GRETA E VANESSA di Cinzia Nachira

 

 
 
 
 
Greta e Vanessa sono tornate, l’incubo è finito.
Prima di tutto è finito il loro incubo e poi è finito anche il nostro. Come accade spesso, il giorno dopo la conferma che le due ragazze avrebbero avuto salva la vita, il fiume di parole, scritte e dette, tende a lasciarle sullo sfondo. Lasciando poco spazio all’empatia e tanto invece alle considerazioni banali o alle polemiche miserevoli di sciacalli pronti a pesare sui piatti della bilancia i soldi probabilmente spesi per la loro liberazione a causa della loro scelta di non voltarsi dall’altra parte. [Sciacalli che non si domandano mai quanto è costata l’assistenza assicurata ai due marò assassini, o quanto costa una breve crociera della portaerei Cavour. NdR]

Vanessa e Greta sono due ragazze poco più che ventenni che, a noi adulti pronti spesso a dispensare lezioni moralistiche su come nascondere meglio possibile la vigliaccheria, hanno insegnato che non si può costruire il proprio futuro in modo onesto se ciò avviene grazie alla sofferenza e alla morte di molti altri nostri simili.

Dovremmo avere il coraggio di dirlo: le raccomandazioni materne e paterne che stanno accompagnando il loro ritorno sull’usare maggiore prudenza, nascondono in realtà un desiderio inconfessabile, quello di cancellare ciò che è alla base della scelta fatta da queste due giovani ragazze. Loro, e non chi le accoglie con un falso sollievo che maschera il disappunto del “quanto ci sono costate”, avranno il diritto, se lo vorranno, quando e se decideranno di farlo, di ringraziare chi si è speso per la loro liberazione, ma anche di respingere ai mittenti (numerosi e numerose) non solo le meschinerie, ma, forse soprattutto, l’accusa ridicola di avventurismo esotico.

Queste due ragazze nella loro breve esistenza hanno accumulato un’esperienza di vita che una persona “normale” che nasce e vive in Occidente fa nel doppio e più dei loro anni. Queste due ragazze hanno rischiato la loro vita perché, soprattutto, non potevano stare a guardare i loro amici siriani lasciati al loro destino mortale, schiacciati nello scontro barbarico di due forze egualmente inaccettabili: il regime di Bashar Assad e l’integralismo islamico, comunque lo si voglia declinare. Questa sfida devono, loro malgrado, affrontarla quotidianamente da lungo tempo interi popoli. La scelta di Vanessa e Greta è stata quella di non scegliere una o l’altra barbarie ma di condividere la sfida di chi le subisce entrambe.

Oggi gli insulti contro Greta e Vanessa sono ancora più inaccettabili perché così intensi e numerosi: loro sono giovani donne che rompono uno schema che nei nostri mondi ci fa comodo reiterare, pensare che i giovani non si occupino che di se stessi e dei loro divertimenti, al più di come sbarcare il lunario. No! I giovani, come dimostra la vicenda di Greta e Vanessa, sanno scegliere e sanno prendere in mano le redini dei loro destini. Il vero dramma per le giovani generazioni nei nostri Paesi, malati di paura e di vigliaccheria, è che sono rari gli adulti capaci di condividere le loro scelte senza ergersi a giudici implacabili e impietosi, sempre distanti. Se noi adulti riuscissimo, invece, a condividere e a capire quelle scelte potremmo utilmente mettere a disposizione la maggiore esperienza, qualora l’avessimo.

Nel dire a Vanessa e Greta, grazie e ben tornate, non possiamo non aderire al desiderio di chi, avendo attraversato quella stessa terribile esperienza, spera che in questi sei mesi di sofferenze non abbiano perso quell’entusiasmo che le ha spinte a fare una scelta così importante.

dal sito Movimento Operaio


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