquierda Unida in Spagna, oppure il FG in Francia, stanno avendo negli anni recenti. Di fatto, fra i grandi Paesi europei, l’Italia è l’unico a non avere un partito di sinistra unitario, in grado di fare sintesi fra il marxismo, il socialismo democratico, l’ecosocialismo, il libertarismo e le dottrine del socialismo del XXI Secolo, e che dia uno sbocco politico ai movimenti sociali ed alle forme di aggregazione spontaneistica della società civile. C’è una enorme domanda di sinistra insoddisfatta all’interno dell’elettorato, e che può essere calcolata non soltanto aggregando il consenso attribuito a partiti come SEL o la FED, ma che si rivolge anche a soggetti politici che non sono di sinistra, ma sanno gestire bene la fase comunicativa con tali frange di elettorato (si pensi ad Idv, o al Movimento 5 Stelle, che pur essendo lontani da una visione ed una tradizione di sinistra, catalizzano voti di elettori di sinistra, o alle componenti di elettorato ex-DS presenti ancora nel PD) oppure che, in assenza di riferimenti politici validi, si rifugia in un astensionismo in forte crescita, che oramai supera il 30% dell’elettorato, e che secondo i principali studi demoscopici è composto perlopiù da elettori con orientamento politico a sinistra. Non è affatto azzardato ipotizzare che un soggetto di sinistra unitario e pluralistico, che si collochi su posizioni coerenti con valori di libertà, uguaglianza, giustizia sociale, solidarietà, non discriminazione, pacifismo, antifascismo ed ecologismo possa aggregare non meno del 10% dell’elettorato;

2) In questa fase occorre proporre chiarezza, coerenza e trasparenza nella linea politica presentata al proletariato. Occorre smarcarsi dalla voluta ambiguità di chi, come il PD ma spesso anche la SEL, si propone come difensore delle ragioni del lavoro ma poi strizza l’occhio all’interclassismo, con il risultato di non essere più efficace nel contrastare la deriva neoliberista, e di perdere il sostegno dei ceti popolari. Pertanto, chiediamo che la linea politica della Lega dei Socialisti venga decisa dai suoi organi dirigenti nella più totale autonomia rispetto alla linea delle altre segreterie, ivi compresa quella del PSI;

3) Il processo di unificazione a sinistra deve avere come interlocutori principali SEL e la FED, e, solo eventualmente in seconda battuta, la sinistra del PD, qualora questa componente decida finalmente di smarcarsi con decisione dalla attuale linea politica di appoggio al Governo-Monti decisa dalla maggioranza della direzione nazionale di quel partito. Proponiamo altresì l’avvio di una interlocuzione con l’arcipelago del trotskismo, ed in particolare con il PCL, il cui segretario Ferrando ha più volte lanciato appelli all’unità della sinistra. Consideriamo essenziale anche il rapporto con i movimenti e con i centri sociali, di ispirazione ecologista, anticapitalista, antirazzista ed antifascista, al fine di includerli attivamente all’interno del progetto, e offrire loro una sponda politica su cui poggiare le loro rivendicazioni;

4) Il processo di interlocuzione con gli altri partiti e movimenti di sinistra deve essere condotto senza subordinazioni, ma anche senza inutili pretese di dominanza;

5) Siamo consapevoli che il percorso di unità plurale della sinistra italiana è lungo, tortuoso ed accidentato, e siamo quindi disposti ad accompagnarlo con tutta la pazienza, il tempo e la gradualità che saranno necessari, ma non siamo disponibili ad accompagnare un percorso che procede con ambiguità. Pertanto, chiediamo che fin da subito si stabilisca, seppur in termini molto generali ed aperti, un abbozzo di strategia generale che ci conduca verso l’obiettivo auspicato;

6) Stiamo con la FIOM e ci offriamo come soggetto in grado di fornire una sponda politica a tale sindacato;

7) Il percorso di costruzione della Lega dei Socialisti come soggetto politico autonomo deve essere improntato al pluralismo, al dibattito interno, alla promozione della partecipazione dal basso, ma anche alla formazione e selezione di una classe dirigente all’altezza delle enormi sfide che ci vengono poste dall’attuale fase. Per ciò stesso, chiediamo che la Lega rifugga da forme di organizzazione leaderistica e personalistica che affliggono molti partiti di sinistra;

8) Siamo per un’Europa che garantisca la partecipazione democratica ed egualitaria dei popoli e che promuova il socialismo, i diritti e l’eguaglianza distributiva. Siamo contro un’Europa monetaristica e burocratica, l’Europa del Capitale; siamo contro ogni tipo di intervento militare che leda la dignità e l’indipendenza dei popoli e che sia succube di logiche neocolonialiste ed imperialiste

9) Rifuggiamo da ogni differenziazione artificiosa fra minimalismo e massimalismo, contemplando la possibilità che la nostra azione politica ci porti anche ad affrontare un superamento dell’attuale paradigma;

10) Chiediamo che una discontinuità che affondi le radici nelle migliori tradizioni del socialismo sia visibile anche simbolicamente, per cui proponiamo di adottare, per la Lega dei Socialisti, il vecchio stemma del PSI (sole dell’avvenire, falce e martello, libro, in campo bianco anche se aggiornato nel suo restyling).

Se lo spirito costituente della Lega dei Socialisti rispetterà questi principi fondamentali, ci impegniamo, come gruppo di Bandiera Rossa, a sostenere con tutte le nostre risorse politiche, culturali e comunicative tale difficile ma improcrastinabile sfida.

Gruppo Bandiera Rossa aderente alla LdS

 

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