LA FORZA CENTRIFUGA CHE LACERA RIFONDAZIONE COMUNISTA di Claudio Bellotti

 

 
 
 
 
 
 
Bilancio del Comitato politico nazionale 15-16 novembre 2014

Il comitato politico nazionale di Rifondazione si è concluso il 16 novembre senza l’approvazione di alcun documento politico finale. Il testo proposto dalla segreteria nazionale, infatti, è stato respinto con 50 voti a favore e 54 contrari.

Il voto finale non sorprenderà chi conosce i rapporti interni a Rifondazione e in particolare il fatto che il segretario Ferrero e la segreteria vennero eletti a gennaio solo grazie a un gioco di posizionamenti dei rappresentanti della terza mozione che permise la trasformazione di una minoranza in maggioranza (sulla vicenda vedi Rifondazione da Ferrero a Ferrero).

È bene chiarire che il voto del 16 novembre è semplicemente una fotografia dello stato del Prc e non rappresenta il coagularsi di una posizione politica alternativa a quella del segretario. A prescindere dalla composizione numerica dei gruppi dirigenti, sono le dinamiche politiche reali a chiarire la situazione.

Nel Prc si confrontano oggi in realtà ben 5 posizioni politiche. Ferreropropone che esso si dissolva sul piano elettorale nel famigerato “nuovo soggetto politico” che dovrebbe nascere da ciò che rimane della Lista Tsipras.

L’area Essere comunisti si è divisa tra una maggioranza guidata da Claudio Grassi che ha fondato l’associazione “Sinistra e Lavoro” che propone la formazione di un nuovo partito di sinistra con una piattaforma che, in sostanza, traduca sul piano politico le posizioni dei gruppi dirigenti della Fiom e della Cgil, coinvolga Sel e possibili fuoriusciti dal Pd. L’altro spezzone(portavoce nel Prc Bruno Steri) ha contribuito a lanciare l’ennesimo appello alla ricostruzione del partito comunista, in collaborazione con il Pdci.

La terza mozione considera possibile la “rifondazione della rifondazione”, ossia che si possa con l’attivismo arrestare il declino del partito.

Infine noi di Sinistra classe rivoluzione difendiamo la prospettiva della costruzione del partito di classe nel nostro paese e la battaglia, in questo processo, per un programma rivoluzionario e per l’organizzazione dei settori più avanzati del movimento operaio nel movimento che abbiamo lanciato lo scorso anno.

A questa frantumazione politica corrispondono un calo pesante degli iscritti e una capacità di iniziativa organizzata sempre più ridotta. Si aggiungano gli esodi di pezzi di apparato che non intendono mettere a rischio i rapporti coi governi locali del Pd (Emilia, Umbria) e le scissioni locali già avvenute (Calabria) e il quadro di una forza in via di consunzione appare nitido.

Non è un caso quindi se quattro delle cinque posizioni presenti prefigurano la costruzione di un’altra forza politica. Il segretario Ferrero ha respinto enfaticamente ogni accusa di voler liquidare il Prc dentro l’Altra Italia (se così si chiamerà la nuova forza politica in costruzione) ma i fatti hanno una logica inesorabile a prescindere persino dalle intenzioni soggettive. Se il gruppo dirigente alimenta costantemente il mimetismo elettorale, la ricerca del minimo comun denominatore con le altre (piccole) forze aderenti all’Altra Europa, il codismo sistematico, di quale ruolo del partito si vuole parlare?

Le posizioni che abbiamo argomentato nel Cpn sono riassunte nel testo deldocumento finale che avevamo depositato in presidenza e che pubblichiamo in allegato a questa nota. La scelta di ritirarlo dal voto e votare contro il documento della segreteria non è dipesa, per quanto ci riguarda, da un calcolo numerico sul possibile esito del voto, ma da una considerazione politica molto semplice: l’attuale segreteria ha “governato” fin qui il partito grazie a una sostanziale non belligeranza (a dir poco) da parte della terza mozione, che come ricordato non solo permise l’elezione di Ferrero a segretario, ma anche nella vicenda delle elezioni europee contenne di molto la propria critica alla Lista Tsipras, sviluppando la proposta di una campagna elettorale sulla linea “comunisti per Tsipras”.

Non saremo certo noi, e lo abbiamo chiarito in sede di dichiarazione di voto al Cpn, ad impedire ai compagni della mozione 3 di riconsiderare queste loro scelte passate, alla luce degli esiti non proprio felici che hanno generato.

Detto questo, rimane il dato fondamentale che non è nei numeri del Cpn che confermano quanto già si sapeva (ossia che la segreteria non è maggioranza), ma nello stato reale del Prc e soprattutto nel fatto, questo sì nuovo, che in presenza di un risveglio delle mobilitazioni operaie e giovanili nel nostro paese il partito non pare ad oggi essere minimamente rivitalizzato.

Con la manifestazione della Cgil del 25 ottobre e poi con gli scioperi della Fiom e lo sciopero generale convocato per il 5 dicembre si è aperto un campo enorme di intervento e battaglia politica, per e nel movimento di massa che cresce fra i lavoratori e i giovani. Sarà su questo campo che si misurerà la validità e la vitalità delle diverse posizioni politiche. I risultati straordinari che il nostro intervento nelle mobilitazioni sta cogliendo ci confermano che l’indirizzo assunto in questi anni corrisponde alle reali necessità e può offrire una prospettiva anche a quei militanti del Prc che non intendono morire di asfissia in una discussione sempre più staccata dalla realtà e relegata ai margini dei processi reali.



17 Novembre 2014


dal sito FalceMartello

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