IL “NUOVO” GIOCO DI BERLUSCONI E LE CARTE DI MONTI di Antonio Moscato

 

 

 

IL “NUOVO” GIOCO DI BERLUSCONI E LE CARTE DI MONTI
di Antonio Moscato

 

 

Berlusconi ha preso l’iniziativa di passare all’opposizione: primo scopo, differenziarsi dal governo Monti, in un momento di sua massima impopolarità (per l’IMU, ma anche la contrazione dei salari reali e il crollo dei consumi, e dell’occupazione, ben superiore a quanto dichiarato dall’ISTAT o da altri organismi compiacenti). Conta poco che l’IMU, consigliata dall’UE, fosse stata decisa dallo stesso governo Berlusconi-Tremonti, e che lo svuotamento delle buste paga e il crollo dell’occupazione siano la conseguenza di un attacco bipartisan cominciato da molti anni, anche se portato avanti da Monti, Fornero e soci con particolare decisione, grazie al consenso del 99% dei mass media, e a quello di una indecente maggioranza parlamentare basata sull’accordo ABC…

La Lega, per parte sua, da mesi denuncia dall’opposizione, l’iniquità dell’IMU,  facendo finta di scordarsi di aver votato a marzo del 2011, in un tripudio di retorica federalista, il decreto legislativo che l’introduceva.

Come già un anno fa, purtroppo, a scalzare il governo non è un forte movimento di massa, che condizionerebbe da sinistra lo sviluppo degli eventi, ma una azione interna alla classe dominante e ai suoi assetti politici.

Non a caso l’irresponsabile Berlusconi gioca poi a fare il responsabile assicurando che i voti del PDL consentiranno di approvare in tempo la Legge di Stabilità. Bel risultato: contribuiranno in extremis a varare l’ennesima stangata, ma presentando questo appoggio come un gesto altruista, o un sacrificio, e scaricando quindi sul solito tafazziano PD l’onere di sostenerla con convinzione, perdendo presumibilmente parte dei fragili consensi acquisiti con lo spettacolino delle primarie. Intanto riuscirà anche a impedire l’approvazione delle modestissime norme sulla corruzione e l’eleggibilità dei condannati (che ne avrebbe esclusi…due!).

Ma Monti, cosa vuole ottenere con le sue dimissioni, annunciate subito, senza aspettare la scadenza prevista o un formale voto di sfiducia al governo, in cui poteva “vedere le carte” a un PDL in evidente crisi? Le uscite dall’aula di parte della destra avevano evitato di far cadere il governo, evidentemente bastava fare scena… Non è escluso che l’accelerazione di Monti serva soprattutto a migliorare la sua posizione nel caso di un suo impegno elettorale, sia pure indiretto. Monti potrebbe tentare di evitare un serio bilancio del suo operato scaricandone la colpa su chi “lo ha sabotato”. Ma l’anticipazione del voto potrebbe anche permettere al PDL di rilanciare l’offensiva per l’Election Day, a cui tiene tanto e a ragion veduta. Consentirebbe infatti di evitare che un ampio campione elettorale (il Lazio, sommato alla ben più significativa Lombardia) faccia verificare un ulteriore sfaldamento del centro destra e acceleri il “si salvi chi può!” al momento delle politiche.

E Monti che, contrariamente a quel che pensa e sostiene il gruppo dirigente del PD, è organicamente di destra, non vorrebbe trovarsi a “dover” tornare al governo (come potrebbe avvenire “per necessità” in caso di instabilità provocata da un successo eccessivo del M5S), ma alla testa di una coalizione in cui il peso della destra si sia troppo ridimensionato.

Grillo ha saputo anticipare i tempi delle sue “parlamentarie”, non più democratiche delle primarie del centrosinistra, ma che possono affascinare una parte dell’elettorato, apparendo la grande novità di queste elezioni. In ogni caso si è premunito dai colpi di coda del vecchio establishment, preparando in anticipo le liste, mentre il progetto di “Cambiare si può” è ancora molto indietro, soprattutto se si discute più su chi escludere o a chi allargare (Ferrero propone perfino l’IDV!), che su programmi e metodi a partire da una riflessione sulle cause di tante sconfitte.

Inutile aggiungere che sarebbe forte la tentazione di ignorare queste schermaglie bizantine tra vecchi complici, intessute di inverosimili bugie: Berlusconi afferma che ci sarebbe il tempo per modificare la legge elettorale, dopo aver sabotato qualsiasi possibile riforma cambiando le carte in tavola ogni giorno per mesi, Monti sostiene che si dimette perché offeso dal giudizio severo e sleale di Alfano, come se Alfano fosse qualcosa di diverso da un manichino telecomandato…

Ma questa farsa è possibile perché manca la sinistra, non solo dal parlamento, ma dalle lotte, che continuano, ma sono frammentate e parziali, con grande difficoltà a ritrovarsi in un movimento complessivo. E le organizzazioni sindacali maggioritarie, compresa la CGIL, non hanno alcuna intenzione di sviluppare le mobilitazioni per la difesa degli interessi complessivi dei lavoratori, dei pensionati, dei precari.

9 dicembre 2012

dal sito  http://antoniomoscato.altervista.org/index.php

 

 

 

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