LA PENA DELL’EX CAIMANO di Nicola Tranfaglia

 

 

Senza esitare un minuto, quando avrei potuto farlo, ho deciso di studiare il passato e di insegnarlo ai giovani per alcuni decenni piuttosto che fare il concorso per diventare un giudice. Eppure mio padre aveva fatto proprio quel mestieri negli anni più difficili (durante il regime fascista) e il professore con il quale sostenni la mia tesi di laurea, insisteva con una forza ancora maggiore pensando alle idee che avevo sostenuto in quella tesi e alle ragioni che avevo portato a favore del dettato costituzionale. Ma io non volli sentir ragioni e pur disponendo di una laurea giuridica decisi di dedicarmi ad altro. Non me ne pento e non tornerei indietro.

Ma, quando oggi ho letto sui giornali che la pena accessoria comminata all’imprenditore di Arcore, che è già stato peraltro quattro volte presidente del Consiglio tra il ventesimo e il ventunesimo secolo, ho provato molta amarezza.

Ci vorrebbe una statistica delle pene accessorie che si sono date negli ultimi trent’anni per rendersi conto dei criteri usati in questa circostanza ma, se esiste, non ho il tempo e gli strumenti per usarla (facendo, come qualcuno sa, un altro mestiere) e dunque non pongo il problema della pur necessaria comparazione. Ma se si pensa che per la frode fiscale miliardaria – rara nelle sue proporzioni – per cui l’imprenditore, ex capo del governo è stato condannato a quattro anni di cui tre coperti da un indulto. L’ultimo lo passerà andando all’ospedale San Luigi una volta alla settimana per quattro o cinque ore assistendo come “volontario” anziani disabili,c’è da prendere atto di una indulgenza ineguagliabile che mostra la giustizia italiana al mondo intero non solo come una macchina scassata e inefficiente ma anche e soprattutto come una serva fedele e ostinata di tutte le ragioni di Stato (come è stato dimostrato più volte da tutti i casi non risolti di stragi e di terrorismi, a cominciare da quello davvero terribile che si riferisce al rapimento e all’assassinio di Aldo Moro).

Questa è la realtà che emerge da una lettura il più possibile serena e attenta del provvedimento emesso alcune ore fa. E questo avviene, vorrei che i lettori lo tenessero presente nello stesso arco di ore in cui altri giudici devono decidere il destino giudiziario del fondatore di Forza Italia Marcello dell’Utri già condannato in due gradi di giudizio per concorso esterno ad associazione mafiosa e un ex comico che è diventato un importante leader politico, Giuseppe, Beppe Grillo insulta gli ebrei e tutte le vittime dei lager nazisti senza che tanti canali televisivi e giornali si indignino.

Un mio collega di Torino, Sergio Luzzatto, dieci anni fa in un suo libricino einaudiano parlava di “crisi dell’antifascismo” ed aveva ragione. Ma io oggi a pochi giorni dalle elezioni europee e con una crescente difficoltà del parlamento di approvare le leggi parlerei di una crisi gravissima della repubblica che non ci fa avere grandi speranze sul futuro, almeno per quello più vicino.



17 aprile 2014


dal sito http://www.nicolatranfaglia.com/blog/

 

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