OCCUPY PSE di Stefano Ciccantelli

 

OCCUPY PSE
di Stefano Ciccantelli

Questa nota vuole essere un qualcosa a metà tra la provocazione e una seria riflessione politica, che si basa principalmente sull’attuale struttura, composizione ed orizzonte culturale (e ovviamente politico) dei partiti progressisti europei, in primo luogo quindi il Partito del Socialismo Europeo e il Partito della Sinistra Europea.

Sono convinto che entrambi vadano ripensati, c’è bisogno di un rimescolamento di forze, continuare in questa cristallizzazione della teoria delle “due sinistre” a lungo, porterà forze dell’uno e dell’altro verso la rovina, il PASOK greco e la LINKE tedesca sono gli esempi calzanti di questo possibile futuro. Le forze socialiste completamente subalterne all’ideologia dominante (quella del neo-liberismo) sono destinate a risultati elettorali sempre più scarni, le forze radicali che non riescono ad uscire da un isolamento politico che ha cause proprie e non, possono venire cannibalizzate dalla prima “novità” di passaggio, che siano essi “grillini” o “pirati” questo ha poca importanza.

Gli esempi opposti per cercare di uscire da questa tendenza sono da una parte il Partito Socialista Francese e dall’altra le forze che si ritrovano all’interno del SYRIZA greco. Il programma elettorale di Hollande e dei Socialisti, che pure sono parti integranti del PSE al pari dei colleghi greci, è di fatto il ribaltamento della condotta di governo di Papandreou e del suo ministro Venizelos (oggi addirittura messo li a fare il segretario ed il leader del Movimento socialista panellenico). La condotta strategica di SYRIZA nel ricercare l’unità delle sinistre e il suo lavoro di collaborazione nel movimento popolare anti-austerity hanno posizionato questo partito, un tempo marginale, al centro della politica greca. Se si tornasse a votare, Syriza sarebbe il primo partito (lo dice un recente sondaggio). Al contrario, la LINKE tedesca sta perdendo consenso elezione dopo elezioni, land dopo land. Di questo passo rischia di non raggiungere la soglia del 5% per entrare al Bundestag l’anno prossimo. Due mondi opposti, ma allo stesso tempo Linke e Syriza sono membri fondatori della Sinistra Europea e partiti della GUE.

Come se ne esce ? Riprendendo un elemento che tanto piace a Fausto Bertinotti, penso che se ne esca solo con un “big bang” delle sinistre europee, un grande rimescolamento di culture e forze politiche, di programmi e di idee.I partiti della socialdemocrazia classica al Governo da una parte e le lotte del movimento operaio e dei partiti euro-comunisti dall’altra (il PCI su tutti) hanno creato il Welfare Europeo, e oggi che per la prima volta sono gli USA, con Obama (con tutte le sue contraddizioni e timidezze ovviamente), a guardare a questo modello, il Fiscal Compact e le direttive della BCE lo stanno smantellando a partire dalle pensioni e dai diritti dei lavoratori. I partiti della Sinistra Europea, la sacrosanta rottura di Oskar Lafontaine con una SPD neo-centrista e liberista, la lotta politica di Jean Luc Melenchon dentro (e poi fuori) il Partito Socialista Francese per mantenere viva una forte critica al capitalismo finanziario e tante altre esperienze politiche di questa area, chiamata “sinistra radicale”, hanno supplito, con enormi difficoltà (ma anche con grandi successi) ad un PSE che già fino a 4-5 anni fa era quasi completamente supino al Dio Mercato e al predominio della finanza sulla politica. Ma oggi la situazione è radicalmente mutata.

La sinistra sindacale (e orfana di Lafontaine) della SPD ha preso sempre più peso nel partito e soprattutto nel programma (che prevede, dopo anni di “Nuovo centro”, la patrimoniale ed il salario minimo, due battaglie “storiche” della Linke), perfino nel Labour inglese il nuovo Segretario Ed “Red” Milliband non avrebbe mai strappato la vittoria al fratello, il blairiano David, senza un patto di ferro con le Unions e il suo spostamento a sinistra sta pagando (basta vedere l’ondata laburista alle ultime comunali, un vero bagno di sangue per i tories).Anche gli ex-partiti comunisti dell’Est Europa, oggi tutti socialisti e socialdemocratici, dopo l’ubriacatura terzoviista e privatizzatrice degli anni 90 stanno rialzando la testa e tornando su posizioni più decisamente socialiste.Per farla breve, il Partito Socialista Francese non è più la mosca bianca del socialismo europeo, non è più l’unico partito che votava contro la Bolkenstein in pieno dissenso con gli altri “colleghi” (trovando a suo tempo, bisogna riconoscerlo una sponda nel Correntone DS), non è più l’unico partito che negli anni 90, con Jospin cercava di governare da sinistra senza cedere al “mito” dell’Ulivo mondiale (e che paradossalmente, in Italia aveva più sponda da Rifondazione comunista che dal centrosinistra, ci ricordiamo la vicenda delle 35 ore?).

Sinistra Ecologia e Libertà, non è un mistero, sta da tempo pensando ad una sua collocazione, in Europa, tra le fila socialiste. E’ un passo importante per un partito composito, che ha all’interno una forte componente proveniente dalle fila del PRC di Bertinotti, che di quella Sinistra Europea fu protagonista (e presidente). E’ un passo che condivido fino a un certo punto. La semplice entrata di SEL nel PSE, sulle posizioni di sinistra dei socialisti francesi alla Aubry, alla Monteburg, alla Fabius, non provocherà terremoti o clamorosi spostamenti a sinistra del PSE. Una formazione come la nostra, che a queste amministrative non ha avuto un dato omogeneo oltre il 4-5%, non può scardinare troppo determinati rapporti di forza.

Serve un processo, più o meno lungo, di letterale “occupazione” del PSE. I sopravvissuti blairiani e neo-liberali sono ancora molti : l’ala centrista della SPD, il PASOK di Venizelos, i laburisti olandesi per esempio (seza dimenticare i Democratici nostrani, che però sono fuori dal PSE). Serve una vera e propria invasione di quelle forze più mature e meno settarie ed ideologiche della SE nel campo del socialismo europeo : Syriza, Sinistra democratica, il Partito pomodoro olandese (che non ha caso si chiama Partito socialista), gli eco-socialisti del Nord, il Parti de gauche francese di Melenchon e la stessa Linke di Klaus Ernst (senza ostracismi, gli ex-SED-PDS possono e devono starci in un questo processo, Lothar Bisky è uno di quelli, nella Linke, che più preme per trovare contatti con la SPD, bisogna dargli una mano, non tacciarli come “nostalgici della DDR”). Perfino Izquierda Unida, pur con il ruolo predominante dei comunisti spagnoli, potrebbe rientrare in questo discorso, soprattutto ora che si prospetta un asse più forte con un PSOE che sta lentamente allontanandosi dal liberismo temperato di Zapatero.

Si può fare? Probabilmente non accadrà mai, ma siamo già in ritardo.

17 Maggio 2012

dal blog http://www.plcamagni.it/blogdipier/

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