ROBERT SHECKLEY di Fabio F.Centamore

 

 
 
Il post di oggi è una recensione del Millemondi (Autunno 2013), la magnifica raccolta dedicata al grandissimo Robert Sheckley, uno dei massimi scrittori di racconti che la fantascienza classica abbia mai prodotto, assieme a Theodore Sturgeon, Fredric Brown e Clifford Simak (in realtà potrei citarne molti altri, da Asimov a Silverberg, passando per Anderson, van Vogt, Heinlein, ecc. ecc.)
Gregor e Arnold sono in affari da poco, ancora nessun cliente. Si sa, il business della decontaminazione planetaria è ormai saturo e la concorrenza è troppo agguerrita. Gregor e Arnold devono accettare i casi più disperati per farsi largo (da Fantasma cinque)… Era la prima tempesta fotonica per Altoparlante, aveva tanto da fare e molti elementi del corpo astronautico da coordinare. Ritirò i suoi circuiti sparsi per la nave verso il centro del suo corpo, ordinò alle Paratie di serrarsi e indurirsi per reggere meglio l’urto dei corpuscoli luminosi. Video si staccò dal suo alloggiamento e corse a fissarsi contro una Paratia esterna. Questa si fece morbida permettendo a Video di estroflettersi all’esterno. Non durò molto alla fine. Motor aveva risposto prontamente agli ordini di Altoparlante, grazie anche ai dati di Video. Tuttavia, facendo la verifica dei danni, l’intero corpo ebbe un’amara sorpresa: Acceleratore era morto (da Specialista)… Jackson svolgeva il lavoro più solitario dell’universo. Eppure per farlo serviva essere estremamente socievoli ed estroversi. Jackson lo era molto, avrebbe potuto parlare con se stesso come con un altra forma di vita qualsiasi umana e non (da Mun mun.).. I viaggiatori poco accorti, quelli alle prime armi, di solito si materializzano dentro gli sgabuzzini o nei sottoscala. Magari incespicano, si guardano intorno con l’aria strana e finiscono immancabilmente per attirare l’attenzione. Per questo, io che sono un viaggiatore scafato, preferisco materializzarmi nelle piazze affollate durante l’ora di punta. Testa bassa, spalle curve e nessuno ti nota. Feci esattamente così quando mi inviarono a New York nel 1988 (da Giardiniere di uomini)…

Sheckley il genio, l’innovatore, il satirico. Sheckley dallo sguardo bonario, quasi tenero, sulle contraddizioni dell’essere umano. Sheckley l’hippy, il vagabondo senza legami, va dove lo chiamano. Sheckley il detrattore, il criticone, il bastian contrario. Tutto ciò è Robert Sheckley e anche altro, lo si può scoprire da questo libro che si lascia gustare come una crostata o un buon caffé caldo in una giornata uggiosa. Vi sono contenute ben due antologie pubblicate negli anni Settanta (Fantasma cinque – 1971, Giardiniere di uomini – 1979) e una succulenta selezione di racconti del ciclo di AAA Asso decontaminazione pianeti (pubblicati fra il 1954 e il 1956). Una vera strenna natalizia per gli appassionati del genio newyorkese e non solo.
Chi vorrà leggere questa raccolta troverà sicuramente una costante che accomuna quasi tutti i racconti: ciò che sembra conosciuto diventa in realtà sconosciuto, ciò che appare neutro e rilassante è invece estremamente pericoloso. Questa forse la tematica più evidente nelle storie di Sheckley. L’universo è tanto sconfinato da confondere e ribaltare il comune senso delle cose, mai fermarsi alle apparenze e soprattutto mai fidarsi di ciò che vedi, senti o tocchi. La realtà lì fuori inganna. Troppo complessa per essere controllata dall’essere umano, troppo cangiante, troppo ricca di variabili. La famosa funzione dell’adattamento, tanto importante da Darwin in poi, ne esce fortemente ridimensionata. La stessa condizione umana risulta quasi ridicola al cospetto di un simile universo. Raramente, però, Sheckley insiste sulla corda del pessimismo somministrando fino in fondo l’amaro calice dell’inadeguatezza umana. In questi racconti spesso la via d’uscita è dietro l’angolo. Non è detto che l’uomo debba sempre essere il perdente di turno ma di certo non è la conoscenza scientifica a costituire l’arma fondamentale. Non da sola almeno.Ecco un’altro aspetto tipico della fantascienza di Sheckley: la scienza da sola non risolve nulla, la tecnologia è inutile se non si sa come usarla. Spesso anzi può risultare dannosa, contribuire alla costruzione contraddittoria che è la società del progresso. Cosa allora tiene aperta la porta della speranza? Cosa può davvero difenderci da una realtà fuori da ogni controllo? La creatività, la capacità di evadere dal contesto e cambiare punto di vista. Più della mente può l’istinto del gioco, il pensiero in libertà. Qui l’ironia non è solo un mezzo narrativo, un filtro per osservare il mondo. L’ironia è un’arma contro l’inafferrabilità del cosmo, è la guida che mostra la possibile uscita dal caos. L’autore non ha bisogno di un linguaggio immaginifico, di descrizioni animate o di termini coloriti o desueti. Le certezze umane si disgregano davanti alla semplice descrizione di ciò che succede. Solo i fatti, nudi e crudi. Linguaggio essenziale, periodi brevi e netti, bastano a dare il senso del caos che si agita sotto la patina superficiale di alcune certezze acquisite. Le storie di questo libro potranno essere divertenti, alcune semplicemente geniali, altre fin troppo assurde o magari “caricate”. Di certo sono ancora molto attuali.




4 gennaio 2014

dal sito Cronache di un sole lontano


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