LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA E’ UFFICIALMENTE MORTA



LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA E’ UFFICIALMENTE MORTA
di Andrea “Perno” Salutari

La FdS è nata morta
Il 5 dicembre del 2009 ero al Brancaccio di Roma all’assemblea fondativa della Federazione della Sinistra, ricordo un viaggio di speranza, lotta e coesione con tantissimi compagni, un treno rosso. Oggi, 3 novembre 2012, tramite un freddo computer, constato che la FdS è ufficialmente morta. Anzi, per essere preciso, la FdS non è morta ufficialmente perché l’immobilismo di questo cartello elettorale è incapace di prendere una posizione a maggioranza.
Tre anni fa lanciammo il referendum contro la legge 30, in realtà quel referendum non partì mai.
Ma in questi anni la nostra lotta non si è mai fermata e le migliaia di firme raccolte in queste settimane per difendere l’art.18 sono lì a testimoniarlo perché noi siamo il popolo che lotta.

Ma perchè la FdS si è rotta?
Si sono confermate le differenze tra Partito del lavoro/Pdci da una parte e Rifondazione dall’altra; i primi tenteranno di entrare nel centrosinistra e relative primarie, mentre Rifondazione Comunista proverà a costruire una coalizione alternativa a Monti e all’alleanza Vendola-Bersani-Casini.

Diliberto dopo Prodi voterà Bersani.
La nuova linea di Diliberto e del PdCI:
Bersani, oggettivamente, ha ridato un segno laburista socialdemocratico al Pd. Almeno nelle sue intenzioni per il futuro. Vuol provare ad archiviare la fase del governo Monti e con esso la stagione fallita del neoliberismo. Cerca di accantonare le fascinazioni clintoniane e blairiane delle terze vie che tanto hanno pesato sulla sinistra italiana. Non a caso – e soprattutto grazie a Vendola – la carta d’intenti non contiene più il riferimento a Monti che, invece, c’era nella prima versione del Pd. Dopo aver registrato oggi, la differenza di orientamento con Rifondazione, tre componenti su quattro della Fds (Pdci, Lavoro e solidarietà di Gian Paolo Patta e Socialismo 2000 di Cesare Salvi) vogliono provare a fare l’accordo con il centrosinistra”. (1)

Il PdCI parteciperà alle primarie sostenendo al primo turno Vendola e al secondo turno Bersani.
Il PdCI alle precedenti primarie, quelle dell’Unione targate 2005, a Bertinotti e Di Pietro preferì votare Prodi.

Rifondazione Comunista contro Monti e il Partito Democratico.
La manifestazione No Monti Day aveva mostrato bene la differenza tra chi aveva il coraggio politico di contestare Monti e i suoi alleati (Berlusconi, Bersani, Casini) e chi, come Diliberto e Salvi, ha preferito non partecipare.

La posizione di Rifondazione Comunista:
Le politiche del governo Monti aggravano la crisi sociale, la recessione e alimenta la drammatica perdita di posti di lavoro. (…)
Il governo ha quindi tracciato una strada di destra destinata a perdurare negli anni, indipendentemente dalla presenza di Monti, ma ai provvedimenti già assunti e votati da PD, PDL e UDC. […]
Il superamento e la sconfitta delle politiche di Monti non può essere affidato al centro sinistra, che è indisponibile a mettere in discussione le scelte sin qui operate, a partire dall’articolo 18, dal pareggio di bilancio e dall’applicazione del Fiscal Compact. Per questo proponiamo la costruzione di una coalizione politica che possa diventare uno schieramento elettorale di tutte le forze politiche, sociali e associative che si oppongono da sinistra al governo Monti.
Riteniamo necessario unire la sinistra. La costruzione di un processo inclusivo e partecipato, che allarghi il terreno della partecipazione politica unitaria a sinistra, la realizzazione in Italia del progetto della Sinistra Europea, la costruzione del corrispettivo di Syriza, del Front de Gauche, di IzquierdaUnida, della Linke, insomma recuperare le migliori esperienze politiche che si sono prodotte in Europa, rappresenta l’obiettivo fondante il nostro progetto politico, su cui lavorare nei prossimi mesi.”

I comunisti amano scindersi … siamo giunti all’atomo!

Pubblico una sintesi di uno scritto ironico, ma non troppo, di Matteo Pucciarelli
perché giustamente siamo sbeffeggiati da tutti. (2)

“In Italia fino al 1991 c’erano due partiti comunisti: il Pci (una corazzata vera) e Dp (piccola ma agguerrita). Poi il Pci capì che non era più comunista e diventò Pds. Ma siccome non tutti nel Pci volevano essere altro, insieme a quelli di Dp fecero il Prc. 
Più tardi i comunisti del Prc si divisero in due: quelli che non ci stavano più ad allearsi con gli ex comunisti del Pds e quelli che invece pensavano che invece no, bisognava stare insieme con gli ex comunisti anche a costo di rompere con quelli sempre tali. Così nacque il Pdci.
Il Prc era forte, ma non era un partito di massa. Il Pdci era più piccolo, ma compensava con seggi e assessorati, più o meno uno ogni tre iscritti.
Poi comunque anche il Prc cambiò idea e decise che ci si poteva alleare con gli ex comunisti dei Ds, e quindi si ritrovarono tutti insieme a litigare in un canaio chiamato Unione e il capo del Prc diventò presidente della Camera e salutò calorosamente gli operai, che però da tempo si sentivano
rappresentati da altri.
Andò che l’Unione non resse, i comunisti sia del Prc che del Pdci furono costretti a votare provvedimenti tutto fuorché comunisti e non contento, alla fine, un altro ex comunista disse che alle prossime elezioni basta coi comunisti rompicoglioni. Infatti il governo cadde e i comunisti – loro malgrado – finalmente si ritrovarono uniti. Si aggiunsero altri ex comunisti dei Ds che pensavano fosse necessario stare insieme coi comunisti anche a costo di lasciare gli altri ex comunisti. Fu un disastro. I comunisti restarono fuori dal parlamento.
Allora parecchi comunisti del Prc – che anni prima non volevano stare con gli ex comunisti e che per quello erano incazzati a morte con quelli del Pdci che invece erano nati apposta – pensarono che fosse importare ricominciare ad avvicinarsi agli ex comunisti del Pd ex Ds (rimessa dentro la “p”, fuori la scomodissima “s”) e siccome volevano unire la sinistra si scissero e fondarono Sel, diventando pure loro ex comunisti. I comunisti del Prc rimasti tali insieme agli altri del Pdci decisero che almeno i comunisti dovevano stare insieme per cui diedero vita alla Fds. La Fds chiedeva l’unità con i vecchi compagni di Sel ma Sel la voleva con i vecchissimi compagni del Pd.
Siamo a oggi. Pd e Sel si uniscono in una coalizione e la Fds resta fuori. Ma il Pdci che chiedeva l’unità dei comunisti pensa che prima sia necessaria l’unità con gli ex comunisti di Pd e Sel e allora probabilmente la Fds scomparirà e il socialismo resta lo slogan buono per parlarci addosso e insomma stasera fa caldo per essere a ottobre e a me fa male la testa e sinceramente a starvi dietro a tutti quanti si diventa scemi.

La Carta degli intenti delle primarie del PD
Se vinciamo le elezioni governermo con la sinistra di Vendola e i moderati di Casini, indipendentemente da quello che dicono. E’ propaganda. Noi siamo garanti che si farà questo governo. Sarà un governo formato da forze politiche che si sono opposte a Berlusconi e, terzo, garantisce sia il rigore europeista sia il rinnovamento sociale di cui l’Italia ha bisogno” (D’Alema)

Ad ognuno la propria prospettiva, la propria battaglia, il proprio futuro. Per me lottare con dignità e per riconquistare la dignità vuol dire non appartenere a questo centrosinistra fondato sul montismo! Siete liberi di avere la vostra posizione: ma da qui non mi spostate!
Ma prima di andare a votare leggete bene quella carta degli intenti, leggete bene il vostro futuro.

Carta d’intenti per il patto tra democratici e progressisti
Il nostro posto è in Europa. Lì dove Mario Monti ha avuto l’autorevolezza di riportarci […].
Salvare l’Europa nel pieno della crisi significa condividere il governo dell’emergenza finanziaria […] in cui il piano nazionale e quello continentale saranno intrecciati stabilmente. Una legislatura nella quale dovrà rivivere l’orizzonte ideale degli Stati Uniti d’Europa. Qui vive la ragione che ci spinge a cercare un accordo di legislatura con le forze del centro moderato. Collocare il progetto di governo italiano nel cuore della sfida europea significa essere alternativi alle regressioni nazionaliste, anti-europee e populiste, da sempre incompatibili con le radici di un’Europa democratica, aperta, inclusiva. […]
Le forze della coalizione, in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare a:
– sostenere in modo leale e per l’intero arco della legislatura l’azione del premier scelto con le primarie;
– assicurare il pieno sostegno, fino alla loro eventuale rinegoziazione, degli impegni internazionali già assunti dal nostro Paese o che dovranno esserlo in un prossimo futuro;
– appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico economico federale dell’eurozona.
I democratici e i progressisti s’impegnano altresì a promuovere un “patto di legislatura” con forze liberali, moderate e di Centro, d’ispirazione costituzionale ed europeista, sulla base di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni.
Per l’Italia, bene comune.

Dividi et impera
La sinistra è immobile. L’elettorato di sinistra è da anni ancorato a quel 10% suddiviso nei partiti di sinistra.
Ad ogni tornata elettorale si dimostra come l’elettorato di sinistra non è in aumento, ma si sposta di elezione in elezione da un partito all’altro. La conflittualità a sinistra, spesso manovrata dal PD, permette ai democratici di diventare il primo partito d’Italia.
Quindi la domanda: lo scopo dei partiti della sinistra di sistema è quello di pescare l’elettorato di sinistra del PD ed egemonizzare quello spazio o conquistare elezione dopo elezione la parte meno fedele di quel 10% citato prima? Certo, entrambi! Ma da anni vediamo solo il secondo fenomeno. Le diatribe continuano a sinistra, sono di fatto gli stessi dirigenti della sinistra che stanno facilitando il declino della sinistra italiana e dell’intero paese.

Ferrero si converte al Terzo Documento?
Rifondazione è passato in meno di un anno dal dire: “Fronte democratico contro Berlusconi” a “Il Pd è un partito di destra

La volontà della Merkel di abolire la democrazia in Europa, commissariando i paesi europei al fine di imporre politiche neoliberiste, è inaccettabile. Già oggi, con l’accettazione del Fiscal Compact l’Italia non può più decidere la propria politica economica e la Merkel propone di chiudere il cerchio affidando alle tecnocrazie europee tutte le decisioni di bilancio. In questo modo la democrazia scompare e aumenta la disoccupazione. Di fronte a questa strada occorre riprendersi la sovranità nazionale e popolare, in primo luogo disdettando il Fiscal Compact e impedendo al governo Monti di tradire ulteriormente la Costituzione Italiana“. (Paolo Ferrero)

L’esigenza non più rinviabile di una sinistra anticapitalista indipendente ed alternativa anche al PD spiega il vizio di origine ed il fallimento della Federazione della Sinistra, una scelta che ha prodotto dissenso e disorientamento in moltissimi compagni/e, vissuta come l’esplicito tentativo di liquidare l’esperienza comunista in Italia.
Unire e far crescere le diverse lotte di resistenza alla crisi rappresenta il compito immediato per sviluppare un forte movimento di opposizione sociale e politico contro le manovre antipopolari.
Non pagare il debito, nazionalizzare le principali banche, colpire la speculazione finanziaria l’evasione fiscale, tassare i grandi patrimoni ed i redditi alti, tagliare le spese militari e ritirarsi subito dagli scenari di guerra.
-La centralità di una linea politica anticapitalista e di una pratica di opposizione, elaborate e verificate
nel vivo della lotta di classe e del radicamento sociale rappresenta un primo elemento di garanzia;
-La critica alla “doppiezza” tra enunciazioni “rivoluzionarie” e pratica politica opportunista, diventa una necessità per recuperare una sostanziale coerenza tra fini e mezzi della azione politica, tra programma e scelte istituzionali
-l’organizzazione del partito e lo stile di lavoro devono essere coerenti con le finalità del nostro programma politico. La democrazia interna, la partecipazione di base nella definizione delle scelte, la formazione dei programmi di lavoro e dei gruppi dirigenti
– La formazione politica e la socializzazione delle esperienze, rivolta in particolare ai giovani ed ai militanti impegnati nel lavoro di massa, sono indispensabili per la crescita di un gruppo dirigente diffuso, esperto ed affidabile

(Doc.3 dell’ultimo congresso del PRC)

La diatriba comunista e l’unità.
La riconquista della credibilità è tema prioritario e non rimandabile. Le diatribe hanno coinvolto pure le gioventù comuniste e il futuro sembra scritto. Il comunismo da rosso si sta sbiadendo nell’attuale sinistra rosata ed il futuro è imminente. I comunisti sventoleranno bandiera bianca. Sconfitti dalla storia, sconfitti per mano propria.
La FdS è ufficialmente morta. Anche oggi non hanno avuto il coraggio di prendere una decisione.
L’incapacità di prendere una decisione e restare uniti mi sconcerta, evidenzio la solita malattia: poca democrazia di base e decisioni prese dall’alto con le inevitabili “rotture ed uscite” da parte di chi è minoranza.
Da oggi vigerà ufficialmente l’anarchia della linea. Il PdCI abbraccia il PD di Bersani e parteciperà alle primarie, sostenendo difatto la Carta degli Intenti e scegliendo Vendola al primo turno e Bersani al secondo. Nulla di nuovo sotto il sole. Il nostro percorso si divide di nuovo! Io penso ancora all’unità dei comunisti contro il neoliberismo europeo targato PSE-PPE. Forse ci incontreremo di nuovo un giorno.
Auguri a tutti i compagni, da domani il cammino sarà ancora più duro!

Andrea ‘Perno’ Salutari

3 novembre 2012

dal sito  http://patriadelribelle.blogspot.it/

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