IL GOVERNO RENZI ALLA DURA PROVA DELLA REALTÀ di Chiara Carratù

 
 

Non di sola propaganda può vivere il governo Renzi! E nei fatti lo dimostra la decisione di non presentare nel Consiglio dei Ministri programmato per il 29 agosto le linee guida sulla scuola che tanta attesa avevano creato nei giorni scorsi. La decisione di “non mettere troppa carne al fuoco” può essere spiegata solo guardando alla realtà della crisi economica e alle enormi difficoltà che il governo sta incontrando in questa fase nel portare a termini i compiti assegnati dall’Europa. Infatti, la notizia principale della giornata odierna è che l’economia italiana è ufficialmente in recessione e che i prezzi in agosto segnano un calo dello 0,1% : il nostro paese è in deflazione e questo non avveniva dal 1959. A questo bisogna aggiungere il dato drammatico fornito dall’Istat sulla disoccupazione attestata allo 12,6% con una perdita di altri 35.000 posti lavoro nel solo mese di luglio. La disoccupazione giovanile è al 42,9% in calo dello 0,8%, dato dovuto probabilmente ai lavori stagionali tipici del periodo estivo. Sui media, la decisione di Renzi di presentare solo la riforma della giustizia e le misure presenti nello “Sblocca Italia” passa in secondo piano. La versione ufficiale dello slittamento del pacchetto scuola descrive un premier accorto a che questa riforma non appaia calata dall’alto ma che sia frutto di un processo democratico di partecipazione aperto al mondo della scuola (come è stato già fatto per la riforma della pubblica amministrazione) per il quale sarebbe necessario un tempo indefinito riprendendo quanto dichiarato dallo stesso Renzi in un tweet in cui scrive che “Le proposte sulla scuola saranno discusse dalle famiglie, studenti insegnanti per molti mesi”.

Ma il quotidiano “La Stampa” ci riporta alla realtà e senza troppi giri di parole scrive il motivo reale dello slittamento: “Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio si era sovraesposto, annunciando che nel Cdm sarebbero state adottate misure «stupefacenti» per la scuola. Negli ultimi giorni erano via via affiorate indiscrezioni, più o meno apocrife, sulle intenzioni del premier e alla fine era emerso il progetto più hard: quello di assumere in pianta stabile centomila insegnanti precari. Progetto quantomai ardito, alla luce del costo dell’operazione (circa 3 miliardi), in un contesto di crescente difficoltà finanziaria. […] Da quel che trapela, dal ministero dell’Economia avrebbero fatto presente che il semplice annuncio di misure corpose per la scuola (a cominciare da quella dei centomila), avrebbe innescato una doppia aspettativa, finanziaria e negli interessati, che sarebbe stato molto difficile soddisfare. Tanto più che le misure per la scuola avrebbero richiesto un intervento a breve: le risorse necessarie per il prossimo anno scolastico andavano inserite, scompaginandola, nella legge di Stabilità che il governo si è impegnato a presentare tra 32 giorni”.
Così l’attivismo propagandistico di Renzi è stato ridimensionato dall’azione del Ministro dell’Economia che ha dichiarato che “le coperture finanziarie ci sono laddove servono” e dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano che è stato a colloquio sia col premier e che con il ministro dell’economia.

A rincarare la dose arrivano anche le dichiarazioni del Presidente di Confindustria che dal palco di Comunione e Liberazione al Meeting di Rimini tuona dicendo che “servono decisioni dolorose ma che portino alla crescita”, che bisogna “far ripartire le imprese perché senza le imprese, non c’è un salto in avanti né in economia né a livello sociale”, che “i provvedimenti che l’esecutivo prenderà nelle prossime settimane dovranno essere nella direzione di far crescere le imprese” e infine Squinzi fa arrivare anche una stoccata agli annunci propagandistici di Renzi , verso il quale si continua a nutrire credito, quando afferma che“vediamo come tutti gli annunci che vengono fatti si scontrano con la difficoltà di trovare i mezzi di finanziamento necessari per realizzarli”. Il presidente di Confidustria ne approfittato per ricordare al governo che non erano d’accordo con la misura degli 80 euro e che si è perso tempo perché quello che bisogna fare è continuare a detassare le imprese e continuare ad agire sulla riduzione del cuneo fiscale che, tanto per ricordarlo a chi ha la memoria corta, è un enorme regalo ai padroni che vale circa 8 miliardi di euro attraverso una riduzione d’imposta che va avanti dal secondo governo Prodi, praticamente da circa sette anni.

Le dichiarazioni emerse sui giornali in questi giorni ci dicono sostanzialmente che non ci sono soldi per finanziare iniziative e provvedimenti a favore dei lavoratori e delle lavoratrici perché tutti gli sforzi devono essere intensificati il più possibile nel garantire rendite e profitti ai padroni. Non c’è spazio né per provvedimenti come quello degli 80 euro né tanto meno per annunci anche solo di propaganda che promettano stabilizzazioni che poi non possono arrivare, anzi l’unica propaganda ammessa è quella del sacrificio. Renzi, chiamato a gestire l’austerità in Italia per conto dei padroni, sa che senza consenso popolare è molto difficile far passare in un sol colpo riforme strutturali ed epocali come quella proposta per la scuola e si trova perciò stretto la richieste sempre più pressanti della Confindustria e la necessità di non lasciarsi sfuggire la situazione di mano nel caso in cui dovesse innescarsi un processo di mobilitazioni popolari contro le politiche di austerità e chi le rappresenta. Vista la forte sofferenza sociale presente nel nostro paese, confermata quotidianamente da diversi dati, è proprio quest’ultima opzione che si vuole evitare ad ogni costo.

Almeno in questi giorni di grandi promesse abbiamo potuto leggere tra le righe dei diversi articoli che annunciavano il consiglio dei ministri qualche verità che dovrebbe aiutarci a comprendere meglio la drammatica situazione attuale che pesa soprattutto su lavoratori, lavoratrici e pensionati. Ad esempio La Repubblica del 27 agosto in un articolo vergognosamente filogovernativo rivela alcuni dati interessanti: grazie alla riforma Gelmini, che ora tutti criticano, sono stati persi 100.000 posti da docente solo tra il 2009 e il 2011 (erano proprio quelli che voleva rimpiazzare Renzi!) mentre la sola riforma Fornero sulle pensioni ha ridotto a 12000 i pensionamenti nelle scuole tra 2012 e 2013, lasciando poco spazio al turnover.

Altra notizia interessante è l’ammissione che il bonus degli 80 euro non ha avuto il risultato sperato come afferma sulla Stampa Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio che a nome dei commercianti ne chiede l’estensione a più categorie, estensione, neanche a dirlo, la cui fattibilità è stata smentita dallo stesso premier. Questo tra provocando tensioni tra le diverse anime del governo.

La situazione sociale della classe lavoratrice e dei pensionati in Italia suggerisce al governo molta prudenza ed è per questo motivo che non dovremmo fidarci di questa battuta di arresto del governo perché se non è possibile far passare i provvedimenti in un sol colpo, con un unico provvedimento è sempre possibile farlo attraverso interventi diversi, scompaginati come suggerisce La Stampa in modo che vengano notati meno. La riforma della scuola come delineata da Giannini e Renzi nei giorni scorsi in parte esiste già e si applica nella provincia di Trento (vedi link); lo scopo è trovare le modalità per estenderla al resto del paese, senza sollevare ondate di proteste come è accaduto già a luglio all’annuncio del sottosegretario Reggi di voler aumentare l’orario di lavoro degli insegnati.

Non è nelle intenzioni del governo abbandonare né il progetto di ristrutturazione della scuola, né l’intervento sulle pensioni né l’inserimento del contratto di lavoro a tutele crescenti; la battuta di arresto del governo è tattica e legata al varo della prossima legge di stabilità. Nel frattempo diffidiamo degli annunci propagandistici … la realtà anche a piccoli passi va avanti, come dimostra il decreto “Sblocca Italia” tutto centrato su grandi opere e privatizzazioni. Infatti vengono liberate poche risorse rispetto a quelle prospettante negli annunci dei giorni scorsi ma tutti a favore di grandi opere come l’alta velocità o di padroni piccoli e grandi come i proprietari di più case che vivono di rendita grazie agli affitti e i costruttori.

Da parte nostra non restano molte strade percorribili (chi parla della possibilità di influire sul governo a favore delle classi più povere e più colpite dalla crisi è in malafede e contribuisce al peggioramento della situazione alimentando nella disperazione inutili speranze) se non quella di organizzare una risposta forte, provando tra mille difficoltà ad unire, al di là della diversità delle condizioni sociali (lavoratori più stabilizzati, precari, disoccupati e utenti dei servizi pubblici), tutti e tutte in un percorso contro il governo Renzi, contro la troika e contro le politiche economiche da loro imposte.


30 agosto 2014


dal sito Sinistra Anticapitalista


la Vignetta è del Maestro Enzo Apicella

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