STEPHEN HAWKING E L’ALDILA’ di Riccardo Achilli

 

STEPHEN HAWKING E L’ALDILA’
di Riccardo Achilli
 
I vichinghi, come tutti gli antichi germanici, credevano che le eclissi di sole fossero provocate da un lupo che viveva nel cielo, Skoll, che ingoiava il sole, e che urlando per spaventare il lupo, sarebbe stato possibile farlo fuggire. Gli aztechi credevano che per far sopravvivere il sole e farlo risorgere ogni mattina fosse necessario nutrirlo con il sangue dei sacrifici umani, dedicati a Quetzálcoatl, che oltre ad essere una divinità autonoma, era anche il principio che consentiva la rigenerazione del sole, facendolo sorgere ogni mattina. Gli antichi riti voodoo di origine Fon e Yoruba, trapiantati ad Haiti, ritengono di poter resuscitare i morti sotto forma di zombie, imprigionando la parte più sottile ed eterea dell’anima (il piccolo angelo guardiano, in creolo haitiano il ‘Tit Bon Ange) dentro una bottiglia. In realtà, oggi sappiamo che le eclissi di sole dipendono dai movimenti reciproci fra terra, sole e luna; che il sole non si nutre di sangue e che gli zombie sono soltanto dei malcapitati cui viene somministrata una potente tossina estratta dal pesce-palla, la tetradotossina, che induce uno stato di morte apparente e una successiva vita in condizioni vegetative e di sostanziale demenza, utile soltanto per imprigionarli in una vita di schiavitù nelle piantagioni.

Man mano che la scienza progredisce, i confini del mito e della religione arretrano, sotto il peso schiacciante delle leggi naturali che vengono scoperte a spiegazione di fenomeni precedentemente attribuiti agli dei o alla magia. Oggi Stephen Hawking, il noto fisico e cosmologo britannico, lancia l’ultima sfida: Dio non esiste, o quantomeno la sua esistenza non è una spiegazione convincente della stessa nascita dell’universo. Hawking espone le sue tesi nel libro “The Grand Design”, scritto insieme al fisico Leonard Mlodinow.

Hawking non è un nome da poco nella fisica moderna: è un autentico peso massimo. Scopritore dei buchi neri, e delle loro proprietà termodinamiche e di irraggiamento di raggi gamma (la famosa radiazione di Hawking, che dovrebbe portare ad una “evaporazione” del buco nero, e che oggi si sta sperimentando negli acceleratori di particelle), nonché autore di un modello cosmologico aperto, privo cioè di confini nello spaziotempo, ed è peraltro anche membro della Pontificia Accademia delle Scienze. Gli argomenti con i quali sostiene l’inesistenza di un Creatore dell’universo sono estremamente complessi, perché riguardano il confine stesso della scienza moderna, e sono così riassumibili:

– Il big bang ha creato una quantità di energia (e quindi di materia, posto che materia ed energia sono sostanzialmente due manifestazioni di una stessa cosa, se accettiamo la famosa equazione di Einstein E=MC2) positiva esattamente uguale alla quantità di energia (e quindi di materia) negativa. Se energia positiva e negativa si equivalgono al momento del big bang, allora la loro somma algebrica è pari a zero. E’ quindi teoricamente possibile che la creazione di un universo ne crei un altro (un universo a energia negativa) in automatico, senza intervento di un teorico Creatore;

– In fisica quantistica, è possibile dimostrare che, in alcune condizioni, le particelle sub atomiche possano nascere dal nulla. E’ un concetto molto difficile da comprendere con la normale razionalità, ma perfettamente coerente con i principi di fondo della meccanica quantistica. A livello subatomico e in condizioni di non-vuoto, la variazione di energia in un intervallo infinitesimo di tempo è approssimativamente pari alla costante di Dirac (cioè a un valore energetico piccolissimo, grosso modo pari a 1,05 preceduto da 34 zeri joules). Ciò significa che per brevissimi periodi di tempo è possibile che sia violato il principio di conservazione dell’energia. Cioè che si crei ex novo energia, e che tale energia generi ex novo una particella (poiché come detto energia e materia sono manifestazioni diverse della stessa cosa). Ora, l’universo prima del big bang era una particella piccolissima, di dimensioni da particella sub atomica. Quindi è teoricamente possibile che tale particella di partenza si sia creata “da sola”, ovvero da una fluttuazione quantistica del vuoto, senza intervento divino;

– Secondo la teoria della relatività, spazio e tempo sono strettamente correlati fra loro, tanto da costituire una trama unica spaziotemporale. Ora, se lo spazio è stato creato dal big bang, allora anche il tempo è stato creato nello stesso momento. Non esisteva tempo prima del big bang. Infatti, nei buchi neri, che rappresentano il modello più simile a quello del big bang, il tempo rallenta man mano che ci si avvicina al centro del buco nero, fino a fermarsi completamente. Se non esisteva il tempo prima del big bang, non esiste più il nesso di causalità fra un Creatore e la sua creatura. Non può esserci stato un Creatore che abbia realizzato il nucleo elementare da cui è scaturito il big bang, perché….non avrebbe avuto il tempo di realizzare tale opera.

 

Gli argomenti addotti da Hawking sono molto seri scientificamente, ma purtroppo per lui, non conclusivi rispetto alla dimostrazione dell’inesistenza di Dio. Il fatto che il big bang abbia creato una quantità di energia di segno negativo e di valore assoluto pari a quello dell’energia “positiva”, tale cioè da poter generare un nuovo universo negativo, non è incompatibile con il fatto che oramai la fisica più avanzata sta accettando in modo sempre più convinto la teoria della molteplicità degli universi. Tale teoria è infatti l’unica possibile per risolvere problemi matematici e probabilistici irrisolvibili in una ipotesi di universo singolo, ed è l’unica che possa spiegare fatti misteriosi, come ad esempio la constatazione che l’interazione gravitazionale nel nostro universo è inferiore a ciò che dovrebbe essere (spiegazione che può essere fornita dalla teoria delle stringhe, che prevede la possibilità che parte della gravità del nostro universo trasmigri in altri universi; inoltre, seguendo la teoria delle stringhe, è chiaro che se vi sono dimensioni aggiuntive rispetto alle tre dimensioni spaziali + una temporale in cui è strutturato il nostro universo, devono esistere altri universi in cui tali dimensioni si estrinsecano, anche se si tratta di universi piccolissimi, tali cioè da non poter essere da noi visti). Francamente tutto ciò non è incompatibile né con l’esistenza, né con l’inesistenza, di Dio. Riguardo alla creazione dal vuoto della particella elementare che ha dato luogo al nostro universo a seguito del big bang, in realtà si è dentro una frontiera della fisica quantistica ancora inesplorata, e che riserverà ancora molte sorprese. Intanto occorre chiarire il concetto di “vuoto quantistico”. Si tratta di un vuoto che in fondo non è poi così “vuoto”. Questo perché in fisica quantistica esiste un principio fondamentale, che peraltro è stato confermato da una serie impressionante di verifiche empiriche, ovvero il principio di indeterminazione di Heisenberg. Tale principio ci dice, in soldoni, che, a livello subatomico, e quindi nel campo quantistico, è impossibile misurare con precisione assoluta e margine di errore pari a zero contemporaneamente posizione e velocità di una particella. Se nel vuoto quantistico non esistesse, sia pur a livelli infinitesimali, una qualche energia, allora una particella che si creasse dentro questo vuoto sarebbe immobile e priva di energia, e quindi sarebbe possibile misurarne con esattezza posizione e velocità. Ma ciò, per l’appunto, violerebbe il principio di indeterminazione.

Quindi nel vuoto quantistico “primigenio” esistono quantità, sia pur minime, di energia sotto qualche forma, nonché una serie di potenzialità di realizzazione di particelle (particelle virtuali) che possono realizzarsi effettivamente in corrispondenza con fenomeni (forse di tipo meccanico) chiamati “fluttuazioni quantistiche”, ovvero vere e proprie “onde” che si formano nel vuoto. Quindi l’obiezione del credente sarebbe immediata: ammettiamo che la particella primigenia dell’universo si sia formata “da sola” all’interno del vuoto quantistico. Ma chi ha creato quella quantità minima di energia, e quei fenomeni ondulatori, che increspano la superficie piatta del vuoto quantistico primigenio, se non un Creatore?

Anche il ragionamento relativo all’assenza di un tempo prima della creazione, per quanto sembri logico, in realtà lascia il tempo che trova (mi si perdoni il gioco di parole). Noi infatti stiamo ragionando all’interno del mondo subatomico dei quanti, che segue regole e meccanismi diversi da quelli cui siamo abituati (non a caso la fisica moderna è ancora alla ricerca del sacro Graal di una teoria unificante del tutto, in grado cioè di mettere insieme fisica quantistica e fisica relativistica). Non è detto quindi che abbia senso ragionare in termini di legami causa-effetto, che ovviamente sono correlati allo scorrere, sia pur infinitesimale, di una certa quantità di tempo, poiché in realtà il campo quantistico funziona sulla base dei concetti di casaulità e probabilità. Stiamo parlando di un mondo, quello quantistico, in cui le particelle appaiono “dal nulla” e scompaiono nel “nulla”, in cui addirittura è stato dimostrato che una singola particella può esistere contemporaneamente in due luoghi diversi. Come possiamo applicare a tale bizzarro mondo le regole di causa/effetto che vigono nel nostro mondo?

Con tutto questo non voglio dire che Hawking non abbia ragione. Voglio solo dire che secondo me la questione di chiedersi, sotto un profilo scientifico, se Dio esista o meno, è mal posta. Perché si utilizzano metodi scientifici per approcciare una questione irriducibilmente metafisica. Quando Galileo scoprì che la terra gira attorno al sole, e non viceversa, il suo obiettivo fondamentale non era quello di confutare la dottrina cosmologica della Chiesa. Il suo obiettivo, da buon scienziato, era di interrogarsi su un fenomeno fisico (la rotazione degli astri) e stabilire la verità. Che poi questa verità distruggesse il dogma cattolico è stato un risultato collaterale. Quando Darwin elaborò la sua teoria evoluzionistica, il suo obiettivo era di interrogarsi su una questione scientifica (l’origine delle specie viventi). Poi le sue scoperte distrussero le favolette bibliche sulla creazione. Ma non era quello il problema fondamentale da risolvere. Se Darwin avesse avuto come obiettivo principale quello di confutare, in qualche modo, la teoria biblica della creazione, probabilmente si sarebbe disperso in mille rivoli, magari anche di tipo teologico o filosofico, e non avrebbe mai portato a realizzazione la sua teoria evoluzionistica.

L’impostazione scientificamente corretta del problema che si pone Hawking è quella di chiedersi come è nato l’universo, cosa ci fosse, ammesso che ci fosse qualcosa, prima dell’universo, e da cosa questo qualcosa era nato, o era causato. Una simile ricerca naturalmente ci condurrà anche a rispondere al quesito circa l’esistenza di Dio, ma in forma derivata. Altrimenti ci si perde in un loop senza uscita. Perché se l’analisi del vuoto quantistico primigenio è fatta sotto l’angolatura di stabilire se Dio esiste o meno, allora ci si perde in una discussione infinita su chi creò la fluttuazione quantistica, su chi creò l’energia minima presente nel vuoto quantistico primigenio, e così via. Diventa una dispersione di energie.

Peraltro, il porsi obiettivi metafisici per portare avanti processi di ricerca scientifica è anche molto pericoloso per la stessa comunità scientifica. Se si diffonde nel grande pubblico l’idea che i fisici quantistici ed i cosmologi stanno indagando sull’esistenza di Dio, non è da escludere che un futuro presidente degli Stati Uniti di impostazione cattolica integralista tagli i fondi pubblici per la ricerca. C’è già la Chiesa a compiere la malsana operazione di affibbiare etichette morali o religiose alla ricerca scientifica, con il risultato di creare enormi problemi all’avanzamento della stessa (si pensi alla vexata quaestio della ricerca sulle cellule staminali). Sarebbe il caso di evitare che anche gli scienziati cadessero nello stesso errore.

E tra l’altro, il porsi obiettivi metafisici nel campo della ricerca scientifica porta a ragionamenti devianti: Hawking conclude, bello bello, che siccome non esiste Dio, allora non esiste nemmeno una vita dopo la morte. In realtà non è possibile, con le nostre attuali conoscenze, stabilire un simile nesso. Potrebbe non esistere un Dio personale, ma esistere la vita dopo la morte, o viceversa potrebbe esistere Dio, ma non una vita ultraterrena. Cosa ne sappiamo noi? Intanto siamo ancora lontani dall’avere una definizione scientifica della vita. Gli esperimenti di creazione in vitro di nuova vita unicellulare sono di lunga data, potendo farsi risalire all’esperimento di Miller del 1953, che tentò di ricreare in laboratorio le condizioni di “brodo primordiale” che dettero avvio alla vita sulla terra. Questo filone di ricerca, sinora, non è riuscito a fare altro che costruire, in vitro, catene di aminoacidi, ovvero il mattone primordiale di ogni forma di vita, ma senza riuscire a creare un organismo, sia pur unicellulare, vivente. Anche l’esperimento, tanto pubblicizzato, realizzato nel 2010 da Craig Venter, è ben lontano dall’avere creato nuova vita in vitro. Venter non ha fatto altro (si fa per dire, perché in realtà ha raggiunto un risultato straordinario) che ricostruire sinteticamente un intero genoma, andandolo però poi a incollare su un citoplasma già esistente in natura, creando quindi non una vita artificiale, ma modificando radicalmente il patrimonio genetico di un organismo già esistente. Peraltro lo stesso genoma ricostruito artificialmente non è stato inventato ex novo dagli scienziati, ma è la copia pedissequa del genoma di un microrganismo già esistente in natura, il Mycoplasma Micoides. Tale genoma è quindi stato inserito in un altro microrganismo esistente in natura, privato del suo DNA originario, il Mycroplasma Capricolum. Creando quindi un ibrido. Replicando quindi nel mondo batterico un esperimento fatto da millenni dai contadini: prendi una cavalla, la accoppi con un asino, e ti esce un ibrido chiamato mulo. Altro che vita artificiale!

Naturalmente ho il massimo rispetto per le opinioni di Hawking, e per ciò in cui crede. Tuttavia, l’affermazione apodittica secondo cui non esiste la vita dopo la morte non è scientifica, per il semplice motivo che non sappiamo ancora cosa sia la vita, figuriamoci se siamo in grado di sapere cosa sia la morte. Il suo campo scientifico, però, sta sempre più accreditando l’ipotesi del multiverso. In tale ipotesi, esisterebbero n universi paralleli, in ciascuno dei quali opererebbe una copia perfetta, un sosia di noi stessi, che ha fatto scelte esistenziali, o ha intrapreso strade, diverse dalla nostra. Per cui se in un universo io mi sono sposato con una certa donna, immediatamente nasce un altro universo in cui un mio sosia perfetto sposa un’altra donna, ed ancora ne nasce un altro in cui il mio sosia non si sposa affatto, rimanendo per sempre scapolo (e mi si consenta di avere una certa invidia per questo mio sosia). Per cui, se in un universo io muoio, ci deve essere necessariamente un altro universo in cui evito l’evento mortale e sopravvivo. E spingendo al limite il ragionamento, deve esistere almeno un universo in cui nessuno di noi è nato, ed un altro universo in cui nessuno di noi può morire.

Circa un anno fa sono dovuto andare al funerale di un mio paesano. Il parroco, nella sua omelia funebre, dichiarò: “il nostro caro amico oggi non è morto. Vive in un’altra dimensione”. Mi ha portato sollievo il pensiero che chissà quanti luminari della fisica moderna si sarebbero trovati perfettamente d’accordo con questa affermazione di un umile parroco di campagna.
 
 
 
17 maggio 2012 
  
dal sito  http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/

 
 

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