DOVE HA PORTATO IL CULTO DI TSIPRAS di Antonio Moscato

 
 
 
 

Poco più di un mese fa avevo scritto, allarmato, un articolo sulle possibili ripercussioni sui resti della sinistra italiana dell’esaltazione acritica di ogni decisione del leader greco: Dove ci porta il culto di Tsipras. L’accecamento è pericoloso: oggi “il manifesto” si preoccupa di sottolineare che Tsipras non è Renzi, tentando di negare quel che Renzi stesso confessa: ha tifato per il successo di Syriza, cogliendone la sostanza nella distruzione dell’opposizione di sinistra.

Superficiale e grossolano, quando è sincero, Renzi l’ha identificata con Yannis Varoufakis, utilizzandolo come spauracchio esattamente come ha fatto la stampa conservatrice in Grecia, in Italia e in tutta Europa, anche se non era candidato e aveva dichiarato il suo tardivo appoggio a Unità Popolare solo due giorni prima del voto: “Per usare un tecnicismo, anche ‘sto Varoufakis se lo semo tolti”.

La risposta di Varoufakis a Renzi è stata tempestiva, ma rivelava ancora una volta l’ingenuità politica che ha caratterizzato questo economista anche nei mesi in cui collaborava con Tsipras: “No, ciò di cui ti sei liberato, partecipando a quel vile colpo di Stato contro Alexis Tsipras e la democrazia greca lo scorso luglio, è stata la tua integrità come democratico europeo. Forse anche la tua anima. Per fortuna tutto ciò non è irreversibile. Ma devi riconoscere i tuoi errori. Non vedo l’ora di vederti tornare nel rango dei democratici europei”.

Ma lasciamo perdere questo pittoresco personaggio che la stampa dei creditori aveva trasformato in un pericoloso bolscevico, e che crede che il premier italiano sia diventato quel che è solo in luglio, e non almeno in febbraio, quando distribuiva eleganti cravatte e pessimi consigli. E lasciamo perdere la nostalgia per “l’integrità dei democratici europei”…

Quello che mi preoccupa di più è la cecità della sinistra sedicente alternativa di fronte alla prova clamorosa del mutamento di Alexis Tsipras in un politico cinico che aspira ad essere accolto nell’Olimpo dei Renzi, Hollande, Schulz. La prova è il modo con cui ha esibito davanti alle telecamere il decisionismo con cui, rispetto ad altre possibilità da tentare, almeno sul piano propagandistico e del rispetto delle forme, ha scelto di proseguire l’alleanza con i “Greci Indipendenti” di Panos Kammenos, come se fosse una garanzia, indipendentemente dalla ulteriore perdita di voti e di deputati.

Panos Kammenos è una garanzia, ma per chi e per che cosa? È l’uomo che ha consolidato i legami con l’esercito, baluardo della destra in Grecia, quindi ha difeso con le unghie e con i denti il mantenimento della spesa militare pro capite più alta d’Europa, su cui Germania, Francia e Italia non hanno trovato nulla da ridire, dato che sono i principali fornitori di armamenti alla Grecia. Kammenos è l’uomo che ha sviluppato la trattativa con Israele, che ha portato a un accordo di collaborazione inquietante: vedi Grecia-Israele: accordi militari senza precedenti.

In gennaio la “strana alleanza” con ANEL era apparsa una trovata astuta di Syriza per riuscire a governare pur non avendo il numero di voti e di eletti sufficienti, ma era stata annunciata immediatamente, senza fare neppure finta di effettuare un giro di conversazioni con altre forze, che magari poteva servire a far pagare al vertice del KKE l’ennesimo rifiuto di un’intesa. Era avvenuta senza consultare gli organi del partito, ma in Italia, chi ci poteva fare caso? Non certo i residuati del PRC, che avevano trangugiato il fatto che l’accantonamento del mandato congressuale fosse annunciato da Bertinotti non nel CPN ma in un salotto televisivo…

Allora la scelta fulminea dell’alleanza con questo strano personaggio e con il suo ambiguo partito era stata presentata come una necessità del momento, anche se appariva evidente che c’erano stati contatti precedenti alle spalle degli organi formali di direzione, realizzati da quel “cerchio magico” di fedelissimi del leader che li consultava come “Ufficio del presidente”. La fretta nell’annunciare le decisioni senza lasciar tempo per discuterle ha caratterizzato Tsipras e la sua squadra fin dal primo momento, e indubbiamente ha contribuito non poco al suo successo nella distruzione di un’opposizione che poteva contare su una maggioranza dei militanti e dei quadri, se fosse riuscita a imporre una consultazione formale del partito.

Ora comunque la rapidità del leader nel prendere le decisioni è stata anche maggiore. Anche se c’erano state varie sollecitazioni a una collaborazione, tra cui quella di un Pasok in crescita dopo una parziale ripulitura, e con un pacchetto più sostanzioso di eletti rispetto a ANEL (che ha continuato a perdere voti ed eletti), la scelta di continuare l’alleanza precedente veniva ostentata con un abbraccio immediato sul palco tra Tsipras e Kammenos, come vecchi compari. La riconferma di quest’ultimo al ministero della Difesa, vuol dire che l’infame alleanza militare con Israele, e il comportamento delle unità speciali inviate nelle isole per tenere a bada i migranti, non sono in discussione.

Come non è in discussione, naturalmente, l’ombrello protettivo della Nato”. Auguri a chi crede che con Tsipras ha vinto la sinistra in Europa…

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PS:  Per un analisi dettagliata del voto rinvio a Tsipras succede a Tsipras, ma tutto è cambiato, a Grecia. Chi occuperà villa Maximos? e a Grecia, una valutazione anticapitalista dall’interno di Unità popolare.


23 Settembre 2015


dal sito Movimento Operaio

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