IL VENEZUELA DI FRONTE ALLE ELEZIONI di Guillermo Almeyra

 

IL VENEZUELA DI FRONTE ALLE ELEZIONI
di Guillermo Almeyra

Certamente, vincere le prossime elezioni e conservare non soltanto la presidenza della Repubblica ma anche la maggioranza in parlamento è naturalmente la condizione di base per tenere in piedi il processo bolivariano. Chávez deve vincere – e vincerà – per infliggere un ulteriore colpo all’indebolita destra e alla pressione degli Stati Uniti, che tornerà ad incrudirsi una volta conclusa la vicenda elettorale statunitense, sia che vinca Barak Obama sia, a maggior ragione, che vinca il cavernicolo Mitt Romney.
Tuttavia la destra, che conta sull’appoggio di oltre un terzo dell’elettorato, non è solo composta da oligarchi e fascisti. Anche vaste frange di ceti medi ed anche di operai la voteranno perché insoddisfatti per l’insicurezza, la corruzione interna all’apparato statale, l’imposizione dei candidati in seno al Psuv (privo di autonomia e strumento burocratico del governo), nonché per il sistema verticistico con cui si prendono tutte le decisioni. Questi operai e ceti medi poveri non sono controrivoluzionari e agenti dell’imperialismo, come i loro candidati e principali dirigenti, ma conservatori e neoliberisti che però il processo bolivariano dovrebbe cercare di conquistare o di neutralizzare, per staccarli da chi li sta portando al disastro, anziché metterli tutti nello stesso sacco di quanti lavorano per tornare al passato.

Al tempo stesso, coloro che votano per Chávez non sono ciechi di fronte ai problemi connessi alla corruzione, al verticismo, al burocratismo, alla conduzione militaresca di un processo che esige, invece, la più ampia e decisiva partecipazione della popolazione, la piena discussione delle diverse possibili soluzioni dei problemi di fondo, il controllo popolare delle realizzazioni e delle istituzioni. Tra questi vi sono centinaia di migliaia di persone che si sono mobilitate, che hanno fatto scioperi che sono stati repressi e che sono contrarie al metodo di selezione dei candidati, troppe volte autoritario e burocratico, e all’asfissia della democrazia di base, ma che, nonostante questo – per maturità politica – voteranno per Chávez contro la destra nazionale e internazionale, senza lasciarsi ingannare dalla propaganda falsamente di sinistra dei lupi mascherati da agnello che seguono Cardiles.
Le elezioni dovrebbero costituire l’occasione per favorirne l’autorganizzazione e la politicizzazione perché la base del “chavismo” costituisce la garanzia della salvaguardia del processo bolivariano, così come è stata la forza che ha sconfitto nelle piazze i golpisti grazie alla mobilitazione al momento del golpe che aveva destituito Chávez.

Anziché presentare una candidatura indipendente e antichavista, quale quella del combattivo sindacalista Orlando Chirino, separando i socialisti dai chavisti, la sinistra rivoluzionaria avrebbe dovuto lavorare insieme ai chavisti sostenitori del socialismo per rafforzare l’autorganizzazione dei lavoratori e, una volta sconfitta la destra, dar battaglia in condizioni migliori contro il verticismo e i burocrati tecnocratici che aspettano che Hugo Chávez se ne vada per controllare l’apparato statale. Le grandi battaglie, infatti, verranno dopo ottobre.
Perché, per un verso, la sconfitta elettorale della destra non le lascia se non la strada del golpe (oggi ancora prematuro) o dell’assassinio di Chávez, e la costringe a corteggiare la destra burocratica chavista per il dopo-Chávez. Infatti l’altra possibilità – quella di un’invasione dalla Colombia – è stata al momento allontanata o rinviata grazie alla vittoria della diplomazia cubana e venezuelana che ha pacificato il confine colombiano-venezuelano aprendo la strada per la pace tra il governo di Bogotà e le Farc e l’Eln, cosa che lascia ai militari di destra colombiani e agli Stati Uniti pretesti per qualunque provocazione e, al tempo stesso, stimola il rientro nelle proprie terre di centinaia di migliaia di contadini sloggiati da queste, che si scontreranno con i paramilitari e i narocotrafficanti.

Perché, per altro verso, Chávez non ha permesso, con il suo decisionismo, lo sviluppo di una squadra di rivoluzionari che possa sostituirlo ed ha, al contrario, concesso potere a figure conservatrici e di destra che ritiene gli siano fedeli, quali Diosdado Cabello e tanti altri. Il bonapartismo dischiude sempre la strada alla transizione burocratica verso la controrivoluzione, per cui, onde evitare questo rischio, la vittoria elettorale dovrà fornire le basi perché il popolo venezuelano crei e sviluppi il proprio potere basilare di fronte a quanti intendono considerarlo solo come massa di manovra e sostituirlo.

Le elezioni sono un misto tra un processo democratico e legale di risoluzione dei conflitti, un’accesa lotta di classe mascherata e mediata, e una contesa in seno allo stesso processo bolivariano tra una casta burocratico-tecnocratica che si va affermando nel governo, Hugo Chávez che si muove in maniera bonapartista e, per finire, la spinta popolare per costruire elementi di potere del popolo. L’andamento del prezzo mondiale del petrolio – che determina i margini di cui dispone il governo Chávez – e gli sviluppi delle condizioni di salute dello stesso Comandante, sono altrettanti elementi incontrollabili e che continueranno ad avere grande incidenza sull’evoluzione del processo bolivariano dopo le elezioni di ottobre. Se infatti il prezzo del petrolio scendesse a causa del ridursi del consumo mondiale in seguito alla crisi, si acuirebbe la polemica sulla redistribuzione degli introiti tra le varie classi e settori sociali e, se la malattia del presidente peggiorasse nel 2013, la lotta per la sua sostituzione porrebbe all’ordine del giorno l’alleanza tra la destra chavista e il settore dell’opposizione più disposto a trattare per controllare il potere in una sorta di colpo di Stato incruento e burocratico.

Per questo è fondamentale utilizzare le elezioni per seminare idee socialiste, accrescere la politicizzazione e la coscienza fra i lavoratori e i settori popolari, costruire potere popolare battendosi per la vittoria di Chávez, senza tuttavia sottomettersi al chavismo burocratizzato

31 agosto 2012

per “La jornada”
traduzione di Titti Pierini

dal sito  http://antoniomoscato.altervista.org/

 

1 Commento

Archiviato in Almeyra Guillermo

Una risposta a “IL VENEZUELA DI FRONTE ALLE ELEZIONI di Guillermo Almeyra

  1. julian

    condivido appieno, ma aggiungo un possibile scenario da non sottovalutare:Chavez, vincerà le elezioni, l’opposizione non le riconoscerà, ci saranno manifestazioni di protesta , qualche sicario probabilmente paramilitare colombiano sparerá sulla folla, Amnesty dará la colpa a Chavez, gli americani, l’europa protesteranno, repubblica e tutti i media servi, ci riempiranno di merda, qualcuno organizzera proteste contro Chavez, spunterà “l’esercito libero del Venezuela”, ( sono anni che si infiltrano paramilitari coolombiani, e agenti della cia) e insomma il resto gia si sa, no?

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