GIOCATORI DELLE TRE CARTE di Antonio Moscato

 

 
 
 
Incredibile quel che tocca ascoltare ogni volta che Matteo Renzi si ferma un attimo per fiatare e concedere al popolo una delle sue sentenze da oracolo. Sia pure con un’altalena di “qui lo dico e qui lo nego”, facilitato dall’inconsistenza del 90% dei suoi ministri e sottosegretari, che non arrossiscono quando vengono momentaneamente smentiti per aver detto un po’ di verità, il programma di Renzi si chiarisce sempre più. È un metodo generalizzato, che riguarda tutti i suoi collaboratori, da quello più importante (Padoan) all’ultima ruota del carro, il sottosegretario agli esteri Mario Giro, che dopo aver annunciato tranquillamente che l’Italia paga per avere i suoi cittadini sequestrati, ha subito assicurato di non averlo detto. In realtà quel che aveva detto, tutti lo sanno, a partire dalle bande di sequestratori che considerano i cooperanti italiani un bottino redditizio (ne aveva dato testimonianza Domenico Quirico, che ne aveva fatto esperienza diretta). Ed è inquietante perché la sempre maggiore sovraesposizione militare dell’Italia in molti scacchieri, compresa Africa e in Medio Oriente, può far gonfiare questa ovviamente segretissima voce del bilancio.

Ieri col suo stile ormai inconfondibile Renzi ha gridato che l’articolo 18 e lo Statuto dei lavoratori vanno cambiati in fretta, perché sono di destra, e sanciscono un mondo del lavoro basato sull’apartheid. Quindi visto che moltissimi lavoratori (secondo la Stampa circa il 50%) sono privi di ogni diritto, compreso quello di non essere licenziati senza motivo, questo diritto va tolto ormai a tutti. Questa è la giustizia e l’uguaglianza secondo Matteo. Se si va a cercare, nei mesi scorsi aveva fatto dichiarazioni in un senso o nell’altro, accelerando o frenando: aveva perfino lasciato annunciare al suo ministro del Lavoro ipotesi di compromesso. Ora, all’improvviso, è arrivato a dare per scontata l’urgenza assoluta del provvedimento, lasciando intendere anche che se il parlamento continuerà ad esprimere dubbi, si troverà di fronte un bel decreto. Verrebbero così tolti insieme i diritti dei lavoratori e le possibilità delle camere di incidere e di modificare un provvedimento così importante.

Per rendere più efficace la sua minaccia, Renzi ha rilanciato in forma vaga la minaccia di elezioni anticipate. Ma non è detto che sia davvero efficace: intanto sa bene che il tanto vantato 42% (cioè il 21 % degli aventi diritto al voto) può risultare tutt’altro che consolidato se il governo continua a dare bastonate a tutti i lavoratori, compresi quelli del pubblico impiego, un tempo docilmente inquadrati da sindacati governativi che oggi sono assai meno efficienti nel compito di cani da guardia, e a stuzzicare perfino i fedelissimi delle tante (troppe) polizie, non necessariamente tranquillizzati dal rinvio della decisione sul blocco salariale. Come fidarsi di uno che oggi dice una cosa e domani l’opposto?

Nei giorni scorsi Renzi aveva fatto sfoggio di tutta la sua demagogia, sparando neologismi privi di significato, come la “supplentite” e, dopo aver fatto dire ai suoi attendenti che mancano i fondi per assumere i precari, ha annunciato invece improvvisamente che li assumerà tutti. Lo ha fatto, come usa, davanti ai bambini di una scuola di Palermo: mai che si presenti in una scuola superiore dove ci siano ragazzi in grado di porgli domande e di pretendere risposte! I più esperti immaginano che quest’altra misura, forse efficace propagandisticamente al momento dell’annuncio, si concretizzerà probabilmente nel ridurre i costi di una vera assunzione con tutti i diritti previsti dalle leggi vigenti, attraverso una pura stabilizzazione dei precari che perpetui le loro condizioni retributive attuali, del tutto inadeguate. Ma soprattutto non viene mai detto che i precari della scuola non sono solo i 150.000 che Renzi annuncia di voler assumere, ma sono, tra le varie liste, complessivamente forse più del doppio. E tutti questi altri precari dove finiranno, se, come viene previsto dal progetto scuola queste altre liste dovranno scomparire? Semplicemente resteranno a casa. Ecco ancora una volta il gioco delle tre carte.

Intanto Renzi aggredisce anche i magistrati, ottenendo consensi alla stupida e inutile riduzione delle ferie tra la popolazione più arretrata politicamente, che non capisce che lo sfascio della giustizia non dipende dalle ferie eccessive, ma dallo strapotere di capitalisti e redditieri che possono permettersi legioni di avvocati esperti in cavilli per far slittare le sentenze di anni fino alla prescrizione. E non capisce che l’attacco ai magistrati è collegato alla parte più inquietante dell’accordo del Nazareno (non a caso tenuto segreto), che prevede la soddisfazione delle richieste di Silvio Berlusconi, ispirate alla vendetta e a una specie di assicurazione perpetua nei confronti di possibili ingerenze della magistratura nei suoi molti misfatti. Non a caso la risposta di Renzi ai rinvii a giudizio di suoi vassalli nella regione Emilia-Romagna o nell’ENI, è in perfetto stile berlusconiano: non ci facciamo intimidire, dice a magistrati e ai rari giornalisti non embedded…

I sondaggi dicono che tra la popolazione che non legge, che si limita a guardare un telegiornale o al massimo un talk show, il consenso a Renzi si è ridotto, ma non di quanto avrebbe meritato, vista l’assenza totale di risultati concreti sul piano dell’occupazione e del rilancio della produzione. Forse egli incanta il pubblico più distratto con la velocità dei suoi movimenti (a volte si pensa che sia dopato e che non reggerebbe a un controllo come quello che ha tolto dalle piste di atletica il marciatore Alex Schwazer, il fidanzato di Carolina Kostner). I pochi commentatori che non puntano tutto su di lui, cercano di analizzare le sue tecniche (indubbiamente ben congegnate) di persuasione occulta.

Probabilmente però la spiegazione è molto più semplice. Prima di tutto, il successo di Renzi è dovuto al fatto che Confindustria e manager pubblici hanno puntato su di lui perché riesce (ancora) ad apparire nuovo e diverso dal vecchi ceto politico, da cui ha imparato molto ma su cui non manca di sputare insulti (facendo eccezione per il suo vero gran maestro Berlusconi, che d’altra parte gode relativamente di maggiori consensi della maggior parte degli zombie del centro sinistra). Quindi tutti i mass media significativi sostengono Renzi unanimemente come mai un premier è stato sostenuto.

Ma la seconda spiegazione è più importante: Renzi gioca in attacco, ma ha di fronte una squadra senza portiere, e di cui la maggior parte dei giocatori sono stati acquistati.

Non esiste un’opposizione, questo è il dramma. Non c’è in parlamento, perché quella gridata della Lega Nord e di Fratelli d’Italia è a volte abile, ma del tutto finta, perché sanno bene che Renzi sta realizzando i programmi storici della destra; a maggior ragione è finta quella di Brunetta e di qualche berlusconiano che nel gioco delle parti manifesta insoddisfazione per quello che ha ottenuto, tanto per scaldare i muscoli per l’eventualità di elezioni anticipate. Non c’è opposizione perché il Movimento 5 Stelle abbaia sulle questioni marginali e formali, e non riesce nemmeno a capire quale sarebbe il punto debole del governo, di fronte a un movimento nel paese per il lavoro e la difesa di salari reali e pensioni. Neanche vale la pena di parlare di quel che resta di SEL, il cui fievole abbaiamento non impressiona nessuno, dato che una solida catena lo condanna a seguire – magari gemendo – il PD fin all’inferno.

Manca ugualmente l’opposizione extra parlamentare. CISL e UIL, pur se a volte a disagio e costrette a protestare debolmente, sono da sempre intrinsecamente sindacati governativi (anzi di sottogoverno), a prescindere, mentre la CGIL è invischiata da un patto che la lega attraverso quei sindacati a un governo che per giunta è guidato da un uomo che ha in tasca la stessa tessera di Susanna Camusso. Per non parlare dell’abitudine consolidata a concordare la linea con la Confindustria…

La difficoltà della CGIL perfino a concepire un cambiamento di linea, nonostante i sintomi di perdita continua di iscritti e di militanza, è accresciuta anche dall’inconsistenza dell’opposizione interna – puramente verbale – della FIOM di Landini. L’esiguità dell’opposizione classista interna alla CGIL (soprattutto per l’indifferenza del PRC e di altri residui spezzoni di sinistra nei confronti di una battaglia sicuramente “minoritaria”) e le difficoltà a realizzare un fronte comune non finalizzato a operazioni di piccolo cabotaggio tra le diverse sigle del sindacalismo autorganizzato, completano il quadro inquietante.

Ma la gravità dell’attacco deve imporre una svolta in direzione di una riorganizzazione della sinistra classista. Da questo punto di vista alcuni segnali vanno nel senso positivo. Si stanno infatti moltiplicando gli sforzi per creare il massimo di convergenze sia nella giornata del 10 ottobre degli scioperi studenteschi, sia in quella del 14 novembre, di tutte le forze sindacali e sociali combattive e di classe. Proviamo a rendere la vita dura a Renzi e alle politiche del suo governo.


17 settembre 2014


dal sito Movimento Operaio

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