CONTRO SOCIALISMO RIVOLUZIONARIO: UN’ALTRA RECENSIONE AL LIBRO CURATO DA STEFANO SANTARELLI

Socialismo Rivoluzionario è un gruppo settario endogamico di cui abbiamo già trattato.
A suo tempo recensimmo un libretto che ne ricostruiva la storia e che permetteva di farsi un’idea del come mai, nella realtà residuale e prodigiosamente litigiosa rappresentata dalla politica militante, Socialismo Rivoluzionario ed i suoi attivisti riescano a quadrare il circolo attirando su di sé concordi ed aperte attestazioni di disprezzo.
Il blog di Giorgio Franchi pubblica nel novembre 2014 una recensione dello stesso testo che riportiamo per intero. L’immagine in alto invece viene dal repertorio iconografico che più contraria Socialismo Rivoluzionario ed i suoi iscritti.
Pardon, le sue iscritte ed i suoi iscritti, sempre così attente ed attenti alle vittime e ai vittimi.
Praticamente un omaggio dovuto.

25 Novembre 2014

dal sito Io non sto con Oriana


MEMORIE BOLOGNESI
di Giorgio Franchi

L’università per lo studente fuori sede è molto spesso la prima esperienza fuori dal guscio. Trovarsi catapultati dalla una realtà geograficamente vicina come Ferrara nella più cosmopolita Bologna è un vero shock emotivo. Dici Bologna, dici la grassa, la dotta e la rossa. Nella seconda metà degli anni ’90 l’extraparlamentarismo di sinistra volgeva al termine almeno nello spirito, per poi finire appena qualche anno dopo in quella poltiglia politicamente indifferenziata e genericamente “di sinistra” che nel mondo studentesco ha le proprie radici e di cui sono evidenti i frutti nella Bologna odierna. Ero tutt’altro che di sinistra, catapultato in una realtà conformisticamente di sinistra, quindi per forza di cosa ho iniziato ad interrogarmi su questo mondo verso cui nutrivo profonda diffidenza. Il primo shock politico di sinistra sono stati quelli di Lotta Comunista.

Manifestazione di Lotta Comunista
Ancora oggi un giorno a settimana i militanti di Lotta Comunista si piazzano in Via Zamboni, cuore universitario della città, con il loro banchetto fatto di tavoli accostati con tovaglione rosso e libri delle omonime edizioni diligentemente in bella mostra mentre i militanti (studenti universitari coadiuvati in genere da un “anziano”) con il giornale in mano che cercano di rifilare agli studenti (allora 1.000 lire se non erro) e invitarli presso il “Circolo Operaio” per l’immancabile corso di marxismo (3 lezioni una più pesante dell’altra). Figuriamoci se non mi lasciavo fregare, soprattutto considerando che l’invito proveniva da una simpatica ed avvenente ragazza. Politicamente la posso catalogare fra le esperienze non positive ma utili: lì ho appreso le basi del pensiero marxista e lì ho letto i primi testi di Lenin, se non altro ho capito cos’era il comunismo, almeno una sua chiave di lettura. Qui finisce l’aneddoto.

Il fondatore di Lotta Comunista fu Arrigo Cervetto, ex-partigiano, poi iscritto al PCI dal 1945 al 1946, si avvicinò all’anarchismo divenendone una “mente pensante” tanto da essere uno degli ispiratori dei G.A.A.P. (Gruppi Anarchici di Azione Proletaria) nel 1951 insieme a Pier Carlo Masini, probabilmente lo storico militante dell’anarchismo più noto fuori dall’area. Nel 1957 i G.A.A.P. e Cervetto iniziano la lunga marcia che li riporteranno in area M-L fino alla fondazione di Lotta Comunista nella seconda metà degli anni ’60.

Questo libro è una biografia politica non certo esaustiva ma forse la migliore scritta fino ad oggi.
Quando ho letto questo testo, in riferimento al periodo anarchico, ho trovato l’ennesima prova di quello che già pensavo:

a) l’anarchismo sociale dal 1945 in avanti si è dimostrato non all’altezza della sua missione storica, fossilizzato su posizioni di inizio ‘900, si è rivelato poco politico e più di testimonianza con i “grandi vecchi” a fare da padri padroni del movimento. Un nome su tutti, Armando Borghi: nella prima metà del ‘900 lui ha salvato il movimento dando una prospettiva anarco-sindacalista al movimento permettendo di creare un ponte teorico e pratico originale che rompesse con il vecchio “bakuninismo” come d’altra parte già fece Errico Malatesta; ma nella seconda metà del ‘900 fu lui uno degli agenti disgreganti del movimento (qui le sue posizioni anti-organizzatrici pregresse furono evidenti) che fra l’altro si oppose alla riattivazione dell’Unione Sindacale Italiana preferendo l’entrismo nella CGIL, quindi portando acqua al mulino degli stalinisti (stessa linea di Umberto Marzocchi, Attilio Sassi, ecc.) ;

b) Tanto Cervetto quanto Masini erano giovani, provenivano dalla Resistenza, ed entrambi erano coscienti che bisognava opporsi allo stalinismo del PCI con i fatti e non a parole, era necessario fare politica vera e non di testimonianza con una prassi etico-propagandistica, meramente volontaristica ed a-classista tipicamente di impronta malatestiana;

c) I G.A.A.P. furono in prospettiva il primo esperimento “piattaformista” nel nostro paese: preparazione dei quadri basati su omogeneità teorica e tattica, classimo, capacità di sintesi, in parte “responsabilità collettiva” davanti all’organizzazione, ecc. .

Contrariamente a Cervetto non penso che l’anarchismo abbia esaurito la sua missione storica, anzi la storia dice l’esatto contrario; semmai la storia ci insegna che l’anarchismo non è stato fino ad oggi all’altezza della sua missione storica a causa della sua fossilizzazione ideologica ostinata. Cervetto e Masini si sono giocati male le loro carte: il primo è divenuto una mente pensate dell’autoritarismo marxista, il secondo è finito fra le braccia della socialdemocrazia. Abbiamo perso due menti che avrebbero potuto scrivere un altra storia se solo la F.A.I. avesse avuto quel minimo di pragmatismo che fra l’altro era proprio dello stesso Malatesta, peccato. Il passato è passato meglio guardare avanti: l’attuale fase di ristrutturazione del capitalismo sta aprendo prospettive inedite e a questo punto vedremo se riusciremo a prendere l’ultimo treno. Aleggia lo spettro della dittatura e spirano i venti di una possibile conflagrazione mondiale, ma dall’altro le istanze di libertà fra il popolo sono ben presenti, anche se non hanno ancora trovato un senso. Agli anarchici spetta trovare il modo di orientare queste istanza di liberazione. Ribadisco il tempo è tiranno ma i margini di azione ci sono ancora. Per chi volesse informarsi meglio sui G.A.A.P. consiglio questo testo:

Il libro è richiedibile solo presso la Federazione dei Comunisti Anarchici al seguente indirizzo di posta elettronica: fdca@fdca.it

Dopo Lotta Comunista sicuramente nelle mie memorie universitarie il secondo posto è riservato a quelli di Socialismo Rivoluzionario, meno organizzati dei loro colleghi leninisti duri e puri, ma ugualmente irregimentati e con una serie di elementi che potrebbero avvicinare questa formazione più a una setta che a un movimento politico. Fate una ricerca in google per parole chiave e fatevi un’opinione vostra.
Invito anche tutte/i a leggere questo bellissimo libro uscito per i tipi Massari Editore curato da Stefano Santarelli.
Il libro in oggetto è l’unico nel panorama nazionale che si lancia in una critica talmente ben documentata ed impietosa di SR quanto del suo leader-guru Dario Renzi al secolo Dario De Sanctis, che quest’ultimo ha ordinato espressamente ai suoi accoliti di non leggere questo libro.

Il libro parla dell’evoluzione/involuzione di De Sanctis [perché a conti fatti tutto ruota attorno a lui] dal trotskismo degli anni ’70 fino all’invenzione odierna del cosiddetto “Umanesimo Socialista”, dalla Lega Socialista Rivoluzionariaa Socialismo Rivoluzionario. Non si può certo dire che il libro sia stato scritto basandosi sui sentito dire: tanto Stefano Santarelli quanto Roberto Massari sono stati stati protagonisti di quegli anni e il De Sanctis lo hanno conosciuto veramente, tanto che nei loro contributi ricostruiscono la storia del periodo trotskista del quale De Sanctis non parla volentieri. Un passato di epurazioni, maldicenze verso i compagni ritenuti non conformi alla linea o rei di essere possibili rivali che imponevano un conformismo ferreo, tutte caratteristiche che a ben vedere non sembrerebbero estranee all’attuale SR nelle sue sorprendenti acrobazie politico/tattiche basate nella fase marxista libertaria [quella che precede l’umanesimo socialista] da una rilettura arbitraria e falsata di Rosa Luxemburg [si veda il contributo “Giù le mani da Rosa Luxemburg!” di Michele Nobile].

Lo spietato conformismo e le epurazioni dei non-allineati è un retaggio di quel trotskismo alla Nahuel Moreno e alla S.W.P. americano nella sua fase discendente che imponevano prima di tutto, anche contro ragione, la salvaguardia non dell’idea ma della struttura/apparato. Purtroppo queste tare invece di diluirsi nella fase libertaria (?) e/o umanista si sono involute ulteriormente arrivando ad un culto della personalità del capo che ha antecedenti in Italia solo nelle formazioni di stampo maoista [vedi il caso dell’ex-maoista Aldo Brandirali].

Per capire quanto il conformismo e l’adesione a-critica alle idee del leader-guru siano sedimentate basta leggere i contributi di difesa foto-copia all’articolo di Massari che ricostruisce le marachelle giovanili di De Sancits: medesimi artifici linguistici, medesima costruzione semiotica e neologismi ripetuti ossessivamente soprattutto sulla loro stampa esterna [ultimo loro giornale La Comune]. A prima vista sembrerebbe programmazione neuro linguistica invertita, se no come spiegare l’inspiegabile? Astensionisti, poi spalla del centro-sinistra e di nuovo astensionisti; oppure pacifisti ma con simpatie anti-serbe a-priori durante la guerra balcanica ed oggi con simpatie pro-jihadisti in Siria [basti leggere l’articolo/ode sul fondamentalista genovese Giuliano Ibrahim Delnevo terminato in Siria], pazzesco! D’altra parte De Sancits/Renzi detta la linea e questa non si discute. Ma in definitiva SR è una setta? Secondo il contributo molto acuto e profondo di Miguel Martinez ci starebbe un bel SI [qui si può leggere una riflessione di Martinez sul suo contributo].

4 Novembre 2014

dal sito Opinione Franchi

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