IL RISVEGLIO RIVOLUZIONARIO DEL BURKINA FASO

 

Giovedì 30 Ottobre in Burkina Faso, paese dell’Africa occidentale, è esploso un vero e proprio movimento rivoluzionario, con decine di migliaia di persone che hanno preso d’assalto il parlamento insieme ad altri palazzi governativi, dandoli alle fiamme, saccheggiando gli uffici governativi e obbligando i politici a rifugiarsi all’estero, compreso colui che per lungo tempo ha governato il paese, Blaise Campaoré.

[nota: mentre pubblichiamo questo articolo un colonnello dell’esercito ha annunciato in televisione le dimissioni di Campaoré. E’ stato un gesto inevitabile e un tentativo disperato di calmare le masse e permettere alla élite dominante di riprendere il controllo della situazione]

Il popolo stava protestando contro i piani di Campaoré volti a cambiare la legge che definisce i limiti del mandato presidenziale, in modo da poter restare ancora in carica. Questi eventi segnano un salto qualitativo nella situazione e sono destinati ad avere un effetto elettrizzante nell’Africa occidentale e sub-sahariana. Qualcuno già parla di “Primavera nera” del Burkina Faso, facendo un parallelo con le Primavere arabe.



Una situazione rivoluzionaria

Giovedì una folla enorme di migliaia di persone convergeva sulla piazza principale della capitale

Ouagadougou e marciava verso l’edificio del parlamento dove si votava per estendere i limiti del mandato. I manifestanti hanno poi preso d’assalto il complesso e cercato di scavalcare il massiccio cordone di sicurezza. La polizia e l’esercito sono stati sopraffatti dalla vastità della folla di manifestanti arrabbiati. Folla che poi è entrata nel parlamento stesso ed è riuscita a dare fuoco all’Assemblea nazionale e agli edifici adiacenti. Le fiamme hanno presto inghiottito gli edifici. Il fumo nero che si innalzava dal parlamento era ben visibile da tutta la città. In preda al panico, i politici sono poi fuggiti in un hotel nelle vicinanze.

Ancora una volta abbiamo visto come, in situazione rivoluzionaria, cioè quando le masse decidono di averne avuto abbastanza e sono pronte a rimuovere ogni ostacolo sulla loro strada, non esista alcun tipo di repressione statale che possa fermarli.

Un parlamentare dell’opposizione ha dichiarato alla stampa: ”Ero li dentro quando i manifestanti hanno fatto irruzione. Sono stato portato in un posto sicuro dagli agenti della sicurezza. Ma adesso è difficile dire cosa accadrà, tutto è fuori controllo, i manifestanti non ascoltano nessuno.”

La folla ha inoltre preso d’assedio il vicino palazzo della tv di stato, obbligandone la sospensione delle trasmissioni, mentre un altro settore marciava sul palazzo presidenziale. Per tentare di disperdere i dimostranti sono state utilizzate truppe dell’esercito, sono stati sparati gas lacrimogeni, anche dagli elicotteri. Alcuni dicono di aver visto forze della sicurezza aprire il fuoco, con munizioni vere, contro i manifestanti. Un primo bilancio parla di tre morti.

Gli eventi si sono poi sviluppati rapidamente. Nella seconda città più importante, Bobo Dioulasso, la sedi del partito al governo sono stati date alle fiamme. Altre proteste sono scoppiate a Ouahigouya, nel nord del paese. Nella capitale, la casa della famiglia del presidente è stata bruciata. I rivoltosi hanno poi costruito delle barricate e con queste hanno bloccato il traffico. Gli scontri con l’esercito che presidiava il palazzo presidenziale sono continuati per ore. La marea umana imentre riempiva le strade dichiarava esplicitamente il proprio intento, farla finita con Compaoré. ”Vogliamo che Blaise se ne vada. Vogliamo un cambiamento!”, urlavano.

Senza paura del ridicolo, il governo ha poi annunciato che, dopo che il parlamento era stato dato alle fiamme e i politici costretti alla fuga, il voto era stato annullato. Compaoré ha dichiarato lo stato di emergenza.E’ stato costretto a passare di mano il potere, anche se ha detto di voler restare come capo delle autorità ad interim: “Sciolgo da oggi il governo, in modo da creare le condizioni per un cambiamento. Lo stato di emergenza è dichiarato su tutto il territorio nazionale. Il capo delle forze armate ha il compito di rendere effettiva questa decisione a partire già da oggi,” ha detto in una sua dichiarazione alla radio. Il generale dell’esercito Honore Traore, ha preso con il suo staff il posto del governo e dissolto il parlamento. Ha poi annunciato un coprifuoco, dalle 19 alle 7, che le masse rivoluzionarie hanno prontamente ignorato, continuando ad occupare la Place de la Nation, una delle piazze più importanti della capitale (rinominata dai rivoltosi Place de la Revolution), secondo Al Jazeera.

L’esercito ha poi annunciato la creazione di una autorità di transizione: “Un esecutivo di transizione sarà approvato con la partecipazione di tutti i partiti. Il ritorno all’ordine costituzionale dovrebbe avvenire in non più di 12 mesi.”

Il leader dell’opposizione, Zepherin Diabre ha criticato lo stato di emergenza: “Lo stato di emergenza è inaccettabile. Facciamo appello al popolo perché mostri la sua contrarietà a questa misura. Le dimissioni di Campaoré sono l’unica cosa che può riportare la pace nella nazione”, ha detto a una televisione locale. Ma è solo un trucco. Questa è la stessa posizione dell’imperialismo francese. Questa non è la crisi di un singolo uomo, ma è la crisi di un intero sistema che si è venduto agli imperialisti. Le masse possono fidarsi solo di se stesse e devono rovesciare l’intero regime.

Questi eventi inaugurano chiaramente una situazione rivoluzionaria. Ciò che è successo giovedì è il culmine di una serie di eventi rivoluzionari che hanno caratterizzato l’intera settimana. Mercoledì i sindacati avevano convocato uno sciopero generale a seguito delle proteste di Martedì, dove un milione di persone avevano manifestato per chiedere al governo di stracciare i suoi piani per cambiare la legge sui limiti di mandato. La manifestazione a un certo punto era diventata violenta, con la folla che dava battaglia alla polizia con spranghe di ferro e pietre. La polizia li aveva caricati quando si erano avvicinati troppo al palazzo presidenziale. Ne era seguito una manifestazione di massa con centinaia di migliaia di persone che, di fronte al palazzo presidenziale, suonavano fischietti e vuvuzela e portavano cartelli con su scritto “Blaise vai via!” e “L’Art.37 non si tocca!”, riferendosi all’articolo costituzionale che regola i limiti di mandato e che il presidente voleva manomettere per cercare una rielezione.

Uno dei manifestanti ha detto: “La nostra marcia è già un grande successo, è fenomenale. La nostra lotta è entrata nella fase finale. E’ il tempo della vittoria o della sconfitta – nazione o morte.” Le donne hanno partecipato alla manifestazione innalzando spatole di legno – un simbolo di resistenza.

Già Martedì la violenza era esplosa poco prima dell’alba quando la polizia aveva caricato dei giovani che stavano bloccando con le barricate una delle strade principali. A migliaia stavano anche occupando la Place de la Nation. Dei manifestanti avevano eretto barricate e bruciato copertoni nella capitale già dal 21 Ottobre, quando l’intenzione di cambiare la legge era stata annunciata per la prima volta. I leader dell’opposizione fanno parte di vari gruppi, alcuni avevano fatto parte anche di governi precedenti. L’obiettivo iniziale era solo quello di protestare contro l’estensione del mandato presidenziale. Ma, senza che potessero fare qualcosa per impedirlo, la forza che era stata liberata è andata presto ben oltre il loro controllo.

Premesse storiche

Blaise Compaoré è stato il presidente del Burkina Faso negli ultimi 27 anni. Era arrivato alla carica di presidente tramite un colpo di stato completamente sostenuto dall’imperialismo francese. Il golpe era stato orchestrato per attaccare il leggendario rivoluzionario africano Thomas Sankara, che si credeva di essere amico e compagno di Compaoré.

Thomas Sankara era un rivoluzionario eccezionale e un riconosciuto eroe della liberazione. Si parla spesso di lui come del “Che Guevara africano”. Era arrivato al potere nella ex-colonia francese, che ai tempi si chiamava Alto Volta, tramite un golpe militare nel 1983. In effetti, il paese ha una lunga storia di colpi di stato di sinistra. Sankara mirava a ristabilire la dignità e l’orgoglio dei popoli africani. Come prima cosa cambiò il nome del paese in Burkina Faso, che significa “Terra dell’uomo giusto”, o “Paese degli incorruttibili”. Ma la sua eredità va ben oltre i gesti simbolici.

Portò infatti avanti uno dei programmi rivoluzionari più ampi della storia africana. Sankara fece nazionalizzare immediatamente tutta la terra e le ricchezze minerali. Ruppe ogni legame con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale. Promulgò un programma di riforma agraria che aveva l’obiettivo di rendere il paese abbastanza auto-sufficiente da non dipendere più dagli aiuti dell’occidente. La produzione di cibo, in particolare del grano, crebbe enormemente sotto la sua guida, fino a rendere il paese capace di soddisfare i bisogni primari della sua popolazione.

Era un combattente anti-imperialista e voleva rompere con la pratica di ricevere aiuti dagli imperialisti. Fu per questo che ruppe con l’FMI e la Banca mondiale. “Chi ti da da mangiare, ti controlla”, diceva. Fece anche in modo di non far partecipare il Burkina Faso alle Olimpiadi del 1984 in segno di solidarietà con le lotte anti-apartheid del Sud Africa (che vi partecipava).

Le priorità di Thomas Sankara erano la salute e l’istruzione. Durante il suo primo anno di incarico, vennero vaccinati 2,5 milioni di bambini. Il suo governo fu uno dei primi a riconoscere l’epidemia di HIV come una seria minaccia alla salute. La percentuale di scolarizzazione raddoppiò nei primi due anni del suo governo.

Detestava la borghesia africana, debole e parassitaria, li chiamava “consumatori patetici e passivi”. Sankara non amava la vita opulenta e fece quindi dei tagli radicali al suo stipendio e quello dei suoi ufficiali di grado maggiore, portandolo ad appena 450$ al mese. Fece anche in modo che suoi ministri viaggiassero con le macchine più economiche tra quelle disponibili.

Parlava e agiva contro la corruzione: “I nemici del nostro popolo, nel nostro paese, sono quelli che si sono arricchiti in modo illecito, avvantaggiandosi della propria posizione sociale e del loro posto nella burocrazia. Attraverso l’abuso d’ufficio, le manovre e la contraffazione di documenti si sono impadroniti di diverse aziende”, diceva.

Durante i quattro anni del suo governo, la posizione delle donne migliorò enormemente. “La rivoluzione e la liberazione delle donne vanno di pari passo. Noi non parliamo di emancipazione delle donne come un atto di carità e per un bisogno di compassione umana. E’ invece una necessità basilare per il trionfo della rivoluzione”, diceva. Il suo governa aveva bandito la mutilazione genitale femminile e i matrimoni forzati. Alle donne era concesso chiedere il divorzio per la prima volta. Sankara aveva attivamente richiesto che le donne facessero parte del suo gabinetto e dell’esercito.

Molti burkinabè ancora vedono con favore le politiche di nazionalizzazione di Sankara. Un professore di economia in pensione, Noel Nebie, ha detto ad Al Jazeera: “Sankara voleva un Burkina Faso prospero, fondato sulle risorse naturali e umane locali e non sugli aiuto…E a partire proprio dall’agricoltura, che rappresenta oltre il 32% del PIL del paese e impiega circa l’80% della forza lavoro, ha distrutto le élite economiche che controllavano la maggior parte della terra coltivabile e ha garantito l’accesso all’agricoltura di sussistenza. Questo ha fatto crescere la produzione fino rendere il paese quasi del tutto auto-sufficiente.”



Blaise Compaoré e il golpe francese

Sankara era amato dalle masse perchè si opponeva fermamente ai latifondisti e ai capitalisti. Ma c’era un altro aspetto della sua figura. Le sue tendenze bonapartiste facevano si che intendesse il cambiamento come qualcosa che avviene dall’alto, e quindi che vedesse ogni movimento organizzato dei lavoratori che potesse criticare le sue decisioni come un ostacolo, e questo spiega i suoi continui scontri con i sindacati. Per esempio, lo sciopero degli insegnanti dell’Ottobre del 1987 ebbe come conseguenza il licenziamento di oltre 2500 di loro. Fu questo aspetto che portò il suo regime a indebolirsi.

Allo stesso tempo, l’imperialismo francese non poteva permettere che un tale regime rivoluzionario durasse a lungo e alla fine ha organizzato il golpe guidato da Blaise Compaoré, che è quindi responsabile della morte di Sankara. In un modo molto codardo, Thomas Sankara è stato ucciso nelle prima ore della mattina e seppellito in una fossa improvvisata. Secondo Al Jazeera, molti dei manifestanti in piazza giovedì dicevano di essere ispirati dalla memoria di Thomas Sankara.

Compaoré ha immediatamente annullato tutte le riforme precedenti. Nato nel 1950 e addestrato in Camerun e in Marocco, Blaise Campaoré durante il governo di Thomas Sankara era Ministro della Presidenza, prima di rivoltarglisi contro. E da allora è rimasto sempre in carica, essendo stato rieletto presidente per quattro volte dal 1991, con due mandati di 7 anni e due mandati di 5 anni. Nel 2005 sono stati introdotti dei limiti costituzionali. Il secondo mandato da cinque anni di Compaoré doveva finire nel 2015.

Appena diventato presidente ha disarmato le milizie locali e poi, a dispetto della sua reputazione di essere di sinistra, ha dato il via a un programma di privatizzazione e di misure di austerità sostenute dal Fondo monetario internazionale. Ufficialmente aveva “rifiutato” il socialismo prima di diventare un presidente senza opposizione nel 1991.

Tuttavia, all’inizio, ha dovuto agire con molta attenzione spacciando le sue contro-rfiorme come “marxismo pragmatico”. Con l’aiuto del governo francese, Blaise Compaorè ha cercato di stabilizzare la situazione. Nel 1991 ha ricevuto un massiccio prestito dal FMI in cambio di una Programma di Aggiustamenti Strutturali.

L’economia cresceva a un ritmo del 10% annuo, ma a tutte spese dei più poveri. Più della metà della popolazione era intrappolata nella povertà. Questa crescita infatti ha solo portato alla creazione di uno strato di pochi super-ricchi all’apice della società, e le masse povere alla base.

L’aspettativa di vita è di soli 45 anni e, secondo l’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite, il paese è uno dei più poveri dell’Africa. Oltre l’80% della popolazione vive in aree rurali e il 90% lavora nell’agricoltura. Questa arretratezza è il risultato diretto delle politiche imposte dall’imperialismo francese e dal FMI.

La crisi globale del capitalismo iniziata nel 2008 ha fatto abbassare di netto il prezzo di molte merci, come per esempio il cotone. E’ stato un importante punto di svolta all’origine dell’attuale movimento di massa. All’inizio del 2011, Campaoré ha dovuto affrontare una sfida molto seria, quando diversi soldati hanno disertato e si sono uniti ad altri manifestanti che chiedevano salari migliori e provvedimenti contro il peggioramento delle condizioni di vita. I disertori sono poi stati repressi e a centinaia sono stati giudicati dalla corte marziale o espulsi.

Impatto

Gli eventi che si stanno sviluppando rappresentano un salto qualitativo nella situazione. Qualunque cosa accada, la rivolta delle masse rivoluzionarie è destinata ad avere un grande impatto nell’Africa occidentale e in tutta l’area sub-sahariana. Particolarmente in Nigeria, dove c’è stato un altro movimento rivoluzionario nel Gennaio del 2012, il cosiddetto movimento Occupy Nigeria.

Una cosa da evidenziare è stata la fragorosa assenza, almeno all’inizio, di un commento su questi eventi da parte di un qualsiasi leader africano. E non è un caso. Compaoré è uno dei più importanti leader dell’Africa occidentale. E’ stato un importante intermediario nelle diverse crisi della regione e ha sostenuto gli interessi dell’imperialismo americano sia in Costa d’Avorio che in Mali. E’ un alleato molto vicino all’America. Una base militare americana è operativa a Ouagadougou dal 2007, in realtà è una centro direzionale dello spionaggio americano nella regione; da li partono infatti gli aerei spia che poi sorvolano il Mali e il Sahara. Questa ribellione rivoluzionaria in Burkina Faso è un avvertimento diretto a tutti gli altri dittatori di lungo corso come Teodoro Obiang Nguema della Guinea equatoriale, Jose Eduardo dos Santos in Angola, Yoweri Museveni in Uganda e Paul Biya in Camerun. L’eredità di Thomas Sankara è molte forte anche in Sud Africa, dove gli Economic Freedom Fighters (combattenti per le libertà economiche,partito creatoda Julius Amalema, ex presidente della Lega giovanile cell’Anc, ndt) hanno scritto un “giuramento su Thomas Sankara” che i loro funzionari devono pronunciare.

Cosa accadrà adesso?

Dopo gli eventi rivoluzionari di ieri è chiaro che oggi, venerdì 31, è cruciale. Il regime di Compaorè cerca di restare aggrappato al potere. Anche se il presidente si è nascosto, l’esercito ha formalmente preso il potere in suo nome e ha parlato di un periodo di transizione di un anno. Questo è troppo poco e troppo tardi per le masse e anche i politici borghesi dell’opposizione posso vederlo e hanno rifiutato questa proposta.

Quello che questi ultimi vorrebbero è che Compaoré abbandonasse il potere e si formasse invece una sorta di “governo di unità nazionale”, che ovviamente includesse anche loro. Si parla anche un altro ufficiale dell’esercito, l’ex ministro della difesa, che potrebbe subentrare come “amico del popolo”. Le ambasciate francese e americana stanno lavorando a tempo pieno per cercare di incanalare la situazione e riportarla a una qualche forma di legalità “istituzionale” – qualsiasi cosa tranne il potere nelle mani del popolo, che h combattuto coraggiosamente nelle strade e ha conosciuto la parte peggiore della repressione statale.

Correttamente, le masse sono rimaste nelle strade e questa mattina hanno rinnovato l’invito alla mobilitazione. Già una folla si sta formando di fronte al palazzo governativo principale e il Capo dello Staff dell’Esercito ha chiesto che Compaorè abbandoni il paese. I giovani del movimento “Scopa Civica” (Balai Citoyen) hanno partecipato alla mobilitazione scandendo slogan come “abbasso la borghesia militare!” e fatto appello perchè un vero esercito unisca la popolazione.

Il leader del partito Sankarista Benéwendé Sankara ha detto che “l’unico vero uomo forte è il popolo”. Questa è la linea corretta da seguire: nessun accordo alle spalle della popolazione, nessuna fiducia nei politici borghesi o nei generali! Le possono posso fidarsi solo delle proprie forze: tutto il potere al popolo! Comitati d’azione dovrebbero essere organizzati ovunque e coordinati a livello locale, regionale e nazionale, magari formati sull’esempio dei comitati per la difesa della rivoluzione di Sankara. Questi comitati dovrebbero incaricarsi dell’organizzazione della vita pubblica, dell’auto-difesa, dei rifornimenti, ecc.

Non è sufficiente occupare e distruggere i simboli dell’odiato regime. Un potere nuovo, rivoluzionario, deve essere prendere il loro posto. Soprattutto, la rivoluzione, iniziata da questioni costituzionali e democratiche, deve adottare un programma più ampio che riguardi il cibo, le case e il lavoro, un programma sociale che possa davvero soddisfare le esigenze delle masse.

Gli eventi si muovono in modo molto rapido e la situazione è molto fluida. Se le masse posso rovesciare interamente il regime, questo inevitabilmente raddoppierà l’effetto di questi eventi sull’intero continente africano. Comunque si svilupperanno le cose nei prossimi giorni, una cosa è certa: il genio è uscito dalla lampada. La primavera nera è cominciata!


7 Novembre 2014

dal sito FalceMartello

La Vignetta è del Maestro Mauro Biani

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