DIFENDIAMO L’EUROPA A TUTTI I COSTI … NON NECESSARIAMENTE QUESTO SISTEMA EURO di Franco Bartolomei

 

 
DIFENDIAMO L’EUROPA A TUTTI I COSTI …
NON NECESSARIAMENTE QUESTO SISTEMA EURO
di Franco Bartolomei

In una sua recente presa di posizione Krugman ( premio Nobel per l’economia ) ha ancora una volta evidenziato come la centralità riservata dalle tecnostrutture finanziarie e monetarie, nella agenda politica dell’occidente sviluppato, alla questione del Debito degli Stati Sovrani rappresenta una falsa rappresentazione della realtà economica e delle sue reali priorità. Dice Krugmann :

In passato gli Stati Uniti ebbero un debito ancora superiore, durante le seconda guerra mondiale; la Gran Bretagna per quasi un secolo.
Il Giappone ha tuttora un debito statale molto più elevato in percentuale del suo Pil eppure paga interessi dello 0,9% sui suoi buoni del Tesoro.
Quindi non esistono soglie di insostenibilità come quelle che ci vengono propagandate. Inoltre è dimostrato, e lo vediamo accadere sotto i nostri occhi, che in tempi di depressione le politiche di austerity aggravano il problema: accentuano la recessione, di conseguenza cade il gettito fiscale, così in seguito ai tagli il debito aumenta anziché diminuire  (…) La prima cosa da fare – spiega – è cancellare l’effetto distruttivo dei tagli di spesa.
Per esempio, qui negli Stati Uniti, bisogna cominciare col ri-assumere le migliaia di insegnanti licenziati a livello locale. Queste sono manovre di spesa dagli effetti istantanei. In Europa, la manovra equivalente è restituire le prestazioni del Welfare State che sono state ingiustamente tagliate“.

Il ragionamento di Krugman è correttissimo e consente di svelare l’inganno mediatico su cui viene articolata una linea di difesa del progetto euro fondata esclusivamente sulle esigenze economiche delle economie più stabili ed efficenti del sistema, che non necessitano di interventi anticiclici tali da compromettere i propri coefficenti di bilancio. Il ricatto sulla insostenibilià del debito è assolutamente ingannevole perche’ entita istituzionalmente sovrane come gli stati nazionali non possono essere sottoposte a procedure esecutive come un qualsiasi soggetto privato indebitato, perchè non esiste un sistema giuridico che ha competenza su di essi rispetto alla regolazione degli interessi patrimoniali .
L’unico modo in cui gli stati sovrani possono pagare economicamente le loro soglie di eccesso di debito è la svalutazione sui mercati delle ragioni di cambio della loro moneta .

Il sistema attuale che pone soglie di cosidetta insostenibilità è garantito non da un sistema istituzionale espressione di una sovranità superiore, ma solo una capacità di controllo dei mercati finanziari, espressa da formidabili concentrazioni finanziarie governate piu’ o meno direttamente dalle tecnostrutture finanziarie mondiali, che “sanzionano” le situazioni di bilancio degli stati nazionali fuori target, senza consentirgli di poterle compensare con il governo dei rapporti di cambio gestito dalle loro rispettive autorita’ monetarie nazionali.

Questo si traduce in un super governo mondiale finanziario che schiaccia le scelte politiche degli stati e ne condiziona gli assetti sociali, intervenendo a maglio dall’esterno sul loro tessuto economico, senza dover sottoporre le ragioni dei suoi interventi  “correttivi e condizionanti” ad alcuna verifica di merito da parte delle comunita’ nazionali dei produttori e dei consumatori , neppure nelle ipotesi in cui queste siano in parte riuscite a trovare forme di parziale rappresentanza in organismi sovrastatuali, tuttora strutturalmente inermi rispetto all’agire dei processi di speculazione e/o transazione finanziaria globale, ed alle scelte dei centri direzionali che sono in condizione di governarne le linee di direzione.

Questo stato di cose rappresenta un po’ una moderna attuazione sul terreno del governo delle economie della romanzesca profezia visionaria di un brutale governo mondiale capitalistico ed autoritario , raffigurata dal vecchio Jack London nel suo “Il tallone di ferro

Risulta essere addirittura paradossale, e segno della correttezza del giudizio di Cesaratto (ottimo giovame economista italiano) sulle gravissime responsabilità storiche e politiche dei creatori del sistema euro, la ulteriore circostanza che in una comunita’ che aspira ad essere espressione di un comune progetto di integrazione socio – politica , come la UE, si possano sopportare tassi di rifinanziamento differenziati per i diversi componenti ,con maggiorazione per i piu’ deboli e facilitazione per i piu’ forti ( Ricorda molto il rapporto tra Sparta e gli Ilioti).

Questo automatismo inverso, frutto del ricorso al mercato privato quale parametro unico di riferimento della provvista finanziaria dei singoli stati membri, senza alcuno scudo monetario e fiscale della banca centrale, o di una qualsiasi altra autorita’ economica, che possa consentire l’intervento diretto riequilibratore da parte del sistema intergrato che teoricamente si sarebbe dovuto costruire , rappresenta la premessa logica della fine del progetto monetario comune.
La riaffermazione acritica di questo sistema, e l’ostinazione con cui le classi dirigenti continuano a voler considerare immodificabile il sistema di integrazione monetaria vigente, sta producendo ferite profonde nel comune sentire delle pubbliche opinioni dei paesi del sud del continente.
Lo squilibrio finanziario tra i paesi, approfondito dalle regole esistenti, diffonde nelle popolazioni l’idea che l’Europa stia diventando una gabbia soffocante, che trasferisce alle società civili, fuori da ogni possibilità di contrasto democratico, un modello sociale, economico e fiscale insostenibile, e sopratutto sia ormai divenuta una costruzione istituzionale che risponde solo agli interessi dei paesi guida del sistema. L’aver insistito per ben tre anni sulla centralità della questione debito ha aggravato il problema del dislivello tra gli stati degli strumenti di contrasto della recessione, ha messo i paesi deboli letteralmente in bocca al fuoco di fila dei mercati, ed ha impedito una seria ed inevitabile opera di profonda trevisione dei trattati istitutivi del sistema. Il tutto aggravato dall’insopportabile sospetto che tutto questo ideologismo sia solo stato il frutto delle esigenze di un sistema bancario privato, europeo, impastoiato nella speculazione sui bond degli stati ad alto spread.

Dobbiamo ora evitare che la sopravvivenza forzosa di questo mostro finanziario porti con sè la fine dell’unità europea. La trasformazione sostanziale di questo sistema monetario comune è ormai divenuta la vera condizione di sopravvivenza del progetto comunitario, nelle coscienze dei cittadini ben prima che nelle supponenti convinzioni contrarie delle cancellerie e dei board bancari e finanziari.

La soluzione della vicenda greca ci consentirà di capire se questo sarà possibile, e se il sistema sarà strutturalmente riformabile o diverrà la ragione di una progressiva deflagrazione dei processi di integrazione comunitaria. Capiremo finalmente se l’attuale sistema euro è una forma tecnica sbagliata, e per ciò stessa modificabile alle radici, o se, come sostengono alcuni santuari del potere costituito, costituisce esso stesso la ragione e l’anima dell’Europa comunitaria.

Il PSE, come forza centrale della sinistra continentale, dovrà quindi dimostrare, pena la sua sconfitta storica, di essere in grado di arrestare questa deriva, e di impostare e dirigere una grande riconversione di un sistema di rapporti economici, monetari e finanziari sbagliato, stupidamente concepito sul presupposto che la finanziarizzazione e la terziarizzazione estrema delle economie sviluppate si sarebbe consolidata senza piu’ rischi di recessioni.

Un ruolo attivo dei Socialisti d’Europa, tutti, anche di quelli che guidano le nuove forze della sinistra più radicale, può quindi divenire decisivo per salvare l’Europa………… ….. non necessariamente l’Euro.

Hic Rhodus , Hic Salta !

FRANCO BARTOLOMEI
segreteria nazionale del Partito Socialista Italiano.

2 Giugno 2012

 
 
 

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