GENOVA PER NOI… di Stefano Santarelli

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Nonostante che siano passati sedici anni, i fatti di Genova del 2001 sono ancora una ferita aperta per la nostra democrazia. Quel giorno lo stato di diritto venne sospeso dal governo che non tollerò assolutamente un dissenso peraltro pacifico contro il G8.
La stessa Corte europea dei diritti dell’uomo ha recentemente condannato il nostro paese per i gravissimi pestaggi ed atti di tortura avvenuti durante l’irruzione della Polizia alla scuola Diaz. E’ stata una delle pagine più brutte del nostro paese che videro tra l’altro l’uccisione di un giovanissimo manifestante (Carlo Giuliani) per opera di un carabiniere ausiliario coetaneo della vittima e chiaramente impreparato ad affrontare situazioni del genere.
Non è stata soltanto una delle pagine più brutte, ma anche una delle più oscure. A Genova emergono per la prima volta i “Black Bloc “ degli infiltrati nel movimento contro il G8 e non a caso nessuno di loro fu fermato dalla polizia che arrestò (e torturò) invece centinaia di innocenti manifestanti.
In quel giorno si è visto veramente il vero volto del capitalismo, un volto orrendo ed inumano.
Ma nel ricordare i fatti di Genova dobbiamo anche ricordare quelli di Roma del 15 ottobre 2011.

Quella manifestazione che prendeva il nome degli “Indignati”, diretta espressione di un movimento internazionale che contestava le scelte di austerità e di tagli alle spese sociali che il grande capitale finanziario vuole imporre alle popolazioni del pianeta, produsse un corteo numeroso e partecipato (probabilmente dalle 250/300 mila persone) come non si vedeva da anni.
Ebbene questo corteo pacifico e tranquillo venne sconfitto da poche centinaia di infiltrati che espropriarono questo movimento del diritto di potere scendere in piazza e di potere gridare le proprie ragioni, trasformando così questa manifestazione in un assurdo gioco di guerra. Mentre la polizia si preoccupò solo di difendere i palazzi del potere permettendo così la violenza incontrollata dei Black bloc in tutto il tragitto del corteo e a San Giovanni, dove si doveva concludere la manifestazione, essa caricò con i blindati i manifestanti che si erano nel frattempo lì radunati con lo scopo di dare la mazzata definitiva a questa manifestazione.
Anche quel movimento venne sconfitto grazie anche ai misteriosi Black Bloc (che tanto misteriosi poi non sono).
Quel giorno però emerse anche un malessere giovanile che aveva portato questi ragazzi a scendere in piazza perché non volevano accollarsi il debito delle generazioni precedenti, denunciando quindi il fatto che i debiti e le ricchezze in Italia non sono distribuiti equamente.

Questi giovani, a cui è chiuso il mercato del lavoro e che non hanno nessun futuro di fronte a loro, vedono la concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi, i quali oltretutto, si guardano bene dal pagare le tasse, caratteristica questa fondamentalmente italiana, al contrario dei loro genitori che sono lavoratori dipendenti o pensionati e che si trovano obbligati a mantenerli.
Un settore giovanile che ancora oggi non è rappresentato in alcuna maniera dalle forze politiche e sindacali della cosiddetta sinistra. Credo pertanto che il compito di Risorgimento Socialista, pur con tutti i nostri limiti, sia proprio quello di difendere i loro interessi ed è anche per questo che non possiamo dimenticare quelle giornate a Genova nel 2001.

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