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VITE, LA 6° REPUBLIQUE! di Stefano Santarelli

melanchon

 

I risultati elettorali di ieri nel primo turno delle elezioni presidenziali francesi hanno evidenziato la crisi mortale della Quinta Repubblica. Lo dimostra proprio il fallimento elettorale dei due tradizionali partiti che negli ultimi quarant’anni hanno governato la Francia: i neogollisti de Les Républicaines e il Partito Socialista che non sono riusciti ad arrivare al ballottaggio. Ma se nel caso de Les Républicaines questa crisi è dovuta principalmente agli scandali legati alla corruzione e al nepotismo che hanno colpito il suo candidato François Fillon e che comunque ha fatto ottenere quasi il 20% dei voti al contrario i risultati del Partito Socialista sono stati un’autentica Waterloo con il 6,3% dei voti.

La sconfitta del suo candidato Benoît Hamon non è dovuta all’insipienza del personaggio ma si è voluto invece punire la politica imperialista e capitalista condotta dal Presidente Hollande il quale per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica non si è neanche candidato per la rielezione, oltretutto va segnalato anche il fatto che la sua presidenza è stata impotente di fronte agli attacchi terroristici condotti dall’Isis nel territorio francese. Bisogna ricordare che nelle ultime elezioni presidenziali del 2012 il PS di Hollande aveva preso il 28,63% dei voti, voti che oggi in buone parte sono andati al neo liberale Macron e alla France Insoumise di Mélanchon. A questo punto si apre per il Partito Socialista una crisi che probabilmente metterà fine alla sua stessa esistenza.

Sia pure a caldo è inutile negare l’evidenza: i risultati elettorali del primo turno rappresentano una pesante sconfitta per la sinistra nonostante il buon risultato de La France insoumise e del suo candidato Jean Luc Mélanchon. E’ da segnalare che le due liste trotskiste (Lutte Ouvrière e l’NPA) insieme hanno quasi preso il 2%, voti che potevano essere utili alla France insoumise per potere sperare di arrivare al ballottaggio. Certamente un bell’esempio di masochismo e di autoreferenzialità e vi è da domandarsi perché si è sciolta la vecchia Ligue Communiste Révolutionnaire che nel 2009 alle elezioni europee era in grado di prendere da sola il 5% dei voti per fare nascere il NPA che aveva ben altre ambizioni e come ho già segnalato in un mio vecchio articolo (La gauche perdu) questo profondo errore di analisi politica mette in discussione lo stesso scopo della nascita di questa formazione. Per la seconda volta nella storia della Quinta Repubblica, dopo la sconfitta del 2002 al primo turno del candidato socialista Lionel Jospin, la sinistra non riesce ad entrare nel ballottaggio per eleggere il Presidente della Repubblica.

Emmanuel Macron si è rivelato il vero vincitore di questo primo turno elettorale e probabilmente sarà il prossimo presidente francese, ma è da segnalare il fatto che la sua lista elettorale ( En marche!) non è un partito e potrebbe essere costretto per le prossime elezioni politiche a fare una lista comune con Les Républicaines per neutralizzare proprio il Front National che si è rivelato il suo vero avversario. Infatti Martine Le Pen si è rilevata una perfetta outsider e sarebbe sbagliato considerare il suo Front National come un partito fascista classico e giustamente Mélanchon non offre nessuna indicazione di voto per il secondo turno tra Macron e la Le Pen: per un vero uomo di sinistra sono due facce della stessa medaglia.

La parola d’ordine per una nuova repubblica francese non più caratterizzata dall’attuale monarchia presidenziale e basata su nuovi diritti sociali, personali ed ecologici che la France insoumise ha portato avanti in questa tornata elettorale è più che mai attuale e dovrà caratterizzare questa lista per le prossime elezioni del 11 e 18 giugno per l’Assemblea Nazionale. La battaglia per la Sesta Repubblica è soltanto agli inizi.

 

 

 

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LA GAUCHE PERDUE di Stefano Santarelli

 

L’articolo indiscutibilmente provocatorio, ma certamente stimolante del nostro compagno Norberto Fragiacomo“Con Sarkhollande vince solo la UE” ha scandalizzato alcuni compagni, in verità pochi ce ne aspettavamo di più, in ogni caso una eventualità prevista sia dall’autore che dal sottoscritto che dirige questo sito.

Le provocazioni hanno anche e soprattutto lo scopo di fare riflettere e di mettere in luce le incongruenze di avvenimenti straordinari. Ed in questa categoria rientrano sicuramente i risultati elettorali delle ultime elezioni regionali francesi che hanno rappresentato non solo una ulteriore sconfitta per la sinistra, ma anche un pericoloso campanello d’allarme per tutti i paesi europei e principalmente anche del nostro.

Il Front National è diventato il primo partito francese con il suo 27,3% con 6 milioni di elettori al primo turno che sono diventati 6,7 milioni al secondo turno, mentre in alcune regioni il FN ha sfiorato punte di quasi il 41% (Provenza –Alpi-Costa Azzurra e Nord Calais-Piccardia) e al secondo turno di ballottaggio Marion Le Pen è riuscita ad ottenere ben il 45,22%.

Risultati che non possono essere giustificati solo dall’astensionismo che se vedeva al primo turno  solo il 49% dei votanti al secondo turno invece raggiungeva il 58,5%.

Questi risultati si commentano da soli e dimostrano che nonostante il FN non sia riuscito a prendere neanche la presidenza di una regione  grazie alla alleanza tra Hollande e Sarkozy rimane comunque il vero vincitore di queste elezioni a maggior ragione se si pensa che le prossime saranno le presidenziali nel 2017 dove il FN si presenterà senza il fardello delle responsabilità politiche e amministrative.

La campagna elettorale del Front National è riuscita a coniugare proposte “gauchiste” di tipo quasi keynesiano (pensione a 60 anni, redistribuzione dei redditi per via fiscale con l’aumento fortemente progressivo della tassazione, ecc.) e una politica fortemente avversa all’Unione Europea unite con una vergognosa posizione razzista contro gli immigrati e la religione islamica. A mio avviso ha ragione Aldo Giannuli che parla riferendosi al partito della Le Pen come di “un fascismo sui  generis per un richiamo genealogico e la persistenza di alcuni temi ideologici di quella origine, ma anche con molte differenze, ad iniziare dal rapporto con la violenza ed il totalitarismo (non mi risulta che il FN abbia una prassi squadristica, né che punti a sciogliere gli altri partiti ed abolire le libere elezioni.)”.

Anche due importanti dirigenti del Npa come Pierre Rousset e François Sabado sono costretti a riconoscere che “il FN non è un partito fascista come negli anni Trenta perché non siamo negli anni Trenta. L’origine della sua direzione è fascista, i suoi temi nazional-socialisti riprendono le classiche tematiche dell’estrema destra, la priorità nazionale, il razzismo anti-immigrato soprattutto anti-mussulmano, restano al centro della sua politica. Non è un partito fascista classico, ma non è un partito borghese come gli altri”.

Non si può che non essere preoccupati del forte consenso elettorale che il FN ha raccolto in settori della classe operaia e dei lavoratori in genere. Insomma sono consapevole di dire una cosa scandalosa per le orecchie delicate di alcuni compagni, ma obiettivamente il Front National non è Alba Dorada. Tanto è vero che all’interno della formazione guidata dall’ex Presidente Sarkozy, Les Republicaines”, vi è una profonda spaccatura dopo questo secondo turno nonostante abbiano ottenuto la Presidenza di 7 regioni su 13 compresa quella più prestigiosa cioè Parigi. Non credo che sia da scartare l’ipotesi di un accordo prima o poi tra Les Republicaines e il FN.

Il vero sconfitto risulta essere tutta la sinistra francese a partire dal Partito socialista anche se in verità non credo che si possa definire più tale. Infatti Hollande ha perseguito una politica imperialistica che non ha fatto rimpiangere il suo predecessore: praticamente tutto l’esercito francese è schierato in Africa dalla Mauritania al Sudan per difendere i propri interessi economici e politici mentre i recenti bombardamenti in Siria costituiscono in realtà più un aspetto dimostrativo che una vero impegno militare. 

Dal punto di vista della politica interna gli attacchi al mondo del lavoro sono diventati all’ordine del giorno come anche, per fortuna, la risposta operaia. Basti ricordare la dura contestazione dei lavoratori dell’Air France, il compatto sciopero degli autisti della RATP parigina, le lotte dei lavoratori della Renault questo solo per rammentare gli ultimi avvenimenti di scontri sindacali.

Dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi sono state varate da Hollande, e confermate subito dopo dal Parlamento francese, delle pericolose e dure leggi eccezionali le quali non hanno colpito i feroci terroristi dell’Isis ma solo duecento militanti comunisti che sono stati arrestati mentre stavano manifestando pacificamente.

La cittadinanza di questo paese vive profonde contraddizioni che non sono mai state risolte dai vari governi di destra o sinistra che si sono alternati alla guida del governo, non dobbiamo scordarci che gli autori delle stragi al “Charlie Hebdo” e del 13 novembre hanno tutti la cittadinanza francese o belga e sono una chiara espressione del profondo malessere delle banlieu parigine dove i francesi di origine maghrebina ed africana in generale sono stati messi ai margini della società

Il PS oltretutto è parte integrante del duro attacco che l’Unione Europea sta portando ai ceti medio-bassi della società e definirlo una forza di sinistra mi sembra un vero esempio di millantato credito.

Infatti il vero nemico da combattere sono le politiche liberiste dell’UE, ma non solo è anche l’Union Sacrée tra il PS e Les Republicaines i quali costituiscono due facce della stessa medaglia. E non è quindi un caso se il PS ha ritirato le sue liste in due regioni importanti come il Nord Calais e in Provenza–Alpi-Costa Azzurra creando veramente nei fatti una unica lista: la Sarkohollande.

Ed è proprio questa mancanza nel denunciare tutto questo che ha portato il Front de Gauche a raggiungere un misero 4% mentre nell’ultime elezioni presidenziali del 2012 aveva raggiunto l’11,1%.

Un 4% che ricorda i modesti, per non dire altro, risultati della nostra sinistra radicale.

Un 4% che come ricorda giustamente Fragiacomo porterà il suo residuo di credibilità “ben al di sotto di quest’infima percentuale,destinata a ridursi anno dopo anno, fino al raggiungimento dello zero assoluto”, insomma è la fine di un ciclo politico.

Il FdG nel dare indicazione di voto al PS in questa ultima tornata elettorale ha dimostrato tutta  la sua subordinazione alla politica neo liberista di Hollande.

Ma se stiamo assistendo al fallimento della politica del FdG non possiamo tacere di un altro fallimento: quello del Noveau Parti Anticapitaliste.

Questa formazione nata dalle ceneri della storica sezione della IV Internazionale la Ligue Communiste Révolutionnaire prese subito un incoraggiante 5% di voti nelle elezioni europee del 2009, ma questo patrimonio è stato completamente perso già nelle elezioni del 2012  prendendo un misero 1,15% (Lutte Ouvriére prese allora quasi lo stesso risultato: lo 0,56%).

In questa tornata elettorale l’Npa rifiutandosi di entrare nel FdG ha dato indicazione di voto a LO la quale ha preso 320.054 voti pari all’1,5%. Insomma un ben misero risultato per l’Npa che quando nacque aveva ben altre ambizioni.

A mio avviso questo nasce da un profondo errore di analisi politica che mette in discussione lo stesso scopo della nascita del Npa.

E per completare questo deludente quadro si deve purtroppo anche registrare il dimezzamento dei voti della lista Europe écologie-Les Verts che ha dimezzato i suoi voti passando dal 12,8% al 6,8%.

A mio avviso l’errore strategico che colpisce la “gauche” è quella di vedere nel FN il principale nemico da battere. In tutta onestà non me la sento di condividere l’analisi di Pierre Rousset e François Sabado quando affermano che “un governo FN non è un governo UMP e ancor meno un governo PS. Il voto PS e il voto FN non sono la stessa cosa.”

Per fortuna Lutte Ouvriére non ha dato indicazione di voto al 2° turno al PS.

Senza assolutamente sottovalutare il FN si deve riconoscere che è invece l’Union Sacrée tra il PS e Les Republicaines (la vecchia UMP) che costituisce insieme all’Unione Europea il vero nemico, la quale con le sue politiche liberiste e selvagge sta letteralmente affamando i ceti medio-bassi delle società europee.

E l’Union Sacrée che sta mandando i soldati francesi a difendere il proprio imperialismo.

E questa Union Sacrée che appoggiando le politiche liberiste dell’UE sta violentemente attaccando i livelli di vita dei ceti medio-bassi.

La battaglia della “Gauche” deve essere perciò prima di tutto contro l’Union Sacrée e l’Unione Europea.

Ovviamente non ci facciamo nessuna illusione sul FN, ma se non si comprende chi è il vero avversario non si potrà mai vincere la nostra battaglia.

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LA FRANCIA E LE SCELTE DELL’ANTICAPITALISMO

LA FRANCIA E LE SCELTE DELL’ANTICAPITALISMO

Mentre la Francia si prepara al secondo turno con François Hollande nella veste del candidato “presidenziale”, Sarkozy in quella dell’inseguitore e con sullo sfondo il grande successo di Marine Le Pen, a sinistra si discute del futuro. La chiave del dibattito sta nel Front de Gauche che con il suo 11 per cento ha conquistato un ruolo centrale. Ma la formazione di Mélenchon deve fare i conti con la delusione che quel risultato ha prodotto e con la necessità di mettere a punto una strategia chiara in relazione al Partito socialista. Una discussione importante riguarda anche l’Npa, forte del 4% per cento nelle elezioni del 2007 e che esce indebolito da queste presidenziali. Il partito di Alain Krivine e Olivier Besancenot ha subito già delle perdite e una forte sua componente, la Gauche Anticapitaliste, annuncia di essere pronta ad andarsene nel Front de Gauche. La discussione riguarda ora quale strategia impostare per il futuro in relazione al nuovo quadro della sinistra. Qui di seguito, la dichiarazione, fatta a caldo, da Philippe Poutou, la sera dello scrutinio e un intervento critico verso la direzione del partito.

Dichiarazione post-elettorale di Philippe Poutou, candidato Npa

Grazie a quelle e quelli che mi hanno votato perché insieme abbiamo fatto un buon risultato in questa campagna, al di là della nostra percentuale, fare esistere delle risposte anticapitaliste: divieto dei licenziamenti, aumento dei salari di 300 euro, annullamento del debito, un’altra ripartizione delle ricchezze e la fuoriuscita dal nucleare in dieci anni.
In questa campagna, abbiamo cercato di mostrare l’assoluta necessità che i/le salariati/e e la popolazione contino sulle loro proprie forze per combattere i danni del capitalismo.

Nicolas Sarkozy ha portato avanti per cinque anni una politica per i suoi amici più ricchi, una politica antisociale, xenofoba e razzista. Il fatto che sia respinto al primo turno dalla grande maggioranza della popolazione è certamente un formidabile incoraggiamento. Il fatto, però, che l’estrema destra con Marine Le Pen, faccia un risultato così elevato è una cattiva notizia. Il suo partito, e lei stessa, non rappresentano in nulla gli interessi delle classi popolari. Si tratta di un pericolo mortale contro il quale occorrerà continuare a lottare.

Di fronte a questa destra dura, il Partito socialista e il suo candidato non costituiscono una risposta. Il progetto del Ps si inscrive nelle grandi linee delle scelte dell’Unione europea e dei socialisti europei. E annuncia già politiche di rigore tramite una “austerità di sinistra”.

Da cinque anni l’Npa combatte la politica di Sarkozy e del suo governo nelle piazze così come nelle urne. E’ in questo senso che l’Npa invita a manifestare il 1 maggio in tutte le città di Francia per sostenere le misure di emergenza sociale che abbiamo difeso in questa campagna, contro la politica di Sarkozy e il pericolo rappresentato dall’estrema destra di Marine Le Pen.
Il 6 maggio, sulla scia della campagna che abbiamo condotto sin qui, saremo a fianco di quelle e quelli che vogliono impedire a Nicolas Sarkozy di fare un secondo mandato. Lo diciamo chiaramente, bisogna cacciare Sarkozy e la sua banda votando contro di lui. Ma questo non significa concedere il minimo sostegno alla politica di François Hollande.
Ci appelliamo a coloro che si sono riconosciuti nella nostra campagna a prendere contatto con noi, a riunirsi per far vivere insieme una forza anticapitalista indipendente. Nella lotta contro l’austerità di destra come di sinistra, ci rivolgiamo al Front de Gauche, a Lutte ouvrière, ai/alle militanti sindacali e ancora oltre a coloro che si sono ritrovati in queste campagne, per prepararsi da subito alla controffensiva di cui ha bisogno il mondo del lavoro.

Philippe Poutou

Il risultato di Poutou e l’avvenire dell’anticapitalismo
di Samy Johsua

Lo shock del risultato di Le Pen non deve impedire di concentrarsi sugli altri dati delle elezioni. Per esempio sul risultato del Npa. Alla fine, Philippe Poutou ha realizzato un risultato mediatico e guadagnato una larga simpatia, grazie anche al miglioramento delle sue prestazioni. I meeting si son riempiti. Tanto meglio! Questo permette fortunatamente di tirare un bilancio che metta da parte il giudizio sulla persona per discutere più seriamente della linea sostenuta. E del suo risultato.

Mentre Besancenot otteneva, nel 2007, 1,5 milioni di voti e il 45 per cento di quelli a sinistra del Ps (in un contesto in cui il ricordo del 2002 era ancora molto vivo), Poutou ottiene appena più di un quarto di quei voti e il 9 per cento del totale. E questo nonostante la spinta del voto utile, in relazione al 2002, sia nettamente tornata indietro e il totale dei voti della sinistra sia aumentato rispetto al 2007. Non c’era nulla di inevitabile in una caduta di tale ampiezza, che è il risultato di una serie di scelte politiche sfortunate prima, durante e dopo la sua designazione.

C’è stato un grave errore di analisi sulla posta in gioco di queste elezioni.
Il messaggio al centro della campagna Npa, “il candidato operaio“, colui che “è come noi“, può fare guadagnare della simpatia, ma questo profilo è incapace di fondare una politica. Soprattutto quando tutti potevano percepire attorno l’avanzata catastrofica del FN. Lo stesso candidato spiegava di non capire bene cosa ci facesse in questa elezione. Mentre sarebbe stato necessario fare appello a un governo di lotta, il mio compagno Poutou spingeva la gente nell’impotenza annunciando che, in caso di elezione, “si sarebbe auto-dissolto”.

La sinistra rivoluzionaria esce profondamente indebolita dall’elezione, l’Npa in particolare. Sul piano elettorale, si torna indietro al 1981 (2,3 per cento di Arlette Laguiller – più volte candidata presidenziale di Lutte ouvrière, ndt), mentre la crisi del capitalismo esplode. La campagna del Npa è stata volontariamente spostata. Ma totalmente in controtempo rispetto alle esigenze della situazione. Attirando interesse ma con un’influenza politica inevitabilmente ridotta. Mentre il timore della crisi paralizza le coscienze, gli odii esplodono trasformando la collera e ovunque si è alla ricerca di un’uscita credibile e coerente, l’idea che la preoccupazione principale sia il rigetto dei “politici di professione” non tocca l’essenziale, anche se ha una legittimità. La questione non è più chi parla (se lo è stata mai fino a questo punto) ma ciò che dice. Alla fine, l’anticapitalismo ridotto a “casting” (chi parla?) non aveva più ragione di essere, e ha logicamente perduto il sostegno dei quadri del movimento sociale, i soli a poter rispondere ai compiti che non mancheranno nel prossimo periodo.

Mélenchon fa meglio di quanto gli era pronosticato in autunno. Ma, evidentemente, meno bene di ciò che sperava il Front de Gauche. In fondo, la somma delle percentuali della sinistra radicale non supera il suo livello del 2002, ripartite differentemente, va da sé. Una delusione e una nuova prova che non è così facile superare sul solo piano elettorale le sconfitte del movimento sociale. Resta che Mélenchon ha aperto delle brecce con un antiliberismo radicale, ha tentato di dare una risposta alla volontà di unità contro il social-liberismo e ha condotto una campagna con una dinamica di massa importante.

Questo non deve però offuscare i disaccordi che possono contare nel futuro, in una prospettiva anticapitalista. L’onnipresente riferimento a “La Republique” nella storia del paese è ambiguo, e non a caso è rivendicato sia da Sarkozy che da altri. In Mélenchon c’è un riferimento al 1793 e alla Comune di Parigi. Ma anche un ossequio “alla presenza della Francia” in tutti i continenti (cioè le ultime colonie), alla politica degli Stati modello gollista, a un’alleanza diretta con quelle belle democrazie che sono la Cina e la Russia, la vendita senza scrupoli di armi “francesi”, il mantenimento della dissuasione nucleare, le ripetute tentazioni del protezionismo.

Questo non toglie nulla all’ampia sintonia esistente tra gli assi dell’anticapitalismo e il programma del FG. E’ stato infatti attaccato a palle incatenate dai liberisti arroganti, seduti sulle proprie certezze. Resta comunque insufficiente, su certi punti, per contrastare nemici la cui potenza non può essere sottostimata. Ad esempio, si porrà la questione di una moratoria immediata del rimborso del debito, se non si vuole rimaner asfissiati come il popolo greco, e quindi la questione della completa appropriazione sociale degli strumenti finanziari.
In particolare, la grande assente della campagna del FG – interamente basata su “la rivoluzione con le urne” – è stata la forza autonoma del movimento sociale (e dei movimenti sociali nella loro diversità). Del resto, è difficile fare risultati elettorali senza il motore della mobilitazione puramente sociale. Mélenchon annuncia, giustamente, la necessità della resistenza ai mercati che non mancheranno di attaccare anche le fragili velleità di Hollande, se sarà eletto. Ma come fare, una volta passate le elezioni, se non è innanzitutto nella mobilitazione di piazza e nel conflitto sociale portato fino alle sue conseguenze logiche, al di là delle solite tergiversazioni del vertice? La questione sarà al centro dei prossimi dibattiti e, necessariamente, andrà oltre il campo degli anticapitalisti.

E ora?

Occorre ancora sbarazzarsi di Sarkozy battendolo il più largamente possibile con un voto per Hollande. Poniamoci con risolutezza nella prospettiva ottimista, quella della sconfitta indispensabile del presidente uscente.

Un punto fondamentale è che al di là del risultato, forse deludente nel finale per il FG, la campagna di Mélenchon ha dato forza alla volontà che una “vera sinistra” si ricomponga. E la massa di persone che hanno affollato i meeting si aspetta che questa speranza abbia un seguito. Anche se vediamo bene le difficoltà che si presentano.
Da 15 anni gli anticapitalisti ribadiscono la propria disponibilità per una tale unità a condizione che non sia svenduta a una nuova alleanza dominata dal Partito socialista. Punto nuovo, e molto positivo, sia il Parti de Gauche (il partito di Mélenchon che, con il Pcf e altri minori, forma il FG, ndt.) che, soprattutto, il Pcf, dicono di aver preso coscienza del pericolo corso ad accodarsi a una nuova “gauche plurielle” e che il programma di Hollande e quello degli antiliberisti non sono compatibili.
Ovviamente, occorre prudenza, talmente siamo stati abituati a scoprire che la verità di oggi non è quella di domani!
Le sirene di una nuova unione della sinistra non hanno perduto la loro forza di seduzione, soprattutto nella prospettiva delle legislative che saranno ben più difficili. Se tutto ciò si traduce in un’alleanza con il Ps, sono ovviamente le stesse promesse antiliberiste a essere duramente condannate. Ma se la scelta della separazione viene confermata (e se non è modificata in seguito, ad esempio con un voto di fiducia all’Assemblea anche se il Ps avrà una maggioranza assoluta) allora è chiaro che la ragione principale che impedisce un avvicinamento più duraturo sarà eliminata.

La scelta degli anticapitalisti deve essere quella di mettersi nelle condizioni di partecipare ai blocchi sociali e politici con forze e settori che rigetteranno la politica di Hollande se vincerà le elezioni. Se si elimina la precondizione delle relazioni di governo con il Ps, lo spazio di una simile ricomposizione sarà quello di un dibattito fondamentalmente con il FG.
Questo non deve restare un cartello di vertice, strettamente controllato dall’alto, com’è il caso attuale. Deve invece prevedere una strutturazione più stabile alla base che va di pari passo con la possibilità di adesioni dirette da parte di strutture di base in istanze locali e nazionali.
E’ interesse di tutti che si affermi un’alternativa ecosocialista e anticapitalista.
E se è giusto combinare la battaglia dentro le istituzioni esistenti con la sperimentazione sociale di trasformazione e le mobilitazioni extra-parlamentari, queste ultime rimangono un quadro prioritario per dare la possibilità che “l’emancipazione dei lavoratori sia opera dei lavoratori stessi”, in uno scontro inevitabile con un nemico che concentra il potere economico, politico, ideologico, repressivo.

L’Npa è davanti a una scelta vitale affinché l’influenza della sinistra rivoluzionaria (che non si limita fortunatamente al solo risultato di Poutou o Artaud) non sia ancora più debole e definitivamente sterilizzato. In occasione della sua prossima conferenza nazionale (convocata il 7 e 8 luglio) occorre prendere un’altra strada. Mentre la minaccia di Le Pen diviene ancora più pressante, la condizione posta dallo stesso Npa per un “rassemblement” può probabilmente realizzarsi. Senza certezze, è vero. Ma se si conferma, l’Npa deve assolutamente uscire dall’isolamento in cui si è confinato mentre avanza l’estrema destra. Proseguendo il suo progetto fondatore, bisognerà lavorare allo stesso tempo per costruire una nuova formazione con tutti gli anticapitalisti, purtroppo di nuovo dispersi. Una maledizione di cui bisognerà sbarazzarsi. Una nuova formazione, dunque, all’interno di un largo blocco unitario, politico e sociale, contro l’austerità della destra come della sinistra. All’indomani dello scrutinio si impone questo doppio “rassemblement” per una resistenza alla crisi capitalista e alla politica molto probabile di Hollande se verrà eletto. Può segnare un’inversione in Europa, mostrare una nuova strada e aprire infine altre possibilità diverse dalla litania delle sconfitte e dei ripiegamenti.

Samy Johsua, militante del NPA

dal sito  http://ilmegafonoquotidiano.globalist.it/

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NPA: UNA SCONFITTA STORICA di Stefano Santarelli

NPA: UNA SCONFITTA STORICA
di Stefano Santarelli

Quando nel febbraio del 2009 nacque il Nuovo Partito Anticapitalista dalle ceneri della storica e leggendaria sezione francese della Quarta Internazionale, la Ligue Communiste Révolutionnaire, buona parte dei commentatori politici di sinistra guardò con simpatia e curiosità la nascita di questa nuova formazione politica.

Effettivamente in Francia, e non solo, si sente la necessità di un rinnovamento della sinistra capace di essere all’altezza delle sfide di questo nuovo secolo. La formazione di questo nuovo partito che non utilizza più come simbolo la falce e martello, ma un megafono e che si definisce soltanto con il termine “anticapitalista” ha avuto il merito di attrarre le nuove avanguardie giovanili francesi e molti gruppi politici dell’estrema sinistra giungendo così a triplicare il numero degli iscritti rispetto alla vecchia LCR. E la definizione del portavoce del NPA, Olivier Becancenot: “Il NPA non è solamente trotskista. Riprende tutte le tradizioni rivoluzionarie, marxiste ma anche libertarie” definisce sinteticamente, ma con efficacia tale volontà.

E bisogna riconoscere che i risultati elettorali nelle elezioni europee del giugno del 2009 sono stati molto incoraggianti. Infatti questa nuova formazione ottenne il 4,98% dei voti sfiorando così l’elezione di un eurodeputato. Sicuramente questo risultato elettorale che se da una parte confermava i voti di cui storicamente disponeva la vecchia LCR (nelle Presidenziali del 2002 prese il 4.25%, mentre in quelle del 2007 il 4.08%), poteva essere un trampolino di lancio abbastanza confortante.

I risultati elettorali di domenica invece hanno pesantemente e giustamente ridimensionato l’NPA che ha preso soltanto un misero 1,15%., un risultato quasi identico alla storica, ma settaria formazione di Lutte Ouvrière che si è accreditata dello 0,56%.

Gli elettori francesi infatti hanno penalizzato l’NPA ed il suo candidato Philippe Poutou (ex dirigente di Lutte Ouvrière) a causa del rifiuto di entrare e sostenere il Front de Gauche. L’Npa non è riuscita a cogliere e comprendere che il Front de Gauche che si è presentato domenica al corpo elettorale era profondamente diverso dal passato. Infatti il FG presentava come suo candidato per la prima volta non un comunista, ma Jean-Luc Mélenchon ex socialista e fondatore del Parti de Gauche ed il suo programma era fortemente orientato a sinistra aprendosi con forza anche al mondo ecologista ed il suo buon risultato elettorale (11.1%), anche se inferiore alle attese, ne è la dimostrazione.

La decisione di presentarsi da soli è stata per l’NPA semplicemente fallimentare ed è a questo punto necessario un cambio di rotta. Infatti tale sconfitta è stata troppo pesante e rischia di compromettere tutto il progetto politico e le speranze che sono alla base della nascita di questo partito. Per questo sarebbe grave sottovalutare o peggio non sottolineare questo risultato negativo come fa invece Salvatore Cannavò, uno dei dirigenti più rappresentativi di Sinistra Critica quando afferma: “Visto il successo della campagna di Melenchon, quell’1,2 raccolto dal Npa non è da disprezzare. Ma certo per il partito anticapitalista si era data l’opportunità di ricostruire la sinistra e questa è andata perduta”.

L’NPA doveva al contrario essere parte integrante e fondamentale della campagna elettorale di Mélenchon, ma così non è stato per un eccesso, questo va detto, di autoreferenzialità e di settarismo.

E’ necessario quindi questo cambio di rotta a maggior ragione se si tiene in considerazione che il dato politico più preoccupante di queste elezioni è il grande successo elettorale del Front National di Marina Le Pen che con il suo 17.9% ha ottenuto il terzo posto in queste presidenziali. Tale risultato è estremamente preoccupante proprio perché il Front National è una formazione apertamente fascista che ha intercettato i voti plebei di una Francia razzista che si vuole chiudere in se stessa.

La posta in gioco è troppo importante sia per la Francia che per il resto d’Europa, per questo se l’NPA vuole veramente continuare questo suo coraggioso progetto politico deve allearsi in modo costruttivo e propositivo con quel settore della sinistra rappresentato proprio dal Front de Gauche.

E senza nessuna ambiguità per il secondo turno deve sostenere con forza e decisione la candidatura del socialista Hollande.

26 giugno 2012

dal sito  http://bentornatabandierarossa.blogspot.it/

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