IL PAPA ARGENTINO: RETORICA E PROBLEMI REALI di Antonio Moscato

Del papa argentino riparleremo con maggior distacco e qualche verifica concreta quando sarà passata questa fase, in cui siamo sommersi da un’orgia di pseudoinformazione e commenti esaltati. E quando si vedranno i probabili effetti negativi di questa elezione in America Latina. Ovviamente prima di tutto in Argentina, dove Bergoglio è stato tenace oppositore dei Kirchner, e dove l’esaltazione nazionalistica per un concittadino che ha avuto successo sarà usata sicuramente da chi vuol chiudere l’esperienza moderatamente “progressista” di questo decennio. Ricordiamo che in Argentina, ben prima di Maradona, perfino il giovane Ernesto Guevara scriveva ai genitori “Dio è argentino”, per annunciare scherzosamente che non era morto nello sbarco del Granma. Adesso lo ripetono in tanti e si aspettano da questa elezione chissà che conseguenze positive per il paese.

Non sarà facile distinguere e valutare serenamente: l’attesa di tanti cattolici per una svolta radicale in una Chiesa di cui si intuisce la corruzione, li porta a interpretare in tal senso la possibile azione di Francesco, sopravvalutando la forza e il significato di un nome, e confondendo probabilmente i desideri con la realtà. Si spiegano così le valutazioni ottimistiche di Leonardo Boff o dello stesso Küng, o gli sforzi di Pérez Esquivel per negare le conclusioni delle indagini di Horacio Verbitsky, pubblicate da anni, sulle complicità di Bergoglio con la dittatura.

Pur senza pensare che con la tradizionale doppiezza gesuitica il nome Francesco volesse rendere omaggio anche e soprattutto al grande santo della Compagnia di Gesù, di cui era stato cofondatore, Francesco Saverio, la scelta del nome corrisponde a una delle caratteristiche principali di Jorge Mario Bergoglio: è un grande comunicatore, capace di presentarsi con lo stile di un presentatore televisivo, con un informale “Buona sera” che suonava perfettamente alle orecchie di quella folla in cui i fedeli erano annegati tra quelli che ambivano solo a partecipare a un “Grande Evento”, stimolati da migliaia di stupidi intervistatori che sollecitavano con domande banali risposte ancor più banali, e scattavano migliaia e migliaia di foto al secondo per testimoniare la loro presenza in quel “luogo storico”.

Infatti la piazza era piena da giorni di cartelli che invocavano un papa Francesco, come al momento della morte di Giovanni Paolo II, un papa restauratore e politico, reclamavano: “Santo subito”. Il nome di Francesco era quindi quasi obbligato, per essere in sintonia con queste attese. Inutile ricordare che i nomi significano poco: l’ultimo dei Pio, il XII, fu piamente complice di Hitler quando era in ascesa e lui era il nunzio apostolico in Germania, e poi con i suoi silenzi dal soglio di “vescovo di Roma” senza osar dire una parola per fermare la deportazione degli ebrei romani… Era “Pio” ma reazionario e forsennatamente anticomunista e antisocialista. (Su questo rinvio sul sito a   Il “papa della pace”? e soprattutto a Presunto silenzio ).

Naturalmente l’aneddotica dei mass media sforna a getto continuo particolari per avvalorare queste speranze. Ad esempio ha fatto effetto che il neopapa Francesco abbia pagato il conto alla pensione per cardinali “Santa Marta”. Che c’è di strano? Vediamo piuttosto se deciderà anche che le enormi proprietà ecclesiastiche in Italia paghino l’IMU. Sarebbe ben più significativo!

Quanto ai latinoamericani inorgogliti da un papa argentino, dovranno domandarsi presto di quale Argentina e di quale Latinoamerica è rappresentante. Erano argentini anche i generali torturatori…

È triste che Nicolás Maduro, che dovrebbe essere il continuatore di Chávez e rappresenterà il chavismo nelle prossime elezioni, si sia sbilanciato a dichiarare che sarebbe stato Hugo Chávez a chiedere a Dio che il nuovo papa fosse sudamericano: Secondo l’agenzia AGI avrebbe dichiarato a margine della Festa internazionale del libro a Caracas: “Noi sappiamo che il nostro comandante è salito in cielo e si trova davanti a Cristo, questo ha influito perché… lui gli ha detto: bene, è arrivata l’ora del Sudamerica”. Per Maduro la scelta di un Papa argentino “è una notizia importante”.

“Chávez puo’ convocare una costituente in cielo per cambiare la Chiesa nel mondo”, ha aggiunto, “una Chiesa che sia governata dal puro popolo di Cristo”. La notizia è stata ripresa da molte agenzie, e non mi risulta sia stata smentita da fonti ufficiali, come mi auguravo. Si direbbe che Nicolás Maduro, già noto come seguace del guru indiano Sai Baba, non immagini come la Chiesa cattolica latinoamericana potrebbe spendersi la nomina di Bergoglio per rafforzare le opposizioni nei paesi con governi progressisti, compreso il Venezuela, e per consolidare ulteriormente le sue posizioni a Cuba…

Il problema su cui si dovrebbe ricominciare a discutere in Italia è però la funzione della Chiesa, delle Chiese. Ci sono stati decenni di silenzio della sinistra o peggio di apologie acritiche di qualsiasi modesto segnale di risveglio, come la teologia della liberazione e più in generale le tendenze innovatrici manifestatesi nel Vaticano II, senza rendersi conto che erano assolutamente minoritarie e assediate da una Chiesa con legami profondi e organici con il capitalismo.

La sinistra ha contribuito alla confusione tra il sentimento religioso (che ovviamente va rispettato e interpretato) e le strutture ecclesiastiche che si sono consolidate nel corso degli ultimi dieci secoli: un minimo di conoscenze storiche eviterebbe di considerare la Chiesa cattolica attuale come erede legittima del cristianesimo delle origini (riaffiorato a volte casomai in molte eresie, logicamente sottoposte subito a feroci persecuzioni).

Per secoli il vescovo di Roma era stato solo il vescovo di quella città, ormai in declino politico e senza una particolare vocazione universale, e che a volte era meno importante di una diocesi nordafricana come Ippona in cui era vescovo Agostino, o di una Costantinopoli in cui resisteva una parvenza di impero romano. Espressione di un potere locale più o meno banditesco e impegnato in eterni conflitti, il vescovato di Roma fu affidato perfino a papi analfabeti di dodici anni come Giovanni XI (931-936) collocato lì dalla madre Marozia, da cui nacque la leggenda della “papessa Giovanna”, o Benedetto IX (1032-1044). Nel VI secolo vi fu perfino un papa che lasciò in eredità la carica a suo figlio…

La strutturazione monarchica e la pretesa di universalità si consolida a partire da Gregorio VII (1073-1085) e si sviluppa tra alterne vicende di subordinazione al potere di questo o quel regnante, spacciato per lo Spirito Santo, soprattutto al momento dell’elezione di un nuovo papa (col risultato che in certi periodi vi furono due o anche tre papi contemporaneamente). Lo stesso simpatico papa contadino Pietro da Morrone, che regnò brevemente nel 1294 come Celestino V, era stato scelto sotto la pressione non nascosta di Carlo II d’Angiò, di cui fu sostanzialmente prigioniero durante i sei mesi del pontificato. Ma su Celestino V vorrei ritornare, recensendo un interessante libro di Paolo Golinelli, Celestino V. Il papa contadino, Mursia, Milano, 2007. La rinuncia di Celestino ha infatti sicuramente ispirato le dimissioni di papa Ratzinger (il miglior gesto del suo pontificato): poco prima di rinunciare al soglio, si era recato all’Aquila e deposto il suo pallio papale sulla tomba di colui che secondo Dante avrebbe fatto “per viltade il gran rifiuto”… E suggerisce interessanti ipotesi su come possano convivere un papa e un papa emerito.

In Italia, paese che si dice cattolico, si ignora tranquillamente tutto della storia della trasformazione della Chiesa cattolica, della costruzione di una Curia che spesso conta più del papa, dell’imposizione tardiva del celibato ecclesiastico per impedire che le enormi ricchezze accumulate venissero disperse tra i figli (ma bastava chiamarli nipoti, e il gioco era fatto), della selezione dei libri sacri aggiungendone di dubbi per giustificare con l’esistenza di un Purgatorio la vendita delle indulgenze. Si ignora soprattutto che la Chiesa, anche prima di strutturarsi e cominciare a rivendicare un proprio potere materiale, ha collaborato e difeso il sistema di produzione schiavistico, poi quello feudale, infine, sia pur con qualche ritardo, quello borghese e quindi capitalistico. Salvo, per convenienza, stabilire un modus vivendi anche con il sedicente socialismo reale, finché questo era in buona salute, ottenendo privilegi per sé e a volte la discriminazione dei dissidenti. La Polonia insegna. Vedi sul sito:  Polonia, il ruolo della Chiesa .

E nella sinistra si ignora che il tanto mitizzato PCI di Togliatti aveva voluto inserire nella Costituzione quel famigerato articolo 7 che accettava il concordato realizzato da Mussolini nel 1929, che tra l’altro aveva offerto al Vaticano la possibilità di perseguitare ed escludere dall’insegnamento e dal contatto col pubblico i sacerdoti colpevoli di aver sottoposto al giudizio storico l’operato della Chiesa (in primis il grande Ernesto Buonaiuti).

Insomma, è ora di ricominciare a discutere di questi temi, senza discutibili rigurgiti di anticlericalismo volgare, ma rivendicando una visione materialistica della storia, anche di quella della Chiesa.

15 Marzo 2013

dal sito  MOVIMENTO OPERAIO

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