SENZA PUDORE … E SENZA INTELLIGENZA di Antonio Moscato

 
 
 
 
Incredibile: ridotto alle corde dalla sconfitta elettorale e dalla subalternità al progetto antidemocratico di Napolitano, e quindi “costretto” all’abbraccio con l’odiato B., contestato da una parte di quel poco che rimane della sua base, il vertice del PD non sa trovare di meglio che un cavillo degno dell’Azzeccagarbugli, per tentare di impedire al M5S di partecipare alle elezioni e… di ottenere quei rimborsi per le spese elettorali, che pure continua a rifiutare.

Una proposta demenziale per molte ragioni, che era già stata presentata (e insabbiata come tanti altri progetti di legge) prima delle elezioni di febbraio: ma allora Bersani fingeva di non vedere i sintomi della crescita del “grillismo”, oggi rivela uno spudorato tentativo di vincere a tavolino mettendo fuori gioco la lista che ha ottenuto in Italia più voti dello stesso PD. Inoltre rivela un indecente uso della legalità formale: da un lato si evita ancora una volta di applicare a Berlusconi la legge sull’ineleggibilità che esiste da molto prima che il cavaliere scendesse in politica e non può quindi essere definita ad personam, dall’altra ci si aggrappa a un cavillo smentito dalla pratica: in parlamento ci sono stati non pochi “movimenti” che non si definivano partiti, a cominciare dal Movimento Sociale Italiano (che casomai poteva essere messo fuori legge per la XII norma transitoria della costituzione che vietava “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”). Premetto che non sono mai stato favorevole a risolvere a livello legale problemi politici, ma di questo se ne può parlare in altro momento, qui volevo solo segnalare l’incoerenza. Anche SEL d’altra parte non è un vero partito, e non lo era al momento della sua apparizione come coalizione elettorale Democrazia Proletaria. Ed è forse un “partito” la cordata di notabili e grandi funzionari dello Stato messa insieme da Monti?

Una proposta del genere, oltre a rivelare un’ulteriore degenerazione autoritaria dei resti di quello che fu un partito di sinistra, che peraltro già dal 1968 in poi si era sempre distinto nel proporre soglie di sbarramento per stroncare i concorrenti alla sua sinistra, ha oggi l’effetto paradossale di aiutare Grillo e Casaleggio a superare una crisi politica dovuta ai nodi che sono venuti al pettine in questi mesi: quello sulla gestione privatistica di un blog politico sollevato da una persona rispettabile come Milena Gabanelli, quello sui criteri ancora confusi su compensi e rimborsi che sta provocando tensioni e disobbedienze pericolose, e quelli più direttamente politici dovuti alla grande eterogeneità degli elettori e degli eletti.

Il M5S ha infatti detto sempre di non essere “né di destra né di sinistra”, ma per il tipo di crescita che ha avuto e la provenienza dei suoi eletti, si potrebbe definire oggi piuttosto “sia di destra, sia di sinistra”. Nel periodo elettorale quando ha usato molto l’avallo di Dario Fò, e subito dopo, soprattutto quando ha fatto l’offensiva tattica sul PD con Rodotà, la Gabanelli e Gino Strada, ha usato prevalentemente argomenti di sinistra. Ora usa argomenti che si incrociano spesso con quelli della destra. Sull’immigrazione, lo jus soli, manche con gli accenni ai “troppi” dipendenti statali e pensionati…

Credo che sarebbe utile intervenire nel dibattito in corso nel M5S per la definizione della sua democrazia interna (non pochi sono inquieti non solo per il rifiuto di una struttura “piramidale”, ma anche per i veti o comunque ostacoli ai contatti orizzontali tra esperienze vicine). E anche sulle oscillazioni politiche tra condanna in blocco dei sindacati ed apprezzamento di una FIOM di cui non si vede invece il riflusso verso la CGIL della Camusso (ancor più legata al PD con la segreteria Epifani). È quasi fisiologico che ci siano posizioni diverse in un movimento in rapida crescita, ma il problema è come le si superano. È possibile che ciò venga deciso da due persone, per giunta non elette?

Ad esempio un punto debole di Grillo è che in lui prevale sempre la tattica, che incalza il ceto politico del PD sulle sue contraddizioni interne, ma non interviene sulla profonda delusione dei suoi elettori, cioè di chi l’ha votato in passato e si ritrova senza lavoro, senza pensione, o con una pensione dimezzata (questa è l’ultima proposta del governo Letta col pretesto “dell’occupazione giovanile”), mentre l’aumento dei prezzi erode salari e pensioni molto più di quanto dichiarato dall’ISTAT, che da sempre fiancheggia ogni governo attenuando i dati reali del costo della vita.

Ho trovato molti attivisti del M5S preoccupati da questa insufficienza, che potrebbe anche portare nelle amministrative di domenica prossima a qualche distacco di settori di elettorato deluso dalla scarsità dei risultati ottenuti. Ma un attacco così volgare e spudorato da parte di Zanda e della Finocchiaro può ricompattarli, arrestando un dibattito interno che potrebbe rendere più efficace l’azione del M5S sui partiti esistenti.

Gli attacchi volgari del PD contro “l’antipolitica” hanno rafforzato finora il movimento, ma il suo compattamento sulle posizioni ambigue e oscillanti del suo creatore ha ridotto la sua efficacia. Discutiamo seriamente e fraternamente queste ambiguità: a partire da quella che mette sullo stesso piano da un lato un partito come era in origine il PCI, che ho sempre criticato perché opportunista e disposto al compromesso, e quindi inferiore ai compiti dichiarati, ma era nato indubbiamente da una volontà di cambiamento e di lotta contro la guerra ed aveva raccolto settori decisivi della classe operaia e del movimento partigiano, dall’altro la cordata di trafficanti, capitalisti e ruffiani vari che si era chiamata volta a volta Forza Italia, o Popolo delle libertà, e aveva sgovernato per anni ottenendo consensi da una massa indistinta mobilitata solo con la forza di un sistema televisivo che nessun altro paese avrebbe consentito. Mettere in blocco tutti non aiuta a capire l’origine dell’involuzione di chi era natoper fini diversi, e non può incidere veramente sulla massa dei delusi del PD che hanno ingrossato le file dell’astensione. Per il M5S sarebbe utile anche conoscere e riflettere sulla rapidissima involuzione del PRC, che ha compiuto la sua parabola in un tempo assai più breve del PCI…

E l’altro errore politico che il M5S deve superare per essere più efficace, è quello che interpreta tutti i mali dell’Italia come dovuti a una sola “Casta”, quella dei parlamentari e del personale politico, senza accorgersi che anche solo per recuperare fondi per l’occupazione, opere pubbliche utili, ecc. non basterebbe tagliare i suoi pur indecenti compensi, ma si deve affrontare una vera e propria classe, quella capitalistica, che si è accaparrata le ricchezze del paese distribuendo solo le briciole alla casta dei politici che le permettevano di operare indisturbata. Si pensi alle scandalose privatizzazioni degli ultimi due decenni del Novecento…

E casomai, accanto alla casta dei politici eletti, sarebbe bene accorgersi dell’altra casta, quella dei burocrati superpagati di Banca d’Italia, della Cassa depositi e prestiti, di quel che resta delle Partecipazioni statali, e di diecimila altri enti pubblici o misti, che sfuggono invece alle denunce di Grillo e che sono i veri profittatori del saccheggio del paese. E che oggi spadroneggiano nel governo Letta non meno di quanto facessero in quello Monti.

Probabilmente della proposta della Finocchiaro non si farà nulla (come accade peraltro di norma a tutte quelle formulate dal PD), ma il danno è già stato fatto.

* * *

PS Le proposte antidemocratiche del PD possono essere ripresentate comunque senza pudore, perché alla sua sinistra il PRC – quando c’era – aveva sempre accettato la logica scandalosa della soglia per entrare in parlamento, discutendo al massimo se andava meglio il 5 o il 4%, senza immaginare che di quel male che accettava come inevitabile avrebbe finito per morire. Solo un rigoroso proporzionale, come quello proposto al punto 7 del documento di “Ross@” approvato nel convegno di cui parla Che è successo a Bologna?  (vedi anche http://perunmovimentoanticapitalista.wordpress.com/2013/04/ )  può invece consentire di opporsi efficacemente al presidenzialismo e all’autoritarismo plebiscitario.



 21 Maggio 2013

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