IL “GRILLISMO” SPIEGATO … AI GRILLINI di Enrico Pellegrini

 



Il “Movimento Cinque Stelle” rappresenta uno dei fenomeni a rilevanza di massa degli ultimi anni. Presentato come un insieme di legittime aspirazioni derivanti dalla conseguenza del “marciume” della politica, esso si configura come un’assolutà novità nel panorama politico italiano e come un effettivo strumento “liberatore” dai corrotti, dagli schiavi del sistema, dai ladri di stato, dal malaffare vagamente inteso ecc. La professionalità e la grande capacità artistico-comunicativa di Beppe Grillo agiscono da propulsore fondamentale e da catalizzatore mediatico per tutta una serie di istanze a cui ,dal palco, il comico genovese trova (apparentemente) sempre risposte e soluzioni adeguate (“via tutti!”). Il seguito di massa del suo “Tsunami-Tour” è un dato di fatto e coglie ,nel contempo, un elemento ineludibile: la totale assenza dei suoi eventuali interlocutori politici data la scelta di questi di non misurarsi sul suo stesso terreno (eccezion fatta per il centrosinistra a Milano).

Beppe Grillo è, dunque, il “Movimento Cinque Stelle” ma nulla di quanto si affermi e si pensi sulla natura continuamente dichiarata di libera e aperta discussione al suo interno esiste realmente. Le contraddizioni di un “movimento” che nasce e si sviluppa “libero” sono evidenti e si tramutano anche nel farraginoso programma ultrapopulista che dovrebbe rappresentare una carta d’identità precisa visti i consensi potenzialmente ricevibili in termini elettorali ma che non va oltre un serio “cimitero di buone intenzioni” dove trova posto tutto ed il contrario di tutto e dove questo “tutto” manca anche dell’approfondimento di temi sociali legati al disastro storico dell’oggi.
Alcuni punti essenziali su quanto detto.

Il M5S si fonda sulla semplice adesione al blog. Sulla condivisione del programma succitato e su un’eticità che deve far risaltare il totale disinteresse per la “politica sporca, per la disonestà nell’affare pubblico ecc”. Il blog è di totale proprietà di Beppe Grillo ed il marchio risulta depositato; il milionario genovese può quindi fare il brutto ed il cattivo tempo agendo addirittura su un cosiddetto “non-statuto” (brevissimo tra l’altro proprio perché inutile) in cui viene definita la stessa associazione come un qualcosa di distante e distinto dai partiti “senza organismi direttivi o rappresentativi” e quindi senza alcun reale dibattito interno, congressi, discussioni aperte, votazioni su assi programmatiche ecc. Nulla di tutto questo: il “nuovo” movimento è soggetto solo al volere di un uomo solo. Decide solo lui. Ovviamente non mancano nei territori i soliti forum di discussione anche specifica su temi tra i più disparati ma la base di fondo dell’intervento politico non viene minimamente messa in discussione da tutto questo. Il bastone di comando appartiene solo alla cerchia più ristretta di Grillo e questo alla faccia dell’antipartitocrazia più sfacciata e propagandata degli ultimi anni. Viene da chiedersi, constatando un minimo di analisi sociale ed economica, chi sia in realtà il “gruppo” di Beppe Grillo e cosa ci sia dietro il suo movimento.
Grillo è guidato da anni dalla Casaleggio Associati una delle più potenti aziende del ramo informatico oggi in circolazione e soggetto gestore di vari siti d’informazione “libera” circolante nella rete (Cado in piedi,Tze-Tze, Chiare lettere ecc..)

Ma per capire meglio di cosa stiamo parlando è necessario svelare prima chi sono le figure chiave della Casaleggio Associati oggi partendo da Enrico Sassoon, giornalista, dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole-24 Ore, già direttore responsabile de L’Impresa-Rivista Italiana di Management, della rivista Impresa Ambiente e del settimanale Mondo Economico. Dal suo curriculum pubblico apprendiamo anche che «è stato direttore scientifico del gruppo Il Sole-24 Ore». Dal 1998 al 2006 Sassoon è stato amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia. Nella Casaleggio Associati troviamo anche forti legami con l’Aspen Insitute, un “think-tank” di tutto rispetto made in USA. E l’Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese.
Nell’Aspen transita l’élite finanziaria italiana, che fa riferimento sia al centro-destra che al centro-sinistra. Con quali finalità? «L’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese attraverso un libero confronto tra idee e provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni», si legge nella “mission” dell’istituto. E in che modo? «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto e il dibattito “a porte chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva». Che la stessa Aspen abbia un ruolo più che rilevante nella Casaleggio Associati è fuori discussione ma col movimento di Beppe Grillo cosa potrebbe portare come elemento di tanta decantata novità per il futuro della classe lavoratrice italiana e per le masse popolari del nostro paese accorse ad ascoltare il “verbo innovatore” dell’ennesimo burattino dei poteri forti internazionali?
Perché quando si allacciano rapporti con tali multinazionali (Casaleggio Associati) che hanno, a loro volta, rapporti con soggetti come Enamics (al cui interno troviamo organismi come JP Morgan), American Chamber of Commerce in Italy, Sole24 ore (quanti membri del passato governo hanno avuto gli stessi rapporti?) di nuovo c’è solo il silenzio con cui viene accolto tutto questo nei salotti che contano dell’alta finanza.

Date sommariamente queste premesse, ne consegue appunto un “programma” per il M5S estremamente variopinto, interclassista e profondamente retorico sui punti dedicati ai grandi temi del nostro tempo. Grillo non dice assolutamente nulla sul dramma del lavoro se non la sterile affermazione dell’abolizione della legge Biagi (276/03) come se l’ultima riforma stessa dell’ex-ministra Fornero (quella dell’abolizione dell’articolo 18 e dello smantellamento del contratto nazionale) avesse portato solo benefici ai lavoratori italiani, non cita nemmeno una volta gli esiti nefasti della controriforma pensionistica dello stesso precedente governo (i disastri degli “esodati” non lo riguardano a quanto pare), non menziona mai i dettami del “fiscal compact” e gli obblighi di pagamento del debito legati alle grandi speculazioni finanziarie su cui i colossi bancari mondiali hanno responsabilità enormi e non mette nemmeno per un istante in discussione i rapporti di produzione-proprietà a riguardo della necessità di nazionalizzare sotto controllo operaio le più grandi aziende che oggi licenziano ed inquinano( ILVA, ALCOA, FIAT, ELECTROLUX, BENETTON ecc) se non un minimo riferimento alla necessità di acquistare a “prezzo di costo” tutta la dorsale telefonica in mano a Telecom Italia. Nel “programma” si esprime per il contenimento delle tariffe ma anche per porre fine ai monopoli “di fatto” (come sia possibile raggiungere concretamente questo obiettivo resta però un mistero vista la suddetta intangibilità delle loro proprietà), si scaglia (a parole) contro l’invasione della finanza nell’economia ma poi,oltre ad altri “palliativi”, propone la costituzione di “quote di rappresentanza di piccoli azionisti nelle società quotate” ovvero una parvenza di controllo azionario delle stesse società che puntualmente gettano sul lastrico milioni di famiglie dando via libera a licenziamenti di massa. Di più, nelle proposte del M5S è presente non la completa ripubblicizzazione dei vari servizi sociali largamente intesi bensì la tiepida e “pericolosa” offerta di ritornare ai consigli di amministrazione per “limitare l’influenza dei direttori generali delle ASL”. Grottesco!
Quest’“album di vecchi ricordi”, adattato ai tempi nostri con tanto di retorica falsamente antisistemica, ricorda molto qualcosa di già visto e di estremamente tragico per la storia del nostro paese. Rilevando elementi di rimembranza poco spassosa viene da ricordare quanto poi fu effettivamente applicato del vecchio programma fascista presentato il 23 marzo del 1919 in piazza San Sepolcro a Milano in cui tra l’altro vi trovavano posto punti molto più avanzati di quanto si senta dire dagli show permanenti di Grillo. Egli, nelle sue sceniche esibizioni, non lesina bordate allo stesso strumento sindacale di rappresentanza diretta degli interessi dei lavoratori in quanto tale (non ponendosi contro la linea che ,di questo, i vari dirigenti opportunisti di marca PD hanno pressoché reso inutile), non rifiuta la scelta di capitali compartecipativi dei lavoratori nel pacchetto azionario delle loro imprese (scelta che gli stessi minatori dell’Alaska sul caso Parmalat o i lavoratori della stessa Enron, in passato, hanno dovuto rimpiangere visto il fallimento delle loro aziende), e non cita nemmeno una volta il problema dell’immigrazione su cui ,più volte, ha invece sporto attenzione ma con accenti del tutto lugubri e assolutamente xenofobi.
Posizioni, quindi, che ricalcano quelle di un soggetto politico chiaro e preciso a tutti gli effetti, da un ancoraggio sociale ben definito e radicato e dagli interessi specifici evidenti seppur limati da un carisma geniale ben plasmato sulla presunta totalità generale: quello della piccola e media impresa alle prese con la crisi più devastante dell’ultima storia recente. Ma non solo. Da una parte la speranza, quindi, di risalire la china abbattendo “i costi della politica, le corruzioni, i drammi sociali tagliando sugli sprechi, i costi, le tasse inutili”, dall’altra la rassicurazione verso il grande capitale che, in verità, nulla sarà realmente messo in discussione e l’affermazione dello stesso Grillo circa la necessità dell’esistenza del suo movimento come “argine” per un malcontento sociale che, senza di lui, avrebbe preso “ben altri sbocchi” è eloquente sulla stessa prospettiva del grillismo in quanto tale: contenere la rabbia operaia e popolare esattamente come fece la lega del primo periodo ed aprire un canale d’interlocuzione verso cui veicolare apparentemente istanze di massa per poi tradirle ed agire per nome e per conto dei soliti noti. Non a caso gli show di Grillo hanno come corollario diversi confronti col ramo imprenditoriale a seconda del territorio in cui opera;l’incontro con la piccola impresa di Treviso addirittura preceduto da una riunione a porte chiuse con un gruppo ristretto di imprenditori, tra cui il presidente della Confartigianato locale Mario Pozza e l’ex patròn Permasteelisa Massimo Colomban, leader di Confapri lo ha visto proferire addirittura l’abolizione dell’Irap come estremo regalo elettorale.

In conclusione: facendo i dovuti raffronti storici non serve nemmeno ricordare le continue aperture di Grillo ai vari movimenti o partiti di estrema destra oggi presenti in Italia tra cui spiccano le affermazioni di benevolenza per il M5S da parte di Casapound Italia, ma solo leggerne in controluce gli esiti che non tarderanno a presentare quest’ennesima ondata populistica per quello che realmente è: un grande bluff per milioni di lavoratori, pensionati, studenti e disoccupati del nostro paese che con ciò che recita (è proprio il caso di dirlo) Grillo non hanno assolutamente nulla da spartire. Il comico milionario affonda le sue radici nel vuoto più totale di ciò che lasciano decenni passati di governi di centrodestra e centrosinistra (con annesse ali più o meno radicali).
Il compito che spetta ai comunisti di questo paese è scardinare anche queste illusioni e tentare ben altre vie ben sapendo che la china da risalire è molto lunga e che il sistema, come si vede, trova sempre abili vie d’uscita. Un sistema che va combattuto non con la retorica o le illusioni di un comico truffatore ma con la lotta di classe che solo i comunisti potranno condurre vittoriosa verso il socialismo.


20 Febbraio 2013

* l’autore è membro della Direzione nazionale del Partito Comunista dei Lavoratori

dal sito http://www.pclavoratori.it/files/index.php

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