LA DEPRESSIONE IN GRECIA di Charles-André Udry

 
 
Peggiora ogni giorno di più la situazione in Grecia per la maggior parte della popolazione. Così, ad esempio, al Ginnasio d’Acharnon (Atene) 60 allievi soffrono la fame. Lo denuncia il sito Botroume.gr., un sito legato ad una rete di distribuzione di cibo per i bisognosi. Sessanta giovani tra i 13 e i 15 anni, su un totale di 313, non hanno con sé alcuna merenda e non sono in grado di acquistare nulla alla mensa scolastica. Il lunedì mattina di fine febbraio molti giovani, dopo aver passato il fine settimana del 23-24 febbraio 2013 con le loro famiglie, sono andati dal direttore. E’ stato loro distribuito del latte, che hanno bevuto immediatamente, perché la fame li attanagliava. Per assicurare almeno un’alimentazione di base, Il direttore ha tentato di aprire un “chiosco sociale” con prezzi il più possibile bassi. Gli aiuti dei negozi del quartiere sono stati magri, per non dire di peggio. Un fabbricante di prodotti lattieri ha assicurato la fornitura di latte e yogurt due volte la settimana.

La disoccupazione, il ritardo nel versamento e la riduzione dei salari, l’aumento simultaneo delle imposte – sui redditi piccoli e medi sono più alte in Grecia che in Francia – senza dimenticare le tasse indirette – hanno, evidentemente, i loro effetti …. E non si tratta di casi isolati. Sempre più spesso casi simili, di allievi che si trovano nella stessa situazione, appaiono sulla stampa nazionale. Come, ad esempio, a Patras: a causa della fame, alcuni allievi sono svenuti mentre si recavano a scuola. Uno scolaro “confida” al suo docente che erano due giorni che non mangiava, dovendosi accontentare di bere un po’ di latte. Il sito Patras Times indica che genitori e insegnanti stanno raccogliendo cibo per aiutare le famiglie in difficoltà. Il direttore di una scuola elementare in Tessaglia ha inviato una lettera aperta segnalando il caso di un alunno di sei anni: “Dopo quasi due settimane di assenza, il bambino è ritornato a scuola emaciato, di una magrezza allarmante, con tremiti in tutto il corpo. I genitori di questo bambino sono entrambi disoccupati. Vivono in una bidonville. Non hanno nemmeno un pezzo di pane. Muoiono letteralmente di fame. L’ho constato andando a trovarli. Ma non è il solo bambino ad essere sottoalimentato.” E non dimentichiamo il caso dei frutti ed alimenti praticamente marci distribuiti in una scuola di Irakleio, a Creta (e non nei sobborghi di Atene).

Agli inizi di marzo, il ministro dello Sviluppo, Kostis Chatzidakis, di Nuova Democrazia (ND), ha incontrato i rappresentanti di 11società transnazionali, tra le quali Barilla (la nota casa di pasta e sughi), Bic Violex (acquistata dal gruppo francese Bic e fornitrice di rasoi usa e getta) e il gigante mondiale agroalimentare Nestlé.

Secondo il quotidiano To Vima del 3 marzo 2012, i vertici di queste aziende avrebbero affermato di voler investire in Grecia, ma a condizione che i salari dei giovani vengano ulteriormente abbassati. L’amministratore delegato di Barilla Hellas (la filiale greca), Giorgios Spilopoulos, non ha omesso di sottolineare che non è il caso che le ditte siano svantaggiate dall’imposizione di un salario minimo per i giovani lavoratori (510 euro lordi al mese, a tempo pieno, per i minori di 25 anni, secondo la decisione presa nel febbraio 2012), visto che il loro tasso di disoccupazione è molto alto (61% in media per il quarto trimestre 2012). Così, in accordo con otto dei rappresentanti di queste società presenti, è stato concordato un salario che varia da 250 a 300 euro al mese, per un cosiddetto “lavoro a tempo parziale”, sotto forma di 4 giorni pieni di lavoro la settimana, ma, di fatto, con una produzione equivalente a 5 giorni. Il rappresentante della Nestlé , Raymond Franke, ha anche aggiunto che occorreva ridurre il preavviso per il licenziamento. La logica è: “dobbiamo essere più competitivi delle ditte dell’Est”. Inizia così la corsa alla compressione dei salari e alla messa in concorrenza dei salariati utilizzando l’esercito industriale di riserva nelle sue diverse componenti.

Questa recessione è necessariamente accompagnata da un soffocamento dei diritti sindacali, del lavoro, delle manifestazioni, ecc. Da parte sua, la polizia fa da bavaglio e la “giustizia” la sostiene quando impone la precettazione degli scioperanti della metropolitana e delle ferrovie – minacciati di essere licenziati sul posto – con l’obiettivo di interrompere lo sciopero. Imporre la “legge e l’ordine” viene presentato come la logica conseguenza di un’esigenza tecnica e contabile – impossibile da contestare – che la destra governativa, il padronato nazionale e internazionale, di concerto con la loro guida, la Troika, hanno “il coraggio” e “le competenze” – per poter realizzare. E tutto ciò malgrado l’incomprensione “naturale” di coloro che soffrono perché non in grado di capire che queste decisioni sono prese, in ultima analisi, per il “loro bene”. Per attuare questo piano di salvataggio si impone una democrazia “superiore”: in altre parole una democrazia che nega momentaneamente sé stessa, con la remota speranza di risorgere grazie a una “crescita rinnovata”.

Il 13 marzo 2013, una nota dell’IIF (Institut of International Finance), firmata dal suo direttore per gli affari europei, Jeffrey Anderson, stabilisce che le restrizioni di bilancio imposte alla Grecia hanno provocato, tra il 2010-2012, un ridimensionamento del PIL del 5,5% l’anno, senza tener conto degli effetti delle esportazioni, mentre altri fattori (investimenti stranieri, ecc.) hanno contribuito nella misura dell’1% annuo all’affermarsi di tale situazione depressiva. L’IIF si dice favorevole ad un ridimensionamento delle politiche di austerità, senza il quale un “rilancio” è impossibile. Ed impossibile sarà anche pagare il debito, nonostante le riduzioni precedenti che equivalgono – tenendo conto anche dei riacquisti delle obbligazioni – al 41% del PIL; e al 58% senza quest’ultimo elemento. Una riduzione che aveva lo scopo primario di permettere la ricapitalizzazione delle banche. In paragone e nello stesso periodo, l’austerità in un paese come l’Irlanda è giunta ad una contrazione di solo l’1,7% del PIL.

Giovedì 14 marzo 2013, il ministro delle Finanze, Yannis Stournaras ha perciò annunciato che la tassa immobiliare (nella sua quinta versione) sarebbe stata incassata anche durante tutto l’anno 2013. All’inizio questa tassa doveva accompagnare la fattura dell’elettricità solamente durante gli anni 2011 e 2012. Se questa imposta non viene pagata, la fornitura di elettricità viene interrotta. Ogni mese circa 30.000 famiglie o piccole imprese subiscono questi tagli. Il direttore dell’impresa elettrica DEH (Public Power Company), Arthouros Zervos, l’11 marzo 2013 ha annunciato che erano quasi 400.000 le famiglie che non potevano pagare la fattura dell’elettricità del 2011. Quelle del 2012 erano 700.000. Un numero che aumenterà ulteriormente nel 2013. Nulla di sorprendente se si considera il “semplice” fatto che i salari sono diminuiti, in media, del 40% e che le varie imposte sono aumentate del 25%. Si sta programmando di privatizzare le imprese distributrici di elettricità. E, come per caso, il responsabile del Fondo di privatizzazione, Takis Athanasopoulos, così come il segretario del Ministero delle finanze, Giorgos Mergos – che in febbraio si è dichiarato favorevole ad una diminuzione del salario minimo al di sotto dei 566 euro imposti dalla Troika (una diminuzione del 22%) – hanno dovuto dare le dimissioni, poiché facevano parte del consiglio di amministrazione della Public Power Corporation che nel 2007 è stata coinvolta in una perdita di 100 milioni di euro delegata alla gestione dell’azienda elettrica di Aliveri. Gli angeli della deregulation devono andarsene, ma le privatizzazioni si abbatteranno comunque sulla maggioranza della popolazione (aumento dei prezzi, forniture di elettricità più selettive socialmente, ecc.).

Un nuovo punto di “confronto” con la Troika (FMI, EU, BCE) sarà sul numero di impiegati della funzione pubblica che devono essere licenziati nel 2013 (25.000) e 120.000 entro il 2014. Senza un accordo su questo tema le trattative verranno sospese….e i 3 miliardi di euro promessi non verranno versati. DIMAR (Sinistra democratica) e il PASOK hanno dichiarato che non sosterranno questa misura. Senza l’appoggio dei due partiti membri della coalizione, il governo di Samaras cadrà: non disporrà più dei 151 voti che gli assicurano la maggioranza in Parlamento. Allora, dovranno essere indette le elezioni, cosa che non auspicano né i dirigenti politici della Troika, né quelli del governo greco di coalizione. Scommettiamo che verrà trovata una formula per camuffare questi licenziamenti tramutandoli in “messa in mobilità” , di modo che DIMAR e PASOK potranno accettarli, grazie a questa “modifica”. Tutto questo anche in considerazione del fatto le campane suonano a morto anche a Cipro… con l’espropriazione dei risparmi, e non solamente dei mafiosi russi e dei loro alleati in questo centro bancario insulare.

La Troika mette pressione anche sui ritardi nei pagamenti degli arretrati che si riferiscono alle assicurazioni sociali, alle imposte (fiscali) e ai prestiti bancari. Questi pagamenti dovrebbero estinguersi in 13 – 15 rate, secondo i propositi del governo Samaras. Questa modalità viene respinta dai funzionari della Troika. Samaras e Stournaras – e i loro complici – abbasseranno la testa di fronte al giogo che verrà imposto dalla eurocrazia.

E’ vero però che il governo di Angela Merkel sa occuparsi del “morale della truppa greca”. Secondo il quotidiano Bild del 13 marzo 2013, la cancelliera tedesca ha domandato all’ex-allenatore della squadra nazionale di calcio greca (che l’ ha condotta ai vertici del campionato europeo nel 2004), Otto Rehhagel ( età: 74 anni e in piena forma) di recarsi in Grecia per tre giorni. Questa missione, voluta dalla cancelliera e dal presidente della Lega calcio tedesca, aveva lo scopo di trasmettere la sua energia a un popolo che sembra stia giocando – secondo i consiglieri in comunicazione di Angela Merkel – le eliminatorie di una coppa…e che è obbligato a bere l’amaro calice fino alla fine e quindi assumere le conseguenze disastrose delle sue azioni. La “Stimmung” positiva di Otto doveva essere trasmessa agli allenatori politici del paese: al presidente Karolos Papoulias e al primo ministro Antonis Samaras. La coppa europea dell’austerità era alla loro portata! Quando la notizia è apparsa sulla stampa greca e sul canale Mega TV, il presidente K. Papoulias l’ha parzialmente smentita: non si trattava di attribuire un’importanza esagerata a quell’incontro con Otto Rehhagel, anche se era di primaria importanza mantenere buone relazioni con la Germania. Otto Rehhagel è poi passato al contrattacco: lui doveva portare a termine la sua missione. Una partita si vince, anche nei tempi supplementari…Purché non durino tre anni.

L’ultimo sondaggio pubblicato dal quotidiano Protho Thema, attribuisce il 29,5% delle intenzioni di voto a SYRIZA: il 28,5 % a Nuova Democrazia (ND, il 7,5% al PASOK e il 6% alla Sinistra democratica (DIMAR); la destra dei Greci indipendenti ottiene l’8% e i neonazisti di Alba Dorata il 10% (11,5% nel febbraio 2011). Crisi politica, sociale ed economica si intrecciano.

Sono grandi le pressioni sulla direzione di SYRIZA (il circolo attorno a Tsipras), affinché si adatti “al massimo”. Ma rimane forte l’instabilità politico-governativa; anche se l’obiettivo di Samaras e dell’UE consiste nel superare lo scoglio del mese di ottobre 2013 (elezioni in Germania).

1 aprile 2013


Articolo apparso sul sito http://www.alencontre.org./
La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà del Cantone Ticino

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